

NICK:
D R A G O
SESSO:
m
ETA': 25
CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
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STO LEGGENDO
Non ve lo dico neanche se mi pagate. Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.
HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.
STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato. E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita. E grazi al cielo capita sempre qualcosa.
ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può. E allora mi faccio bastare il resto.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!
OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto. Quello che si adatta a tutte le situazioni.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
1)
2)
3)

MERAVIGLIE
1)
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Messaggio
di D R A G O da commentare:
Premessa
“Steso a terra, con una carabina di precisione puntata sulla sua fronte, a circa quattrocento metri di distanza. La carabina però aveva già fatto fuoco; lui aveva una pallottola nel petto e il sangue si spandeva sui suoi vestiti… stava morendo.” Come era arrivato a quel punto? Cosa ci faceva lì per terra? Sapeva di dover essere altrove, ma era lì. Iniziò a pensare ai suoi ultimi giorni, a come li aveva trascorsi, a tutto quello che era successo: praticamente un film. Ma che genere di film? Impossibile a dirsi. Al solo pensiero riuscì anche ad abbozzare un sorriso, nonostante la tragica situazione in cui si trovava. E spese il tempo che gli restava a ricordare tutto, a mettere in ordine i brandelli disordinati che erano allora i suoi ricordi…
Brandello N°1
“Ore 06:45 di una mattina qualunque di un giorno qualunque di un mese qualunque di un anno qualunque in un’Era qualunque.” Ma è possibile che sia questo il mio primo pensiero al suono della sveglia? Sì che è possibile: se lo è stato, è possibile. Che cazzata, però. Insomma… è di per sé un pensiero stupido, inoltre è proprio mal formulato. Innanzitutto dire “Una mattina qualunque di un giorno qualunque” magari suona anche poetico, ma è come sottintendere che ci possono essere più mattine nell’arco della stessa giornata. Inoltre, per quanto sia simpatico concludere il pensiero con “In un’Era qualunque”, non ha senso, dato che in un’Era che non sia questa non mi sarei certo svegliato al suono della sveglia del mio cellulare. Probabilmente i cellulari non esisteranno in Ere successive (potrebbero anche non esserci Ere successive) e di certo non c’erano in Ere precedenti. Quindi è assai probabile che in un’altra Era mi sarei svegliato in un modo diverso e pertanto non posso pensare di essere in un’Era qualunque. Poi se vogliamo dirla proprio tutta, magari in un’altra Era senza cellulari non mi sarei neanche svegliato alle 06:45 di mattina. Chi cazzo me l’ha fatto fare di mettere la sveglia a quest’ora solo per potermi fare la barba e la doccia con calma per essere pronto e vestito entro e non oltre le 08:00 per andare… in aula studio?? Capisco dovessi andare ad un appuntamento… capisco dovessi andare da qualche parte dove la puntualità e l’aspetto con cui ci si presenta contano più di un altro paio d’ore di sonno, ma per andare in aula studio… perché l’ho fatto? Rassegnato spengo il cellulare che intanto stava ancora suonando mentre denigravo i miei pensieri presenti e pregressi. Pregressi. Che parolone che è. E io lo sfodero così, quasi all’alba, da solo, senza farne sfoggio con nessuno tranne che con me stesso. Stupido come una noce di mare. E irritante come un pomodoro di mare. E chissà perché poi queste analogie coi frutti di mare. Misteri di una mente appena destatasi.
Seccato da me stesso mi alzo e vado in bagno a cambiare l’acqua al pesce rosso. Simpatica metafora per non scandalizzare il pubblico dicendo che ho fatto la mia pisciata mattutina. Ma quale pubblico, se vivo da solo? E anche se vivessi con qualcuno di certo starebbe dormendo o comunque non sarebbe qui in bagno a guardarmi espletare le mie funzioni corporali. Ho fatto proprio tanta pipì: ecco spiegate le analogie a sfondo marino. E mi dispiace un po’ che nessuno mi abbia visto mentre pisciavo, perché è stata un’opera d’arte, non una semplice pisciata mattutina. Nonostante la quantità smodata di liquidi espulsi, neanche una goccia è finita fuori dal water e neanche sul bordo. E dire che mi sono anche scordato di sollevare la tavoletta: un vero cecchino, non c’è che dire.
Ringalluzzito dalla mia mira perfetta mi sono sciacquato le mani e la faccia. La sonnolenza è scemata, ormai sono sveglio e nel pieno delle mie limitate capacità mentali. Incredibile come sia capace di essere fintamente modesto anche quando sono da solo con me stesso. In realtà credo di non avere limitate capacità mentali; credo di essere intelligente sopra la media, ma sta male dichiararlo. A volte sta male anche solo pensarlo. E’ un po’ come mangiare un doppio cheeseburger davanti ad un piccolo senegalese affamato senza potergliene offrire neanche un morso, per quanto la metafora sia discutibilmente azzardata. Ma con le metafore sono forte, io. Soprattutto la mattina presto. Infatti me ne scappa un’altra: ora che mi sono fatto la barba ho il viso liscio come il culo di un macaco. Trovo divertente anche la velata nota autoironica nell’ammissione di avere la faccia come il culo. Mi butto sotto la doccia dopo aver fatto riscaldare l’acqua. Troppo calda. Chiudo un po’ la manopola dell’acqua calda e apro un po’ quella dell’acqua fredda. Ancora calda. Continuo a giocare con i rubinetti, ma l’acqua mi diventa troppo fredda, senza neanche passare per tiepida. Dopo un po’ però ho la meglio. Mi metto sotto il getto d’acqua e mi insapono tutto. Poi gelata. L’acqua, intendo. All’improvviso. Caldaia di merda. Ancora qualche minuto ad armeggiare coi rubinetti e poi riesco a finire la mia doccia che di rilassante non ha avuto proprio nulla.
