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Messaggio di sally da commentare:


di Kristen Waker, marzo 2002


Prima di visitare la Norvegia per la prima volta, non avevo mai avuto l'occasione di guardare la faccia del latte dritto negli occhi. Essendo cresciuta nella California del sud avevo sempre considerato le mucche come semplici macchie bianche e nere sui due lati dell'autostrada. Ma nel paesaggio norvegese dove il numero delle mucche eguaglia quello della gente, il rapporto con una mucca e' risultato molto interessante.
Passeggiando sulla penisola, vicino alla casa, io e il mio ragazzo guardavamo quattro vitellini che ci stavano osservando. Mi sentii attratta da quei piccoli che traballavano sulle loro deboli zampe e sentii il desiderio di avvicinarmi; ma sapevo che se mi fossi avvicinata troppo, sarebbero scappati via. Cosi' mi misi seduta e aspettai che loro si avvicinassero a me. Piano piano e con grande cautela essi vennero piu' vicino; sembrava che fossero molto curiosi nei miei confronti. Essi cominciarono ad annusarmi da testa ai piedi ed io ero deliziata per essere cosi' vicina ad un animale che fino a quel momento mi era stato completamente estraneo malgrado bevessi ogni giorno il latte prodotto dai loro simili. Decisi di provare a metterli ancor piu' a loro agio sdraiandomi per terra. Questo innervosi' molto il mio ragazzo ma io mi sentivo molto tranquilla. Quelle deliziose creature sembravano emanare pace e curiosità e sembrava che l'idea di farmi del male non gli venisse neanche in mente.
Appena mi sdraiai sul terreno essi presero piu' coraggio e si avvicinarono ulteriormente per ispezionarmi, annusandomi attentamente. Uno dei vitellini avanzando qualche pretesa spinse indietro gli altri con la testa per impedirgli di venire piu' vicino. Era come se lui solo volesse avere il privilegio di avvicinarsi a me. Questa festa meravigliosa di fiuti fini' all'improvviso quando il vitellino comincio' a sniffare vigorosamente il mio basso ventre. Io e il mio ragazzo scoppiammo in grandi risate che spaventarono e spinsero indietro i timidi vitellini.
Dopo di che decidemmo di esplorare la penisola e ci avviammo per un sentiero roccioso in salita. Incredibilmente i vitellini ci seguirono. Avevo sempre pensato alle mucche come a animali goffi e un po' tonti ma questi vitellini salivano il sentiero roccioso con la grazia di cerbiatti! Per il resto del pomeriggio essi ci seguirono ovunque esclusi alcuni passaggi troppo pericolosi per loro; in questi casi essi si fermarono e attesero fedelmente il nostro ritorno.
Questa esperienza cambio' le mie idee su mucche e vitelli; non riuscivo piu' a pensare alle mucche come a masse anonime bianche e nere ai lati della strada.
Quella che avevo conosciuto era una creatura pacifica e arrendevole che sembrava riflettere i prati erbosi per i quali passeggiava allegramente; una creatura ragionevole interessata ad approfondire la conoscenza dei mammiferi, timida quanto gli esseri umani; una creatura che galoppava gioiosamente nell'aria.
Quando ritornai sulle coste della Norvegia, d'inverno, volli rivedere le scene e i suoni che avevano cambiato le mie idee sul latte. Ero ansiosa di rivedere i piccoli amici con i quali avevo speso giornate meravigliose nell'estate; il proprietario viveva proprio nella casa accanto e cosi' dovetti solo chiedere il suo permesso per rivedere le mucche.
