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Messaggio di ecce_ da commentare:
L’Onu sullo stato della popolazione
"Donne e giovani sono discriminati"
di CRISTINA NADOTTI

Il primo obiettivo è eliminare la povertà e per farlo bisogna investire nelle donne e nei giovani. Il rapporto annuale dell’Unfpa, l’agenzia dell’Onu che fornisce dati sulla popolazione mondiale per promuovere politica e programmi per lo sviluppo, indica ancora una volta nella discriminazione contro le donne e i giovani uno degli ostacoli all’eliminazione della povertà. Ogni anno oltre mezzo milione di donne muoiono di malattie collegate alla gravidanza e metà del numero dei disoccupati in tutto il mondo sono giovani sotto i 24 anni. Sono queste due cifre che sottolineano come la morte prematura o l’esclusione di donne e giovani dalle attività economiche siano zavorre che rallentano lo sviluppo dei paesi più poveri.

Il "Rapporto annuale sullo stato della popolazione mondiale" denuncia una volta di più che per sconfiggere la povertà nel mondo, voce che, almeno sulla carta, è inserita nell’agenda di quasi tutti i vertici internazionali, non servono aiuti una tantum, ma programmi a lungo termine che si radichino nel tessuto sociale. "Se non investiamo nell’istruzione e nella salute delle donne e nelle loro capacità di organizzare la loro vita familiare - ha detto Thoraya Ahmed Obaid, direttrice esecutiva dell’Unfpa - non daremo loro la possibilità di contribuire allo sviluppo economico".

Ancora l’istruzione femminile al centro della questione. Lo scorso aprile l’Unicef, nel rapporto annuale sul livello dell’istruzione primaria del mondo, denunciava che benché fosse aumentato il numero di bambini che avevano accesso alla scuola, un numero sempre maggiore di bambine ne era escluso. Il rapporto dell’Unfpa lo conferma con dati più precisi: solo il 69 per cento delle bambine in Asia e il 49 per cento nell’Africa Sub-sahariana finiscono la scuola primaria. Questo si traduce in un drammatico divario con gli uomini, perché i due terzi degli analfabeti in tutto il mondo sono donne.

L’ignoranza rende le donne più deboli, incapaci di reagire ai soprusi e di insegnare ai loro figli come evitarli o non commetterli. E’ anche così che si spiegano le violenze su di loro, soprattutto all’interno della famiglia. Il rapporto Unfpa calcola che una donna su tre in tutto il mondo è vittima nella sua vita di abusi fisici o sessuali e circa la metà delle vittime di violenze sessuali ha dai 15 anni in giù.

Nel commentare i dati sulla violenza nei confronti delle donne, la direttrice dell’Unfpa non si riferisce solo ai paesi in via di sviluppo: "L’immagine di un uomo che deve essere forte e violento per adempiere al suo ruolo è alla base dell’intera questione della violenza sulle donne". Il rapporto indica infatti che in Australia, Canada, Israele, Sud Africa e Stati Uniti tra il 40 e il 70 per cento delle donne assassinate sono state uccise dai loro partner. "Non è facile eliminare le cause della discriminazione e delle violenze, ma se donne e bambine avranno accesso all’istruzione e alla sanità le opportunità economiche e di riscatto seguiranno" è la convinzione della direttrice dell’Unfpa.

Istruire le bambine significa dunque fornire loro strumenti per comprendere la realtà che le circonda, renderle più accorte contro i rischi di contrarre l’Aids, dare loro consapevolezza che possono partecipare alla vita politica, e farle diventare madri capaci di lottare per l’istruzione dei loro figli. Quanto il ruolo della madre-educatrice sia importante lo sottolinea il dato del rapporto Unfpa sulla popolazione giovane. La metà degli abitanti della terra ha meno di 25 anni, si tratta della più numerosa generazione giovanile della storia dell’umanità. La maggior parte delle persone tra i 15 e i 24 anni vive nei paesi sottosviluppati, metà di loro è povera. Il problema della povertà non si risolve con aiuti economici o alimentari: "Non è solo una questione finanziaria - sintetizza Thoraya Ahmed Obaid - è mancanza di istruzione, salute e partecipazione politica".

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