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MERAVIGLIE

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Messaggio di sally da commentare:


Inutile dire che i peggiori nemici degli animali non umani siamo proprio noi animali umani, all'interno però del genere umano si possono distinguere numerose "fazioni": gli animalisti, i vegan e tutti coloro che hanno a cuore il benessere animale ed i diritti degli animali non umani tentano con il loro stile di vita di alleviare le sofferenze inferte agli animali non umani da numerose - purtroppo - altre "fazioni" di animali umani che invece per ignoranza o peggio per dogmatico ed ottuso convincimento sfruttano, torturano ed uccidono gli animali non umani, o quantomeno non si pongono semplicemente il problema perché li considerano degli oggetti o degli esseri viventi al completo servizio dell'uomo.

In questa sezione riporteremo alcuni esempi eclatanti di nemici degli animali, con notizie, resoconti, considerazioni e risposte animaliste.


LA CHIESA
Forse il nemico numero uno degli animali non umani a causa della visione assolutamente antropocentrica dell'universo.
LA GAZZETTA DEL SUD
INTERNI
venerdì 3 ottobre 2003

Gesuiti: gli animali non hanno anima e diritti

ROMA – «Gli animali non hanno diritti. Il diritto è una prerogativa dell'essere spirituale». I Gesuiti tornano sul tema dei diritti degli animali con un editoriale che sembra destinato a rinfocolare le polemiche suscitate qualche anno fa da un altro articolo della «Civiltà Cattolica», che negava la possibilità che gli animali avessero un'anima spirituale. «Non è poi vero – si legge nell'articolo – che i diritti degli animali devono essere difesi dalla legge come i diritti dell'uomo. In realtà, gli animali non hanno diritti. Il diritto è una prerogativa dell'essere spirituale. E il motivo profondo è che il diritto è una prerogativa della persona, in quanto essere spirituale, e non soltanto materiale...» Secondo i Gesuiti, «in conclusione, i diritti sono legati al carattere spirituale e personale dell'uomo. Perciò gli animali, che non sono esseri spirituali e personali, non hanno "diritti". Non si può parlare in assoluto di "diritti degli animali"». La distinzione «ontologica» tra l'uomo e gli animali non autorizza però, scrivono i Gesuiti, nessuna mancanza di rispetto verso queste creature «minori». «Tutti gli esseri creati, quindi anche gli animali di ogni specie – afferma infatti l'articolo – sono stati creati da Dio perché l'uomo se ne serva per tutte le sue necessità fisiche e spirituali. Tutta la creazione è posta, quindi, in potere dell'uomo; ma non si tratta di un potere "dispotico", irragionevole e crudele, bensì di un potere "umano", che sia cioè ragionevole e rispettoso di tutti gli esseri creati, in particolare degli animali che non sono nocivi alla sua vita, alla salute e ai suoi beni». «Profondamente immorale» è ad esempio, condanna la «Civiltà Cattolica», «l'allevamento e l'addestramento di animali al combattimento fra loro, sia perché alcuni tra gli animali così allevati e addestrati costituiscono una grave pericolo per la vita e l'incolumità delle persone, sia perché la loro crudeltà è sfruttata per soddisfare e sviluppare istinti sadici e sanguinari per fini commerciali, come le scommesse».

Fonte: La Gazzetta del Sud


L'articolo riportato ha scatenato numerosissime polemiche in ambito animalista e non solo:

