

NICK:
ecce_
SESSO:
m
ETA': 33
CITTA': padova
COSA COMBINO:
STATUS: single
[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE
COMPLETO]
[
SCRIVIMI
]

STO LEGGENDO
HO VISTO

STO ASCOLTANDO
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
OGGI IL MIO UMORE E'...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE
Nessuna scelta effettuata
|
Messaggio
di ecce_ da commentare:
Un giornale senza pregiudizi che non farà sconti a nessuno di B. SEVERGNINI
Se sapete l’inglese, e volete arrabbiarvi, leggete il «survey» dell’Economist sull’Italia, che esce oggi. Vi arrabbierete se siete patriottici, perché il giudizio sullo stato di salute del Paese è impietoso. Vi arrabbierete se siete critici con l’Italia, perché troverete confermati i vostri peggiori sospetti. Vi arrabbierete se siete di centrodestra, perché Silvio Berlusconi e il suo lungo governo escono con le ossa rotte. Vi arrabbierete se siete di centrosinistra, perché una vittoria dell’Unione nel 2006 non viene giudicata una panacea. Anzi. Copio, incollo e traduco: «Anche se vince, Mr Prodi troverà difficile introdurre le riforme di cui l’Italia ha bisogno — anche perché la sua coalizione abbraccia non meno di nove partiti, parecchi dei quali saranno d’ostacolo al cambiamento». Qualche pagina dopo: «In verità, nessuno dei due maggiori raggruppamenti della politica italiana offre molte speranze a quanti sono convinti che il Paese abbia bisogno di radicali (e dolorose) riforme». Che dire? Questo, forse. La migliore stampa estera non fa politica in Italia: la guarda (e poi, di solito, scuote la testa). I nostri rappresentanti sostengono il contrario, e liquidano le opinioni dei giornalisti stranieri come irrilevanti e faziose. Salvo poi usare commenti, articoli, paragrafi e singole affermazioni per colpire l’avversario. Ecco perché questo «survey» non piacerà a nessuno: perché non si presta a essere usato selettivamente. La dirigenza politica — tutta quanta — viene descritta rassegnata o complice. Queste le parole del primo sommario: «Con tutte le sue attrattive, l’Italia è avviata verso lungo, lento declino. Invertire questa tendenza richiede più coraggio di quanto ne abbiano i leader attuali». I «surveys» sono gli unici pezzi dell’Economist a essere firmati. All’Italia si sono dedicati John Andrews (1993), Matthew Bishop (1997), Xan Smiley (2001) e — quest’anno — John Peet. Prima, durante e dopo i miei di corrispondenza dall’Italia per il settimanale, ho cercato di dar loro una mano. Vi posso assicurare che quei colleghi arrivano senza tesi predefinite — anche se alcuni, in Italia, sono convinti del contrario — e ripartono dopo un paio di mesi con lo stesso preoccupato giudizio: il Paese ha grande possibilità, ma scarse prospettive, a meno che accetti cambiamenti radicali e dolorosi. Ma, come sappiamo, non ne ha alcuna intenzione. L’opinione sui due leader che s’affronteranno nel 2006 non è più incoraggiante. Silvio Berlusconi, giudicato «inadatto a guidare l’Italia» in una celebre copertina del 2001, resta, agli occhi dell’Economist, inadatto, e per di più irresponsabile: «Quando un primo ministro attacca i magistrati del suo Paese come cospiratori di sinistra, approva leggi che aiutano i suoi interessi e concede ripetuti condoni a persone che evadono le tasse e ignorano le norme urbanistiche, manda un messaggio al cittadino medio: fregatene delle regole». E Romano Prodi? Il giudizio è meno duro, ma non trasuda ottimismo: «L’attuale opposizione rappresenterebbe un miglioramento? Di certo incoraggerebbe la gente a essere più rispettosa della legge, sebbene anche Mr Prodi sia stato sfiorato dagli scandali. Certo c’è qualcosa di scoraggiante nel fatto che gli italiani in aprile si ritroveranno la stessa scelta di dieci anni prima, tra due candidati che hanno quasi settant’anni. Mr Prodi dice molte cose giuste sulla necessità di introdurre concorrenza e liberalizzazione, ma è dura chiamarlo un liberale e un riformista. Oltretutto, come Mr Berlusconi, sarà ostaggio di altri partiti della sua coalizione». Conclusione del «survey»: «Nel breve periodo ci sono buone ragioni per essere ansiosi per l’Italia». Vien da dire: se si preoccupa l’Economist, che è inglese, figuriamoci noi. |
ATTENZIONE:
Per commentare questo BLOG
è necessario essere iscritti
alla community di www.spritz.it
COMMENTI:
NESSUN COMMENTO DISPONIBILE
|
|

MAGGIO 2026
<--Prec.
Succ.--> |
| Do |
Lu |
Ma |
Me |
Gi |
Ve |
Sa |
| |
|
|
|
|
1
|
2
|
|
3
|
4
|
5
|
6
|
7
|
8
|
9
|
|
10
|
11
|
12
|
13
|
14
|
15
|
16
|
|
17
|
18
|
19
|
20
|
21
|
22
|
23
|
|
24
|
25
|
26
|
27
|
28
|
29
|
30
|
|
31
|
|