

NICK:
D R A G O
SESSO:
m
ETA': 25
CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
STATUS: single
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STO LEGGENDO
Non ve lo dico neanche se mi pagate. Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.
HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.
STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato. E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita. E grazi al cielo capita sempre qualcosa.
ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può. E allora mi faccio bastare il resto.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!
OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto. Quello che si adatta a tutte le situazioni.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
1)
2)
3)

MERAVIGLIE
1)
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Messaggio
di D R A G O da commentare:
Brandello N°7
Stella stava percorrendo i trecento metri scarsi dalla fermata dell’autobus a casa sua, quando una Ka grigia, col parafanghi in tinta su cui non si potevano non notare alcune strisciate, si accostò a lei. Il finestrino si stava ancora abbassando quando una voce le intimò: “Salta a bordo, puttanella.” Stella, sorpresa, ma senza controbattere, aprì la portiera e salì sull’automobile, silenziosa. Il guidatore era già ripartito, mentre Stella ancora stava richiudendo la portiera e per poco non urtarono un’altra vettura parcheggiata un paio di metri più avanti. La Ka sfrecciò davanti al portone di Stella, la quale vide che Fra stava passando lì davanti proprio in quel momento. Pensò di chiamarlo, avvisarlo… ma al conducente la cosa avrebbe potuto non piacere e quindi lasciò stare. Del resto Fra non aveva guardato la strada e sembrava non aver notato la macchina. Stava fissando insistentemente un punto davanti a sé. Un osservatore attento si sarebbe accorto che fissava la lontana fermata dell’autobus. E un osservatore attento che lo conoscesse, si sarebbe chiesto se Fra stava passando sotto casa di Stella in quel momento per puro caso o se sapeva che l’avrebbe incontrata, qualora lei non fosse montata sulla Ka grigia. Stella però non era un’osservatrice attenta; non in quel momento, almeno. Aveva tutt’altro per la testa, come al solito. Tornò a fissare la strada davanti a sé senza spiccicare una parola. Ma il conducente aveva invece voglia di parlare…
R. suonò il citofono e gli rispose la voce di Mario. “Chi è?” “Volantini. Può aprire il portone per cortesia?” “No.” “Allora le vendo un’enciclopedia…” “Quanto costa?” “12 euro e 36 centesimi, IVA compresa.” “Fatta. Al primo piano.” Il portone si aprì ed R. salì le scale a due gradini per volta. “Che hai preso?” “La carica dei 101.” “Minkia. Un classico.” “Ti va un caffè?” “Non dovrei offrirtelo io, visto che è casa mia?” “Non te l’ho offerto. Ti ho solo chiesto se ti và. Così, tanto per sapere.” “Ora lo preparo…” Si sedettero in cucina e Mario preparò una moka per cinque persone. Riempì due bicchieri di vetro con il caffè e lo zuccherò. Sapeva quanto zucchero voleva R., così some sapeva molte altre cose di lui. Iniziarono a raccontarsi cazzate, ridendo e scherzando. E passarono così tutta la serata, dimenticandosi completamente della Carica dei 101 poggiata sul lettore DVD di Mario. Senza che se ne accorgessero si fece tardi e rientrarono i genitori di Mario. R. si fermò a chiacchierare un po’ con loro di argomenti ovvi e banali: come va l’università? La salute tutto bene? I nonni come stanno? Salutaceli tanto… e via dicendo. Ma a scapito della banalità della conversazione, essa era permeata da un calore da cui si evinceva la familiarità e il rispetto di R. verso quelle persone. Voleva bene ai genitori di Mario come fossero i propri.
Dopo una mezz’ora decise di andare via e salutò tutti. Mario lo accompagnò alla porta e si diedero appuntamento al giorno dopo a lezione. La Carica dei 101 era lì sul lettore DVD, inutilizzata e dimenticata. Non potevano certo immaginare i disagi che quella dimenticanza avrebbe loro provocato. Ma, non sapendolo,non ebbero modo di preoccuparsene e andarono a dormire concludendo col sorriso sulle labbra la loro inutile giornata. Inutile, poi, non ricordavano neanche perché.
Chi invece non riusciva a prender sonno e si tormentava di domande era Fra. Dove era finita Stella? L’aveva vista parlare con quell’imbecille alla fermata dell’autobus vicino all’aula studio; allora aveva guidato fino a casa di lei, anticipando l’autobus e si era appostato vicino al suo portone. Aveva calcolato i tempi alla perfezione e infatti appena arrivò davanti a casa di Stella, l’autobus lo superò. Guardò verso la fermata, lungo il marciapiede, e fu questione di pochi attimi, se non riuscì a vedere Stella salire sulla Ka grigia che gli passò quindi accanto inosservata una manciata di secondi dopo. Si innervosì molto, al pensiero che lei non fosse diretta a casa, quella sera. A che fermata era scesa? Dove era andata? Era mai salita sull’autobus? Fra non l’aveva vista salire, magari era rimasta lì a parlare con l’idiota alla fermata dell’aula studio e lui l’aveva invitata da qualche parte. Magari avrebbe preso l’autobus successivo. Aspettò nei pressi della fermata per tre quarti d’ora, ma quando l’autobus ripassò, Stella non vi scese e Fra sentì montare dentro di sé una rabbia nervosa nei confronti di quel… come diavolo si chiamava? Ormai era sicuro che fosse stato lui a rovinare il suo appostamento, i suoi programmi. Gliel’avrebbe fatta pagare. Nessuno doveva mettersi di mezzo tra lui e Stella. Nessuno. A qualunque costo.
E mentre R. dormiva tranquillo, Mario giocava alla Playstation, Fra meditava vendetta… Stella era ancora in quella Ka grigia, col parafanghi in tinta, sul quale non si potevano non notare alcune strisciate. E ancora pioveva. Come la sera prima. Le strade erano allagate e non si vedeva nessuno, perché nessuno andrebbe mai in giro con quel tempaccio. Non per due notti consecutive, almeno. La Ka era parcheggiata in una stradina buia e nonostante fosse accesa la luce nell’abitacolo, la pioggia cadeva tanto forte da impedire di vedere all’interno. Ogni tanto il guidatore accendeva il motore e avviava il riscaldamento dato che faceva un freddo atroce; il continuo cambiamento di temperatura aveva fatto appannare completamente i finestrini, il parabrezza e il lunotto posteriore. Un gatto, infreddolito e fradicio, aveva trovato rifugio sotto il motore dell’automobile, riuscendo così a scaldarsi e schiacciò un pisolino. Ogni volta che il motore si accendeva, il gatto si svegliava e correva via sotto l’acqua per poi tornare ad accucciarsi sotto di esso. Restò al caldo a lungo, quella notte; infatti quando si accesero i fari della Ka e questa cominciò a muoversi, ormai stava albeggiando.
E Fra si era addormentato ghignando. E Mario aveva due occhiaia da paura mentre spegneva la Playstation e si sentiva un vampiro. Ed R. dormiva e sorrideva. E sognava anche. Ma non avrebbe ricordato i suoi sogni, perché li avrebbe confusi con quelli che continuamente faceva ad occhi aperti, di giorno. Perché lui sognava sempre, questo era il suo segreto. Uno, dei suoi segreti. |
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