(ANSA) - ROMA, 4 OTT - Nel giorno di S. Francesco, patrono degli animali, scoppia la polemica tra i gesuiti, secondo i quali gli animali non hanno anima e dunque diritti, e gli animalisti riuniti dalla LAV per chiedere l'introduzione dei diritti degli animali nella Costituzione Europea. Causa della polemica le anticipazioni, pubblicate dalla stampa, di un editoriale di "Civiltà Cattolica". La rivista dei Gesuiti critica il provvedimento di Sirchia definendolo "inapplicabile", e se la prende con le eccessive "cure" degli italiani nei confronti di cani e gatti, che non sarebbero meritevoli di diritti. Da "Civiltà cattolicà - replica il deputato dei Verdi Marco Lion - emerge una "visione
antropocentrica d'altri tempi che considera gli esseri viventi come merci da utilizzare piuttosto che portatrici di diritti, e parte importante della quale noi stessi non possiamo fare a meno". E conclude: "I gesuiti esprimono principi contrari alla sensibilità crescente degli italiani e alle stesse parole del Papa". Critico anche Claudio Azzolini di Forza Italia, Vicepresidente dell Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, che nel corso dell'incontro organizzato dalla LAV si é definito "attivista animalista": "Con queste parole hanno calpestato lo stesso Cantico delle Creature di S. Francesco" ha affermato. "Civiltà cattolica con il suo editoriale si tira
addosso un velo di oscurantismo rincara la dose il Presidente della LAV, Adolfo Sansolini in quelle parole non c'é davvero traccia di quella carità evangelica cui i cattolici dovrebbero ispirarsi. I gesuiti dovrebbero preoccuparsene".


LE AMMINISTRAZIONI
Ovviamente non si può generalizzare, infatti sempre più numerose sono le amministrazioni locali che si dotano di regolamenti comunali per la salvaguardia dei diritti e del benessere degli animali non umani. Spesso però per mancanza di sensibilità, per convenienza economica o (purtroppo) per colpa, incuria o malafede, gli animali non umani non sono esattamente al centro delle attenzioni delle amministrazioni e sono costretti a subire senza che chi di dovere li tuteli a sufficienza.

LA SCIENZA
Inutile dire che l'ambito scientifico è logicamente il settore delle attività umane che maggiormente contribuisce alla sofferenza animale, il vero problema della scienza teorica ed applicata è la connivenza strettissima con il business che ne influenza le scelte e spesso milioni di animali sono sacrificati solo ed esclusivamente per mere operazioni commerciali che non hanno nulla di scientifico.
XENOTRAPIANTI: UNA SOLUZIONE DAVVERO INTELLIGENTE?

LA REPUBBLICA
23 settembre 2003

L'eccezionale esperimento in corso nel Minnesota
Potrebbe segnare la svolta dei cosiddetti "trapianti-ponte"

Xenotrapianti, scimmia da 5 mesi vive con il cuore di un maiale

Perché si possa pensare ad una applicazione sull'uomo deve sopravvivere senza complicazioni fino a un anno


VENEZIA - Già lo chiamano the Monkpig. Alla lettera, la scimmia-maiale. E' un babbuino che vive da cinque
mesi - senza complicanze - con il cuore di un maiale.
E' la nuova frontiera, carica di speranze, per chi vive in attesa di trapianto di cuore.

L'eccezionale esperimento è in corso negli Stati Uniti, alla Mayo Clinic di Rochester, Minnesota. Ma l'annuncio è arrivato dal congresso della Società europea dei trapianti in corso a Venezia. Per voce del professore francese Jean Paul Soulillou, una delle maggiori autorità internazionali nel campo dei trapianti.

''L'animale sta bene - ha detto Soulillou - non presenta nessun segno di rigetto e nessuna infezione; se resiste, e tutto lo fa ritenere, per altri sette mesi, si aprirà per l'umanità uno scenario impensabile solo fino a quattro anni fa".

Quale? L'illustre clinico francese spiega che in caso di esito positivo dell'esperimento, "un malato in attesa di un cuore umano che non si trova e che rischia, quindi, di morire da un giorno all'altro, può continuare a vivere con il cuore di un maiale in attesa che arrivi il cuore umano che lo salvera'''.

E' il cuore di maiale "ponte", insomma, la speranza di chi vive l'angoscia delle liste d'attesa. Una speranza rivelata a sorpresa, perché la notizia doveva essere data al vertice mondiale sullo xenotrapianto previsto la prossima settimana a Glasgow. Invece è stata anticipata a Venezia dall'immunologo francese. ''E' una notizia eccezionale - ha spiegato Soulillou - che non può restare ancora nei computer dei relatori: perché si tratta della svolta più importante mai registrata''.