Tornando in camera con l’accappatoio passo dalle parti della caldaia per darle uno schiaffo che aveva lo stesso valore di un’ammonizione. Il limite della mia intelligenza è che faccio in continuazione cazzate come quella di prendere a schiaffi la caldaia, o in generale di parlare con gli oggetti. A volte sono più disposto a farmi una chiacchierata col mio armadio o con il mio lettore cd che con certa gente. A volte credo che valga veramente la pena parlare di più con il mio armadio o con il lettore cd che con certa gente. E’ che comunque allora sarebbe più intelligente ancora non parlare affatto. Soprattutto con certe persone, ma anche con certi armadi e certi lettori cd.
Ore 07:58. Sono pronto. Puntuale come un orologio italiano funzionante. Che a sua volta è puntuale come un orologio svizzero funzionante. Non ho mai capito questa preferenza comunemente accordata agli orologi svizzeri. Come se potessero essere più puntuali di altri orologi. La misurazione del tempo è oggettiva. E’ il tempo in sé, che è relativo. Un orologio è un orologio. Evviva la filosofia spicciola.
Esco di casa e c’è un freddo allucinante. Io adoro il freddo allucinante. Perché congela tutte le cose e nella mia vita attuale ci sono un bel po’ di cose che vorrei congelare per conservarle ben intatte come sono. Il freddo mi fa sentire romantico, mi fa sentire freddo fuori e caldo dentro. Ma ora mi tocca spezzare questa riflessione dolcissima col banale pensiero che mi devo comprare un paio di guanti che non abbiano le dita mozzate come quelli che indosso. Perché il freddo scalda il cuore, ma con le dita è proprio un gran bastardo.
La passeggiata dura poco, perché mi sono scelto un’aula studio a due isolati da casa. Arrivo e subito mi ricordo per quale motivo avevo deciso di svegliarmi alle 06:45 per essere pronto entro le 08:00; mi ricordo per quale motivo ero riuscito nel convincermi a tirarmi in piedi a quell’orario indecente pur di arrivare prestissimo in aula studio; soprattutto, mi ricordo del perché ne valeva veramente la pena di atteggiarsi a studente modello: perché lei era già lì con la testa china sul suo librone enorme di Anatomia Umana. Come poteva non essere una splendida giornata?
Mi avvicino al suo tavolo pensando che quando sarò davanti a lei commetterò il delitto imperdonabile di distrarla e lei invece che punirmi alzerà la testa sfoderando uno di quei sorrisi che chissà dove li ha trovati e io non so se dovrò morire lì o riuscirò a rispondere al suo saluto. Perché ogni volta corro i miei bei rischi da quando la conosco. Se solo sapesse quanto è meravigliosamente pericolosa!
Sono a pochi metri da lei e mi preparo ad affrontare il suo sorriso che mi aggredirà appena le sarò davanti, ma lei mi prende in contrattempo e si accorge che mi sto avvicinando. Alza la testa e mi saluta con la sua espressione raggiante. Come poteva non essere una splendida giornata?
Non ero pronto al suo sorriso; doveva farmelo solo tra qualche secondo, non adesso. Adesso invece mi ha fatto innamorare di più. L’unica consolazione è che tanto lo so benissimo che in realtà a quel sorriso non sarei mai stato pronto. Né fra qualche secondo, né in un giorno qualunque di un mese qualunque di un anno qualunque in un’Era qualunque. Perché ci sono sorrisi a cui non ci si può mai preparare, a cui non ci si può mai abituare. Ci sono sorrisi che ti entrano nell’anima ogni volta che li vedi. Ed io nel fatto che posseggo un’anima ci credo solo quando mi sorride lei, non so se mi sono spiegato.
Per fortuna, sensibile com’è, viene incontro alla mia incapacità di intraprendere un discorso di senso compiuto e inizia lei a parlare: “Buongiorno! Come mai così mattiniero oggi?” “Perché oggi sono deciso a studiare un sacco! Sono un tipo responsabile io, sai?” Cazzata. Sono qui perché volevo vedere se sei la ragazza più bella del mondo anche alle 08:00 di mattina. E lo sei. Perché volevo scoprire se ti amo anche appena sveglio. E ti amo. Perché volevo vederti il prima possibile, dato che ieri mi hai ho scoperto che sei qui tutte le mattine appena apre l’aula studio. “Benone! Così magari mi motivi a studiare di più!” “Farò quanto in mio potere… ma tu sei sempre qui già a quest’ora?” Come se non lo sapessi già. “E sì… sono arrivata un quarto d’ora fa, come ogni mattina. Mi piace alzarmi presto, mi vivo meglio la giornata.” “Domani mi sveglio alle 06:30.” “Vuoi diventare mattiniero anche tu?” “Ci proverò.” Vaglielo a spiegare per quale motivo domani sarò in piedi un quarto d’ora prima di oggi. Come poteva non essere una splendida giornata? |
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COMMENTI:
Autore:
D R A G O
( sabato 12 novembre 2005, ore 14:34
)
e allora eccomitivi!
Autore:
dulcinea
( sabato 12 novembre 2005, ore 14:23
)
ghghghghh...aspettavo impazietemente il tuo ritorno come scrittore...
Autore:
Allanoon
( giovedì 10 novembre 2005, ore 20:23
)
necessito di legger ancora e ancora e ancora, e solo dopo altri mille mila ancora forse non sarei ancora in grado di commentare. Prosegui messere!
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