

NICK:
D R A G O
SESSO:
m
ETA': 25
CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
STATUS: single
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STO LEGGENDO
Non ve lo dico neanche se mi pagate. Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.
HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.
STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato. E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita. E grazi al cielo capita sempre qualcosa.
ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può. E allora mi faccio bastare il resto.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!
OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto. Quello che si adatta a tutte le situazioni.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
1)
2)
3)

MERAVIGLIE
1)
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Messaggio
di D R A G O da commentare:
Brandello N°11
Stella non si fece vedere in aula studio nei due giorni dopo la confessione. “Meglio”, pensò R., sorprendendosi della sua stessa freddezza. Gli pareva di aver assunto una sorta di anestetico emozionale: quella era la sua reazione alla crisi che stava vivendo. Nelle ultime 48 ore aveva scambiato due parole solo col tipo del bar e la commessa del supermercato sotto casa sua. E basta. Avrebbe però potuto chiacchierare anche con una cinquantina di persone e sentirsi lo stesso “anestetizzato”. Il fatto era che non aveva più rivisto Stella e soprattutto non aveva sentito Mario. Ma lo avrebbe chiamato quella sera, perché era ora di scuoterlo un po’. Pensava che il suo amico fosse ancora chiuso in casa a piangersi addosso. E lui glielo aveva lasciato fare pensando di fare il giusto. Ma gli aveva dato anche una scadenza, al termine della quale lo avrebbe chiamato. Quello che non gli era neanche passato per la mente era di non aver per niente fatto la cosa giusta per Mario, ma la cosa giusta per sé stesso, non sapendo in che modo stare vicino al suo amico. Non sospettava neanche che a Mario forse avrebbe fatto meglio essere spronato fin da subito, che gli avrebbe fatto meglio rinforzare l’idea che qualcosa per Laura avrebbe potuto farla. E poiché R. non lo aveva intuito, essendo preda dei suoi problemi su come fronteggiare le difficoltà della vita, quella volta Mario fece da solo. E ce la fece. Ma si creò un abisso, tra i due. Un abisso che R. sarebbe riuscito a colmare solo col tempo, con molto tempo.
Era fuori dall’aula studio, quando gli suonò il cellulare. “Pronto…” “Oh R….” “Mario! Ti avrei chiamato appena arrivato a casa… come…” “Lo so… senti… io un po’ mi sono già ripreso…” “Sono contento… allora stasera…” “Mi spiace R., non posso… sto facendo la valigia e appena ho fatto, parto.” “…eh? E dove vai?” “Ho rintracciato i genitori di Laura e li ho convinti ad ascoltarmi. Sono tornati al loro paese con lei. È messa male, a volte delira. Crede che sia tutto una specie di brutto sogno. Crede che guarirà, ma pare non ci siano speranze. Ha chiesto di me e io vado a stare lì. Non so per quanto.” “…sei sicuro?” “Sì. Magari poi non vorrà più vedermi e io me ne vado. Ma ora voglio andare, voglio stare lì.” “Ma…” “R… sveglia… devi piantarla di comportarti da ragazzino.” “Ma stiamo parlando di te! Che c’entro io adesso??” “Cazzo… lo sai cosa voglio dire! Il casino è mio, ma scommetto che in questi giorni hai piagnucolato più di me! Cresci, dannazione!! Io parto.” “Però… complimenti. E io che volevo starti vicino. Magari parli così per via di quel che ti è successo… e per questo non dico nulla…” “Vedi? Sei sempre pronto a giustificare… pronto ad evitare di affrontare il problema. Ma non è così ce funziona. Ora scusami, ma devo finire di prepararmi e andar via.” “Buon viaggio. Stammi bene.” Incazzato e risentito. Così si sentiva. Abbandonato. Solo. Vittima. E quando la parola “vittima” gli venne in mente, arrivò vicino a comprendere cosa gli volesse dire Mario. Ma, come sempre faceva con i pensieri complicati, lo ricacciò indietro, mettendolo da parte per quando sarebbe stato pronto ad affrontarlo. Ma pronto, così facendo, non lo sarebbe stato mai.
Tornò a casa, nella sua stanza. Vi si chiuse dentro. Musica a tutto volume, quanto bastava per non sentire cosa aveva da dire a sé stesso, per lasciarsi andare ai suoi consueti vittimismi in silenzio. Stella era scomparsa. Mario era scomparso. Il mondo stava andando avanti ed R. restava lì indietro, chiuso nella sua stanza.
Fra era seduto davanti al computer nella videoteca in cui lavorava. Il proprietario gli aveva dato un compito noiosissimo: doveva scorrere tutto l’archivio per controllare se ci fossero film che non fossero stati riconsegnati da più di una settimana e contattare chi li aveva noleggiati per sollecitare la restituzione. Ormai aveva praticamente finito, gli restavano soltanto da controllare i film per adulti. E di solito non si trovavano mai insolvenze nella restituzione di quei film, dato che chi li prendeva aveva poi sempre cura di non fare brutte figure. Ma quella sera Fra beccò un ritardatario che ormai non consegnava il film da circa due settimane. “La Carica dei 101”. Sorrise, non per il titolo del film, ma perché vide chi lo aveva noleggiato. E il suo sorriso divenne presto un ghigno, mentre componeva il numero di cellulare del cliente.
R. mise giù il telefono. Normalmente avrebbe riso di una cosa del genere. Si fece due conti… 3 Euro e 50 per redici giorni… facevano 45 Euro e 50 per un film porno che non avevano neanche più visto. E gli toccava anche fare la figura di merda di doverlo riconsegnare! Il tipo della videoteca gli aveva detto che se non lo avesse riportato entro la mattinata seguente, gli avrebbero richiesto un indennizzo di 20 Euro oltre all’importo che già doveva loro per il noleggio; inoltre gli avrebbero annullato la scheda. Mandò un SMS a Mario per dirgli che aveva bisogno di passare da lui a prendersi il film. “Cazzo è vero. Io sono in viaggio. Ma se passi, domattina trovi mia madre in casa. Ci sentiamo.” E basta. Tutto qui. Anni di amicizia e ora solo un SMS come quello. E no, non c’era proprio un cazzo da ridere. |
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