Ma cosa si sta tentando nel Minnesota? Alla Mayo Clinic di Rochester, alcuni mesi fa, un gruppo di babbuini hanno avuto un cuore da un maiale ingegnerizzato, vale a dire "trattato" con ingegneria genetica. Ma analoghe procedure si stanno sperimentando, con maialini ingegnerizzati di seconda generazione, in altri tre laboratori: a Boston, Glasgow e a Melbourne.

Per quanto riguarda l'Italia, l'attività di ricerca viene portata avanti da due gruppi. Uno e' guidato dalla professoressa Maria Luisa Lavitrano, dell'Università di Milano Bicocca. E questo gruppo si dedica soprattutto all'"ingegnerizzazione" del maiale. L'altro centro di ricerca e' quello guidato dal professor Ancona all'Universita' di Padova, e si dedica soprattutto alle ricerche precliniche. Qui lavora l'immunologo clinico Emanuele Cozzi, secondo il quale "forse siamo alla vigilia di una svolta, basti pensare quanta gente muore in attesa di un cuore nuovo".

Malgrado l'ottimismo, in casi come questi la prudenza è d'obbligo. La Società Internazionale dei Trapianti di Cuore e Polmone sostiene che sarà possibile avviare una sperimentazione clinica solo quando si avrà la dimostrazione che la scienza può mantenere in vita scimmie con organi di maiale in almeno il 50 per cento degli esemplari, per 90 giorni. Di questi animali, inoltre, almeno uno o due devono poter avere una sopravvivenza di sei mesi-un anno, senza rigetto e senza dosi tossiche di farmaco.

Una volta raggiunto questo traguardo, si dovrà dimostrare che negli animali non si è manifestata trasmissione di infezione dal maiale alla scimmia. E solo a questo punto, potrà essere valutata la possibilità di una sperimentazione sull'uomo.


Fonte: La Repubblica


LE ISTITUZIONI
Purtroppo coloro che sono deputati all'emanazione delle leggi, alla loro applicazione e al controllo della vita democratica di un Paese, spesso non considerano assolutamente che anche gli animali non umani vivono nella nostra società, sono parte integrante di essa e come tali dovrebbero avere dei diritti necessari per la tutela della loro esistenza.
PER I GIUDICI DEL TAR E' GIUSTO UCCIDERE I CUCCIOLI DI CAPRIOLO.
LAC E ADAA ANNUNCIANO UN RICORSO IN APPELLO AL CONSIGLIO DI STATO.

COMUNICATO LAC VENETO
10 ottobre 2003

Con Sentenza n.5214 dell'8 ottobre del 2003 i Giudici del TAR Veneto Alessandra Farina, Luigi Trivellato, Lorenzo Stevanato, hanno respinto la domanda di sospensione, presentata con ricorso di LAC e ADAA, rappresentate dall'Avv. Maria Caburazzi di Mestre (tel. 041/950310), della delibera della giunta Zaia che consente la caccia ai cuccioli di Capriolo in provincia di Treviso.
Quindi che strage sia: uccidere i cuccioli di Capriolo è giusto, legale, scientificamente corretto, anzi doveroso, questo è quello che nei fatti hanno sentenziato i giudici del TAR.

La LAC però vuole ricordare alcuni dettagli molto inquietanti:

I) la Corte Costituzionale con una recentissima sentenza, la n.227/2003 del 19 giugno 2003, ha sancito che una provincia non può allungare i tempi di caccia previsti dalla legge statale, perché il TAR non ne ha tenuto conto visto che a Treviso si cacciano i Caprioli per 117 giorni contro i 61 previsti dalla legge statale?

II) mentre a Treviso sono stati condannati a morte dalla Provincia 289 Caprioli abbattibili con due forme di caccia: tradizionale e di selezione, a Verona invece, provincia con il medesimo territorio in zona Alpi e con la stessa popolazione di animali, la provincia ha autorizzato la caccia a soli 32 Caprioli e nella sola forma di caccia di selezione, perché queste differenze?

