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di ecce_ da commentare:
La lezione del Quirinale di MASSIMO GIANNINI
Con la forza morale e la fermezza istituzionale che ha dimostrato sul campo in questo difficile settennato, Ciampi ha dato un’altra lezione al centrodestra. Con poche parole, che stavolta non si prestano a manipolazioni o a strumentalizzazioni di parte, ha stroncato sul nascere il toto-Quirinale. Ha chiuso il sipario sull’ennesima, meschina sceneggiata che il teatrino della politica ha provato a inscenare intorno al suo nome. Nella maggioranza, adesso, c’è chi dice che il discorso pronunciato in Turchia dal presidente della Repubblica non è una risposta alla sortita di Fini di sabato scorso. E’ vero l’esatto contrario.
Quell’uscita del leader di An sull’opportunità di un reincarico è stata indebita e intempestiva. Forse lo è stata anche al di là delle intenzioni e delle interpretazioni. Ma sta di fatto che si è rivelata per quello che era: una "pillola avvelenata", inaccettabile per un capo dello Stato dello spessore umano e politico di Ciampi. Sul piano formale, lo ha costretto a contravvenire a una regola di comportamento cui non è mai venuto meno nel corso del suo mandato: non parlare di politica interna durante una trasferta internazionale. E già questo dà l’esatta misura di quanta irritazione personale abbia prodotto sulla più alta autorità della nazione. Sul piano sostanziale, lo ha costretto a fare quello che un organo "sovrano" non fa mai: parlare della sua successione, o della sua sostituzione. E già questa è la prova ulteriore di quale torsione delle regole la Cdl abbia scaricato sugli assetti della Repubblica.
Ciampi ha risposto con nettezza. "L’unica mia aspirazione è portare a termine con dignità il mandato che mi è stato affidato nel maggio ’99". In questa frase c’è riassunto tutto il prezioso lavoro di pedagogia istituzionale che ha svolto in questi anni. E la rituale "esegesi" di questa esternazione presidenziale è chiarissima. Ciampi lancia un doppio messaggio. Il primo messaggio riguarda entrambi i poli: a nessuno sarà permessa la licenza di trascinare anche il capo dello Stato nel gioco al massacro di una campagna elettorale becera e rancorosa. A nessuno sarà consentito il lusso di usare l’attuale inquilino del Colle come "ostaggio" o come pedina di scambio nel grande suk istituzionale che si aprirà dopo le elezioni. Ciampi non è "merce spendibile" sul mercato della politica. Resta fedele al suo giuramento: è un presidente di garanzia, e quindi il presidente di tutti.
Il secondo messaggio riguarda il centrodestra, alla disperata ricerca di uno sbocco per un dopo-voto che si preannuncia rovinoso: nessuno si illuda di poter condizionare il suo insindacabile "magistero", in quest’ultimo scorcio di legislatura che lo vede alle prese con le ultime "leggi-vergogna" della Cdl (proporzionale, ex Cirielli e forse, chissà, persino abolizione della par condicio). Nessuno immagini di condizionarne le scelte, con la volgare promessa di un secondo mandato del quale l’unico, possibile dominus - a tempo debito e di fronte a un’eventuale proposta condivisa da tutte le forze espresse dal prossimo Parlamento - non potrà che essere lui stesso. Al contrario di quanto disse l’irresponsabile Cavaliere alla vigilia del rinvio alle Camere della riforma dell’ordinamento giudiziario, Ciampi non ascolterà nessuna "sirena", ma fino all’ultima ora del 13 maggio 2006 continuerà a decidere sulla promulgazione delle leggi secondo l’unica stella polare che l’ha sempre guidato finora: la Costituzione. Quella Costituzione che per Berlusconi e Bossi è solo un inutile ferrovecchio, e di cui invece il presidente della Repubblica è custode e garante in nome del popolo italiano.
"Dignità", è la parola-chiave di Ciampi. Il suo settennato ne è il simbolo. Quanto al Polo, i suoi leader hanno felicemente risolto il problema: per non perdere la dignità, basta non averla. |
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