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Messaggio di ecce_ da commentare:
La spinta dei seggi e l’intuizione di Prodi
Massimo Franco

Sull’onda dell’entusiasmo, Romano Prodi è tentato di definirle «primarie all’italiana»: negli Stati Uniti, ha fatto notare, la partecipazione è dimezzata rispetto a quella della sua Unione. Enfasi a parte, per quanto sperimentali, osservate con diffidenza e sufficienza, le votazioni di ieri sono state un successo imprevisto. Il miracolo nasce probabilmente da una miscela di umori. Con due pulsioni, soprattutto: la voglia di indicare il candidato del centrosinistra a palazzo Chigi, e la ribellione al colpo di mano del governo sulla legge elettorale.
Rimane da capire quale dei due elementi sia stato prevalente. In fondo, lo stesso Prodi tende ad accreditare i quattro milioni di votanti come un «no» degli italiani al cambio unilaterale delle regole. Eppure, una lettura tutta in chiave antiberlusconiana rischia di ridurre la portata di quanto è successo ieri. Evidentemente, esiste una saturazione nei confronti di Silvio Berlusconi. La forzatura sul proporzionale ha accentuato la determinazione a combattere la maggioranza.
In parallelo, tuttavia, si indovina la volontà di smentire quanti hanno additato le primarie come una caricatura di democrazia: un rito pilotato, falsato dai partiti. Ci sarà tempo per verificare se sia vero. Nella notte, è apparso comunque chiaro che Prodi potrebbe essere consacrato candidato premier del centrosinistra con percentuali attorno al 75 per cento: quasi un trionfo.
Non solo. Nonostante l’ombra tragica proiettata sulle primarie dall’omicidio al seggio del vicepresidente della Regione Calabria, Francesco Fortugno, della Margherita, l’afflusso clamoroso dice che la sua intuizione ha vinto. Non è escluso che adesso cresca la spinta per unificare il centrosinistra nel segno dell’Ulivo. Ieri notte lo stesso Prodi ha annunciato: «Lavorerò per un grande Ulivo e una grande Unione».
E’ un’offensiva che qualcuno prevedeva, e altri temevano: le reazioni fredde di Margherita e Rifondazione, in particolare, dicono che sono in arrivo altre tensioni con gli alleati. Un’opposizione che litigasse di nuovo sugli aspetti tecnici della candidatura prodiana, però, apparirebbe un po’ lunare. Il Professore è un «senza partito» costretto a gareggiare in un recinto nel quale all’improvviso i veri protagonisti sono ancora di più i partiti. Tuttavia, Prodi ritiene che il paradosso sia stato risolto a proprio favore dalle primarie. Il problema è che non tutti, nell’Unione, sembrano pensarla come lui.
Eppure, la situazione del centrosinistra ormai segnala un vuoto che non riguarda solo Prodi: l’assenza di una strategia di fronte alla novità del sistema proporzionale.
Finora, il blitz parlamentare della maggioranza è stato affrontato con l’indignazione; e forse non poteva essere diversamente. Ma è chiaro che il fondatore dell’Ulivo non può apparire il custode di un maggioritario archiviato, e l’ostaggio della riforma. Il problema è di costruirgli intorno una coalizione e un consenso che tengano conto delle nuove regole del gioco, per quanto ritenute odiose e delegittimate per il modo in cui sono state approvate alla Camera.
Com’era prevedibile, il centrodestra liquida le primarie come inutili. E Berlusconi ironizza su un Prodi vincente perché fa votare «solo quelli di sinistra». L’obiezione è velenosa ma plausibile. Eppure, trascura un dettaglio: non era affatto scontato che l’Unione avesse un cuore prodiano così duro e consistente. Non garantirà la vittoria nel 2006. Ma conferma una spinta antigovernativa più forte di ogni contrasto; e, forse, di ogni protagonismo suicida.

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