Quando fui vicina alla stalla fui aggredita da un fortissimo odore; era come se liquami di fogne e prodotti chimici puzzolenti fossero stati miscelati assieme; mi feci forza contro quella sensazione sgradita pur di rivedere le mucche. Appena entrammo nella stalla si presento' ai miei occhi una scena sconvolgente alla quale non ero preparata. Questi non erano i miei amici dell'estate ma le ombre delle creature con le quali avevo giocato. Ogni mucca era incatenata a una barra orizzontale di ferro; la catena era lunga quel tanto da consentire loro piccoli movimenti laterali ma non potevano fare nemmeno un passo, girarsi o strofinare il muso contro il vicino. Cosi' incatenate erano costrette a rimanere nelle loro feci che ricoprivano interamente le loro parti posteriori dalla cima della coda agli zoccoli.
Mentre cercavo di afferrare i dettagli di quella scena orribile mi accorsi di essere circondata da lamenti dai toni agghiaccianti. Tutte le mucche stavano facendo un rumore che non era un muggito ma una specie di pianto terribile. Avrei voluto avvicinarmi a queste amate creature e dire qualcosa di dolce per alleviare il loro terrore ma ogni volta che avanzavo di un passo verso di loro, aumentava la loro agitazione.
Alla fine mi resi conto, col cuore spezzato, che non avrei potuto confortare in alcun modo questi bellissimi animali; li avrei solo agitati di piu' aggravando il loro stato miserevole. Quando mi girai per uscire dalla stalla mi accorsi di un vitellino molto piccolo che giaceva in una cassa in un angolo; il vitellino era piccolo come un cane di media misura e doveva esser nato non piu' di una settimana prima; era tutto solo in una cassa non piu' grande di un box per bambini. Appena lo vidi cercai di avvicinarmi e confortare quella creatura spaventata ma al mio primo passo il vitellino tento' disperatamente di saltare fuori dalla cassa. E nuovamente mi resi conto che in quella stalla c'era troppa paura perche' io potessi fare qualcosa per fugarla. Di nuovo mi girai e uscii nell'aria fredda e frizzante dell'inverno norvegese.
Piu' tardi ripensai piu' e piu' volte a questa terribile scena e mi colpi' il pensiero che anche la madre del vitellino doveva essere in quella stalla incapace di stringere a se' il suo neonato per proteggerlo e confortarlo. Perfino un essere umano come me, con sentimenti tardi e istinti ottusi aveva avuto una spinta interiore per tranquillizzare e prendersi cura di un piccolino che stava vivendo i primi giorni della sua vita su questo pianeta. Mi chiedo come la mamma di questo vitellino terrorizzato non sia impazzita nel vederlo nella stalla senza poterlo avvicinare.
La seconda cosa che mi colpi' fu il pensiero che quelle mucche erano chiuse nella stalla perche' fuori il tempo era troppo freddo e rigido per loro. Ebbene nel nord della Norvegia il tempo e' freddo e rigido per nove mesi all'anno; queste mucche percio' vivevano chiuse e incatenate per nove mesi all'anno! Il mio cuore si spezzo' quando cercai di immaginare che tipo di vita erano costrette a sopportare. E infine pensai che questa era una piccola fattoria in Norvegia e tuttavia le sue condizioni mi avevano terrorizzato; ma quali avrebbero potuto essere le condizioni di una grande fattoria negli Stati Uniti? Lascio a voi la risposta.
Questa esperienza ha modificato profondamente i miei pensieri sul latte. Non riesco piu' pensare alla bianca purezza del latte rinchiusa in una scatola di cartone. E non posso piu' credere in mucche felici occupate a fornirmi generosamente il loro latte. Io ricordo sempre le schiave del latte che vidi incatenate cosi' strettamente da non poter fare un passo in qualsiasi direzione. Io ricordo il duro cemento sul quale erano costretti a stare zoccoli nati per calpestare la terra soffice di tenera erba.
La faccia del latte ha occhi curiosi e sensibili, un muso gentile e una catena intorno al collo. Come posso imporre tanta sofferenza a una creatura cosi' innocente solo per poter inzuppare i miei biscotti? Come posso bere latte destinato ai neonati solo per soddisfare i capricci del mio palato? L'urlo della risposta e' assordante.

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