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Messaggio di Stalida da commentare:
„Dammi la tua mano, ti prego“
Pochi metri lo separavano ormai da quella piccola creatura dissennata che forse un tempo aveva sentito anche sua. Lei non si muoveva, non sembrava aver intenzione di cedere al richiamo. Infatti i suoi occhi non sapevano risolversi, se guardarlo o voltarsi indietro e farsi rapire dal non ritorno. Ma lui era così vicino che poteva afferrarla in un soffio. Una frazione di secondo e la sua mano si serrò attorno a quel polso sottile. Giù tra gli scogli il mare ruggiva e soffiava azzuffandosi col vento freddo di ottobre. Se in quel tardo pomeriggio ci fosse stato un sole...
Com’è strano che a volte tutta un’esistenza, magari anche più d’una possa giocarsi in un solo secondo. Quelle dita strette sulle sue ossa fecero schizzare il sangue al cervello e in un baleno lei ripercorse i giorni e i mesi. „No“, disse e sgusciò via dalla morsa. Le bastò avanzare d’un passo verso la voce del mare, per precipitare giù. All’impatto con gli scogli, il corpo picchiò con la schiena e fu scosso da un curioso singulto, poi un’ondata violenta la sommerse per abbatterla nuovamente sulla roccia. Se ci fosse stato il sole in quel tardo pomeriggio...la chiazza scura ed enorme che si allargava da quella testa in pezzi, avrebbe contrastato d’un rosso vermiglio la schiuma bianca delle onde. La testa in pezzi: ma quando davvero, prima d’allora, quella testa era andata in pezzi? Se lo chiedeva lui che ora guardava quel corpo scomparso in mare? No, non avrebbe saputo rispondersi. Perchè chi vuole morire, muore e basta, prima o poi, scegliendo il pretesto giusto al momento giusto. Perchè chi sceglie di morire conosce lo stupore della vita e vorrebbe vivere per sempre e baratta la più pulita delle schiavitù con la più sudicia delle morti. Così adesso quella testa si era spaccata davvero, per svuotarsi di tutti i pensieri che cercavano una via di fuga da quel labirinto angusto di solitudine, senza riuscirci, girovagando in un vortice continuo come i dannati di una bolgia infernale che scavavano dentro di lei un inferno sempre più profondo. Com’era cominciato? Papà? Papà non c’era o forse c’era, non si capiva bene. L’aveva abbracciata una volta da piccola, per giocare ai grandi che ballano un ballo lento. I primi pensieri glieli aveva venduti lui a prezzo scontato ma poi non era più riuscito a pilotarli, neppure con le botte. Allora aveva provato a schiacciarla come si fa con una valigia piena di indumenti in disordine che fuoriescono quà e là. A forza di pigiare, la valigia s’era richiusa, ma il disordine restava pur non vedendosi. Papà le aveva insegnato a nuotare, ad arrivare al largo per poi riportarla a riva a nuoto sulle spalle, ma poi era cresciuta e lui non andava più al largo, così nessuno poteva più riportarla a riva. Papà faceva paura quando serrava i denti e le metteva i pugni sotto il mento. Faceva male quando era indifferente. E poi che altro? La solitudine di chi guarda il mondo dall’orlo di un baratro, mentre gli altri da lontano salutano senza tendere la mano. Ma quel giorno lui l’aveva fatto. Troppo tardi, troppo dolore. Erano stati i ricordi a corroderla, perchè lo struggimento di una fiamma che si spegne oscurando sogni appena accennati, come un disegno a carboncino, è acido urticante. Lei era morta: negli occhi aveva gli occhi di un bambino e la vergogna d’essere stata il suo primo dolore. Il rimorso di non aver saputo gioire. Da quel dolore doveva proteggerlo. E lui...lui che aveva cercato di strapparla via dal mare? Di quel mare s’erano fatti una promessa, ma entrambi sapevano ciò che sarebbe stato. L’ultima gioia, quella a cui si chiede invano pietà, le si urla con la voce impastata di lacrime di non frantumare il colore degli occhi e l’anima di vetro. Lui era sparito in un silenzio delirante, senza dirle „Non ti voglio“, perchè di mentire non era capace. Senza dirle „Ti voglio ancora“, perchè di mentire non aveva bisogno. Le urlava in faccia quel silenzio, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Il silenzio urlava così forte che d’un sol colpo tutte le suture d’ogni ferita, dalla più piccola alla più profonda, erano saltate via, lasciandola a sgorgare tutta fuori dai tagli e lei non aveva saputo più raccogliersi. Aveva vinto sè stessa ed anche lui, che non aveva saputo scegliere d’amarla subito e pensando che domani è sempre il giorno migliore per vivere la vita, aveva scelto di rimpiangerla tra un secolo. „Buonanotte amore“, le disse piano, perchè lei potesse sentirlo e voltando le spalle a tutto quello che non aveva compreso, la lasciò per sempre.


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