III) nell'elenco dei cacciatori di selezione spiccano i nomi di cacciatori verbalizzati dalle Guardie della provincia e addirittura di un pregiudicato per il reato di maltrattamento di animali, come possono essere scientificamente affidabili questi cacciatori nella caccia e addirittura nel realizzare i censimenti di questi animali?

IV) Come ha potuto il TAR ritenere giusto che sia una delibera a stabilire quando non c'è più latte nelle mammelle delle mamme di Capriolo ? Al di la del TAR, della scienza, delle leggi la LAC ritiene comunque che uccidere dei cuccioli di Capriolo resti un atto barbaro e moralmente condannabile, il cacciatore che spara ad un cucciolo di Capriolo come può guardare poi i propri figli negli occhi?

La LAC e l'ADAA comunque non si arrendono e non credono che la sentenza del TAR sia corretta e giusta, anzi la ritengono profondamente ingiusta e pertanto annunciano da subito che entro pochissime ore presenteranno un nuovo ricorso in appello al Consiglio di Stato.
Ha dichiarato Gabriele Martin Consigliere Nazionale della LAC: "Questo è un brutto giorno per i Caprioli e per tutta la gente che ci ha sostenuto anche economicamente, in questa battaglia. Credo proprio che quanto affermato alcune settimane fa dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulla classe dei giudici sia proprio vero. Ora comunque faremo ricorso in appello al Consiglio di Stato.".

LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto
Via Bellucci, n.16 31100 Treviso

LA POLITICA
Il ruolo della politica, delle ideologie politiche e dei partiti ha storicamente giocato, e gioca tutt'ora, un ruolo fondamentale nel comune pensare del cittadino o del militante politico nei confronti degli animali non umani. Esempi di politica specista.

Friedrich ENGELS "Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia"

Pubblicato per la prima volta nel 1896 sulla rivista "Die Neue Zeit" anno XIV, vol 2 pp 545.554. Ora in Opere complete vol XXV

