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di ecce_ da commentare:
Internet, a Tunisi per discutere chi deve governare la grande rete di CRISTINA NADOTTI
Lesito più probabile è che si rimandi ancora, ma la questione è stata ormai messa sul piatto. I rappresentanti di 175 stati e di organizzazioni internazionali stanno lavorando a un progetto per stabilire chi governerà internet. Mercoledì a Tunisi, nel corso del World Summit on the Information Society, la proposta sarà resa pubblica. Da un lato ci sono gli Stati Uniti che tengono duro perché la gestione dellassegnazione dei domini e, di fatto, degli "snodi" fondamentali della rete globale, resti allIcann, lInternet Corporation for Assigned Names and Numbers che ha sede in California, dallaltro alcuni paesi come Cina, Brasile, Russia, Cuba, Iran, Siria e altri stati arabi, che vorrebbero sottrarre questo predominio agli americani.
Il rischio è che la rete mondiale si frantumi in tanti piccoli sistemi nazionali, controllati da singoli stati, con il rischio di maggiore controllo politico rispetto a quello, piuttosto blando finora, degli Stati Uniti.
Il summit. Lobiettivo del summit di Tunisi, che mercoledì entra nella seconda fase di un processo cominciato nel dicembre 2003 a Ginevra, era molto più ampio della pur importante discussione della gestione di internet. Le Nazioni Unite, come duso con i loro summit, hanno aperto un confronto planetario sullo sviluppo della società dellinformazione. Nei documenti sulla dichiarazione di principi si parla della costruzione della società dellinformazione come di "una sfida globale del nuovo millennio" nella quale i paesi si impegnano a "costruire una società dellinformazione che mira allo sviluppo dei popoli, centrata sulle persone e che includa tutti", uninformazione con la quale "tutti possono creare, avere accesso, utilizzare e condividere informazioni e conoscenze".
Il ruolo di internet per questi obiettivi è considerato primario e allinterno della rete la "sicurezza e la fiducia sono tra i pilastri fondamentali della società dellinformazione". Perché questi principi siano validi, dicono ora alcuni paesi, bisogna rivedere il governo di internet. Per questo i paesi partecipanti hanno chiesto "al Segretario Generale delle Nazioni Unite di costituire un gruppo di lavoro sul governo di internet" per "sviluppare una definizione pratica del governo di internet", "identificare le politiche importanti per il governo di internet", "sviluppare un accordo comune dei rispettivi ruoli e responsabilità dei governi, delle organizzazioni internazionali e di altri forum già esistenti sia del settore privato che di quello pubblico di paesi sviluppati e in via di sviluppo". In altre parole: lIcann non deve più fare tutto da solo o con lo sguardo attento dei soli Stati Uniti.
Il ruolo dellIcann e la politica Usa. Internet e Stati Uniti sono un binomio inscindibile. E stato grazie al governo americano se la rete è nata, quando il progetto di comunicazione veloce tra computer in punti diversi della nazione doveva servire alla difesa. Poi la rete si è sviluppata in ambito universitario, collegando per primi i computer di quattro atenei, ma è stata lIcann che dal 1998 ha avuto la responsabilità di assegnare gli indirizzi IP (Internet Protocol) e di gestire il sistema dei nomi a dominio di primo livello (Top-Level Domain) generico (gTLD) e del codice internazionale (ccTLD).
Gli Stati Uniti negli ultimi anni hanno mantenuto al gratuità di base di internet e interferito con il lavoro dellIcann solo raramente, ma alcuni episodi la dicono lunga del potere a disposizione della società californiana. Un esempio: lIcann aveva proposto di registrare il dominio .xxx da assegnare ai siti porno, i conservatori hanno protestato e la cosa non si è fatta. LInternational Herald Tribune ricordava ieri che lIcann un anno fa ha bloccato per cinque giorni tutti i domini internet (e-mail incluse) con suffisso .ly, proveniente dalla Libia. E bastato questo per isolare in modo consistente il paese dal resto del mondo commerciale e dellinformazione.
La posta in gioco. Non è un caso che lattacco al ruolo statunitense venga da paesi come la Cina, che non sono nuovi a controlli su internet. Il colosso orientale non fa mistero della censura sul web, come non lo fanno paesi come alcuni stati arabi e Cuba. Viviane Reding, Commissario europeo per la società dellinformazione e mezzi di comunicazione, durante le riunioni di preparazione al meeting ha messo in guardia contro una chiusura delle trattative, sostenendo che, se non si arriverà a un approccio multilaterale, paesi come Cina, Russia, Brasile e alcuni stati arabi potrebbero cominciare a usare loro versioni di internet e la condivisione che ha fatto il successo del web sparirà.
LAmerica fino ad ora ha mostrato su internet uno dei suoi lati migliori (con tutti i distinguo), perché le università che per prime usarono la rete per scambi di informazioni e conoscenze (come si legge negli intenti del Summit) diedero a internet quel taglio progressista e liberale che oggi ancora la contraddistingue. Tuttavia internet, anche ora, non è "libera" come ad alcuni pare. I sistemi di controllo (e lo dimostra il caso cinese) funzionano comunque, e allIcann, o chi per lui, basterebbe nulla per "interrompere" uno degli snodi fondamentali sui quali si basa internet.
Il ruolo dellUnione Europea e dellOnu. Tra la posizione dei paesi che contestano il predominio americano e gli Stati Uniti lUnione Europea si è proposta come mediatore. Uno dei negoziatori dellUe, citato dal quotidiano britannico "The Guardian" ha descritto così la proposta europea, che ha scatenato gli applausi di paesi come lArabia Saudita, lIran e la Cina: "Pensiamo a una struttura di governo che sia estremamente agile, nella quale la supervisione delle autorità sulle funzioni di internet sia limitata solo alla lista dei compiti essenziali".
LOnu, per voce di Kofi Annan in persona, ha già escluso che il ruolo di governo possa essere affidato alle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti rispondono che le nazioni che chiedono un governo di internet non sono sostenitori della libertà della rete, ma anzi, vogliono in realtà controllarla meglio. Michael Gallagher, il consigliere di Bush per internet e capo del dipartimento per le telecomunicazioni e linformazione, ha già detto che non acconsentiranno a "burocratizzare, politicizzare e rallentare la gestione dei domini". "Non raggiungeremo un accordo in novembre e non lo faremo a settembre 2006". La chiusura è totale, non solo per il summit di Tuinisi, ma anche per quelli successivi.
Forse il governo attuale è il male minore, forse qualcosa di meglio si può fare, certo il rischio, se non si giungerà a un accordo, è che la rete diventi un sistema di comunicazione non diverso da quello telefonico, in cui per parlarsi da un paese allaltro sono comunque necessari accordi economici tra i singoli stati. |
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