gaiaccia
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PARANOIE
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MERAVIGLIE

1)
2)


Messaggio di gaiaccia da commentare:
A Padova in occasione della mostra fotografica alle Scuderie di Palazzo Moroni
>
"WIM WENDERS. Il mondo delle immagini"
>
LA RASSEGNA CINEMATOGRAFICA DEL REGISTA TEDESCO

>
>
> Mercoledì 5 ottobre - "Falso Movimento"
> Mercoledì 12 ottobre - "L’amico Americano"
> Mercoledì 19 ottobre - "Tokyo Ga"
Mercoledì 26 ottobre - "Il Cielo sopra Berlino"
>
> Ore 21.00
> ingresso ? 2,00
>
> Padova, Multisala Pio X - MPX, Via Bonporti 22 (Zona Duomo)
>
>
> Falso movimento (Falsche Bewegung), di Wim Wenders, 1974
>
> - Il rapporto tra storie e immagini è fondamentale nel suo cinema. Lei deve aver affermato una volta che il suo lavoro consiste nell’osservare, e che le storie sono solo pretesti per creare immagini.
> - Che altro si può raccontare? Con quali strumenti si può raccontare oggi se non con le immagini? Ovvero, come fare per mettere in movimento le cose? Io non ragiono affatto in termini deduttivi, non posso porre un postulato e derivare da quello una serie di deduzioni. Posso solo pensare al movimento mentre lo realizzo, e verificare così anche la direzione del movimento.
> Wim Wenders, L’atto del vedere

> Wilhelm Meister è un aspirante scrittore, affetto da una paralizzante afasia e dall’incapacità di comunicare («Mi sento come se avessi perso la lingua. Vorrei diventare scrittore, ma come sarà possibile se non ho voglia di comunicare?» dice all’inizio del film).
> Infrange a mani nude il vetro della finestra della sua stanza; sanguina, come sanguineranno (per diversi motivi) altri personaggi del film. Quel sangue e quel vetro rotto rappresentano, simbolicamente, il preludio al tentativo da parte di Wilhelm di entrare in contatto con il mondo, di rompere quell’interfaccia vitrea, trasparente ma non per questo meno infida, che lo separa dalla realtà.
> Wilhelm inizia allora il suo viaggio; si muove in bicicletta, in treno, in automobile, alternando lente passeggiate meditative a corse affrettate. I paesaggi urbani si alternano a vedute naturalistiche: inizialmente Bonn, poi la campagna renana, gli angusti appartamenti di una Francoforte virata in grigio, infine la vetta cristallina dello Zugspitze. In questo viaggio Wilhelm è accompagnato da una galleria di personaggi che esplicitano i conflitti interiori che lo tormentano, come ad esempio l’ex ufficiale nazista che lo costringe a ripensare il traumatico passato storico della Germania, oppure l’industriale suicida, che gli rivela la tragica e contraddittoria "teatralità" della solitudine.
> Ma il movimento, alla fine, è soltanto apparente: il viaggio ha tradito le attese e non ha aiutato Wilhelm a superare la soglia del proprio soggettivismo. Wilhelm nel finale, sullo Zugspitze, viene significativamente inchiodato nella statica pittoricità del quadro romantico di Friedrich Il viaggiatore al di sopra del mare di nuvole, che lascia irrisolte tutte le domande e le tensioni interiori del protagonista.
> La rilettura proposta da Wenders e Handke de Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister di Goethe è, rispetto al suo antecedente letterario, di segno nettamente opposto: come è stato rilevato in sede critica, "se nel Wilhelm Meister Goethe lascia intendere che il fallimento fa crescere il suo eroe, Handke e Wenders non lasciano trapelare, per lui, al termine del viaggio, nessuna speranza di vittoria".
> Tuttavia, a margine dell’impossibilità di mettere in scena un "Bildungsroman" contemporaneo (per precise ragioni storiche e culturali, come la situazione della Germania nel secondo dopoguerra), Falso movimento rappresenta lo snodo cruciale di un movimento estetico più profondo di quello che viene esplicitamente negato nel racconto: questo movimento riguarda il senso della scrittura, intesa come atto creativo e come forma di rappresentazione del mondo. In altre parole, attraverso la figura di Wilhelm, Wenders si chiede, in maniera molto radicale, quale scrittura sia a questo punto possibile, una volta accertata l’impossibilità da parte dell’uomo contemporaneo di uscire dal proprio inevitabile soggettivismo.
> Delle possibili risposte possono essere rintracciate in alcune riflessioni del protagonista di Falso movimento, che trovano un puntuale sviluppo in alcuni episodi significativi della filmografia wendersiana, anche coevi a Falso movimento (si pensi soltanto agli altri due episodi della cosiddetta "Trilogia della strada", ovvero Alice nella città (Alice in den Städten, 1974) e Nel corso del tempo (Im Lauf der Zeit, 1976) oppure di molti anni successivi, come nel caso di Lisbon story (1994). Il primo elemento della "nuova" scrittura è innanzitutto la ricerca dell’essenzialità rappresentativa, della massima concentrazione sull’oggetto o l’evento che si vuole far vedere («Vorrei che il mio scrivere fosse essenziale come una casa o un bicchiere di vino, o ancora più essenziale»); in seconda istanza, il tentativo di aderire il più possibile alla realtà delle cose scardina l’impianto narrativo come esito principale dell’attività di scrittura, che si configura piuttosto come un processo di osservazione ed esplorazione del mondo nelle sue dimensioni visibili e uditive.
> La simbologia del viaggio muta così significato, passando da metafora dell’itinerario di formazione interiore dell’individuo a percorso di esplorazione esteriore del mondo, nel quale sono le immagini osservate a generare, strutturare o modificare lo stesso sviluppo narrativo del film rispetto al progetto iniziale. Conseguentemente, la specificità della scrittura cinematografica, per la sua possibilità di offrire direttamente allo sguardo la realtà visibile e sonora degli eventi, supera in efficacia l’obliquità descrittiva della scrittura letteraria.
> Francesco Netto

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