(...) Lo sviluppo del cervello e dei sensi al suo servizio, della coscienza che si andava facendo vieppiù chiara, della capacità di astrarre e di ragionare, esercitò di rimando la sua influenza sul lavoro e sul linguaggio, dando ad entrambi un nuovo impulso per un ulteriore sviluppo. Questo ulteriore sviluppo non arrivò davvero a una definitiva conclusione quando l'uomo arrivò a distinguersi in modo definitivo dalla scimmia. Tale sviluppo invece, nelle linee generali, è proseguito possente; certo in misura diversa a seconda dei popoli e delle epoche, qua e là perfino interrompendosi e subendo delle involuzioni in un dato posto e in una data epoca. Esso fu da un lato potentemente stimolato, dall'altro indirizzato in un senso determinato da un nuovo elemento che compare quando l'uomo diviene veramente tale: la società.
Sono certamente trascorsi centinaia di migliaia di anni (non più, per la storia della terra, di quel che sia un secondo per la vita umana) prima che dai branchi di scimmie arrampicatrici venisse fuori una società di uomini. Ma alla fine essa si trovò formata. E qual è la differenza che noi troviamo ancora una volta come differenza caratteristica tra il branco di scimmie e la tribù di uomini? Il lavoro. Il branco di scimmie si limitava a devastare il proprio territorio di pascolo, quel territorio i cui limiti erano segnati o dalla posizione geografica o dalla resistenza di un branco confinante. II branco intraprendeva si migrazioni e battaglie, per conquistare nuovo terreno di pascolo, ma era incapace di trar fuori dal suo territorio di pascolo più di quel che la natura stessa offriva (a prescindere dal fatto che inconsapevolmente lo concimava con i suoi escrementi). Una volta che tutti Ì possibili territori di pascolo erano stati occupati non poteva più aver luogo nessun incremento della popolazione delle scimmie; il numero delle bestie poteva tutt'al più mantenersi costante. Ma presso tutte le bestie ha luogo, in misura elevata, lo spreco del nutrimento, e con esso l'uccisione in germe del nuovo nutrimento. Il lupo non risparmia, come fa il cacciatore, la femmina del capriolo, che gli deve fornire nel prossimo anno i piccoli. Le capre di Grecia, distruggendo con il loro pascolare i piccoli arbusti all'inizio della loro crescita, hanno spogliato di vegetazione tutti i monti del paese. Questa «depredazione» propria delle bestie riveste un importante ruolo nella graduale trasformazione delle specie animali, in quanto le costringe ad assuefarsi a un nutrimento diverso dal loro abituale: con ciò nuovi composti chimici entrano nel loro sangue, e tutta la costituzione dell'organismo si altera a poco a poco, finché si estinguono le vecchie specie nelle forme in cui si erano una volta fissate. Non v'è dubbio che tale depredazione ha potentemente contribuito all' umanizzazione dei nostri antenati. Una razza di scimmie, molto più avanti di tutte le altre per intelligenza e capacità di adattamento, dovette essere portata da questa depredazione ad allargare sempre di più il numero delle piante per il suo nutrimento, a scegliere di queste piante sempre di più le parti adatte alla nutrizione di modo che, insomma, il nutrimento divenne sempre più vario e più varie con esso le sostanze immesse nell'organismo, i presupposti chimici dell'umanizzazione. Tutto ciò non era però ancora vero e proprio lavoro. II lavoro comincia con la preparazione di strumenti. E quali sono gli strumenti più antichi, quelli che ritroviamo per primi? Quelli che dobbiamo ritenere come i più antichi, stando a ciò che è stato scoperto del patrimonio degli uomini preistorici, e stando a ciò che ci dice tanto il modo di vivere dei primi popoli di cui ci tramanda notizia la storia, che il modo di vivere attuale dei selvaggi più arretrati? Sono strumenti per la caccia e per la pesca: i primi, al tempo stesso, armi. Ma la caccia e la pesca presuppongono il passaggio dall'alimentazione puramente vegetale al gusto della carne: e questo è un altro passo essenziale nel processo di umanizzazione. L' alimentazione carnea conteneva, quasi bell'e pronte, le sostanze più essenziali delle quali l'organismo ha bisogno per rinnovare i suoi tessuti; abbreviò i tempi della digestione e con essa di tutti gli altri processi vegetativi dell'organismo, cioè di quei processi che hanno il loro corrispondente nel regno vegetale; e porta con ciò un acquisto di tempo, di sostanze, di energia, per l'attivazione della vita più propriamente animale. E quanto più l'uomo in divenire, si allontanava dalla pianta, tanto più si elevava anche al di sopra della bestia. Come l'abitudine al cibo vegetale, accanto alla carne, ha trasformato il cane e il gatto selvaggio in servitori dell'uomo, così l'assuefazione alla carne come cibo, accanto ai vegetali, ha contribuito a dare all'uomo in divenire forza fisica e indipendenza. Ma la nutrizione carnea esercitò la sua influenza più importante sul cervello, al quale pervenivano, in copia molto maggiore di prima, le sostanze necessarie per il suo nutrimento e per il suo sviluppo, e che si potè quindi sviluppare in modo più rapido e più completo di generazione in generazione. Col permesso dei signori vegetariani, l'uomo non si sarebbe formato senza alimentazione carnea; e se è pur vero che l'alimentazione carnea ha prima o poi, per un certo periodo, condotto tutti i popoli a noi conosciuti all'antropofagia (gli antenati dei berlinesi, i Veletabi o Velsi, mangiavano i loro genitori ancora nel X secolo), la cosa ormai non ci tocca più.
L'alimentazione carnea portò a due nuovi progressi di importanza decisiva: l'uomo imparò a servirsi del fuoco e ad addomesticare le bestie. Il primo fatto abbreviò ancor di più il processo digestivo, portando alla bocca un cibo, potremmo dire, già per metà digerito; il secondo fatto rese più abbondante l'alimentazione carnea, aprendo accanto alla caccia, una nuova regolare forma di rifornimento, e procurò inoltre, con il latte e i suoi prodotti, un nuovo nutrimento di valore certo non inferiore alla carne per composizione. I due fatti divennero così, già in modo diretto, nuovi mezzi di emancipazione per l'uomo; ci porterebbe ora troppo lontano il soffermarci nei dettagli sulla loro influenza indiretta, per quanto importante essa sia stata per lo sviluppo dell'uomo e della società. (...)

(...) Quanto più però l'uomo si allontana dall'animale, tanto più la sua influenza sulla natura assume l'aspetto di attività premeditata, svolta secondo un piano indirizzato a ben determinati scopi, anticipatamente noti. L'animale distrugge la vegetazione di una regione senza sapere quello che fa. L'uomo la distrugge per seminare sul terreno così sgombrato e per piantarvi alberi e viti, e sa che egli riavrà la semente moltiplicata. Egli trasferisce da una regione all'altra piante utili e animali domestici, e modifica così la flora e la fauna di interi continenti. Ma v'è di più. Con l'allevamento, ad arte, tanto le piante che gli animali vengono modificati in modo tale dalla mano dell'uomo, da divenire irriconoscibili. Le piante selvagge, dalle quali discende la varietà del nostro grano, si cercano ancora invano. E' ancor sempre in discussione da quali bestie selvagge derivino i nostri cani, che tante differenze hanno tra loro stessi, o le nostre altrettanto varie razze di cavalli.
E' del resto ovvio che a noi non viene in mente di contestare agli animali la capacità di agire secondo un piano, premeditatamente. Al contrario. Attività orientata secondo un piano esiste già, in germe, dovunque protoplasma, albume vivente, esiste e reagisce: compie cioè dei movimenti, sia pur semplici, in conseguenza di determinati stimoli esterni. Tali reazioni hanno luogo là dove ancora non ci sono addirittura cellule, per non parlare di cellule nervose. Il modo in cui le piante che divorano insetti afferrano la loro preda appare sotto un certo aspetto come un'azione predisposta secondo un piano, per quanto del tutto inconsapevole.
Negli animali, nella misura in cui si sviluppa il sistema nervoso, si sviluppa la capacità di un'azione preordinata e cosciente, capacità che raggiunge già un alto livello nei mammiferi. Nella caccia alla volpe inglese si può osservare ogni giorno con quanta precisione la volpe sappia impiegare la sua grande conoscenza dei luoghi, per sfuggire ai suoi persecutori, e quanto ben conosca e utilizzi tutte le particolarità del terreno atte a interrompere la traccia. Nel caso dei nostri animali domestici più altamente sviluppatisi nella consuetudine con l'uomo, possiamo osservare ogni giorno atti di scaltrezza che stanno assolutamente allo stesso livello di quelli che fanno i piccoli dell'uomo. Poiché, come la storia dello sviluppo del seme umano nel grembo materno non rappresenta altro che un'abbreviata ripetizione della storia dello sviluppo, lunga milioni di anni, degli organismi degli animali nostri antenati, a partire dai vermi, così lo sviluppo spirituale del piccolo dell'uomo non rappresenta che una ripetizione, solo ancor più abbreviata, dello sviluppo intellettuale di quegli antenati, perlomeno dei più recenti. Ma nessuna preordinata azione di nessun animale è riuscita a imprimere sulla terra il sigillo della sua volontà. Ciò doveva essere proprio dell'uomo.

Insomma, l'animale si limita a usufruire della natura esterna, e apporta ad essa modificazioni solo con la sua presenza; l'uomo la rende utilizzabile per i suoi scopi modificandola: la domina. Questa è l'ultima, essenziale differenza tra l'uomo e gli altri animali, ed è ancora una volta il lavoro che opera questa differenza.






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