

NICK:
D R A G O
SESSO:
m
ETA': 25
CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
STATUS: single
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Non ve lo dico neanche se mi pagate. Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.
HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.
STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato. E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita. E grazi al cielo capita sempre qualcosa.
ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può. E allora mi faccio bastare il resto.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!
OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto. Quello che si adatta a tutte le situazioni.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
1)
2)
3)

MERAVIGLIE
1)
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Messaggio
di D R A G O da commentare:
Brandello N°12
“Ciao… sono R…” “Ciao. Sali che ti do il film!” La mamma di Mario aveva la voce cupa. Comprensibile, visto cosa stava passando suo figlio. R. un po’ si vergognava non sapendo se la signora avesse controllato quale film fosse, per curiosità, ma era un momento troppo triste per lei pechè si incuriosisse di una cosa tanto stupida. R. prese il film e ringraziò. Stava per andar via, quando la signora gli sorrise: “Mario mi ha detto che anche per te non è un gran momento. Fatti forza e se ti serve qualcosa chiedi pure a noi. Sai che sei di casa, qui. Vero?” “Grazie… e fatevi forza anche voi. Sono sicuro che anche i problemi di Mario si risolveranno.” Che cazzata, le frasi di circostanza. Ma vanno pur dette, altrimenti cosa esistono a fare?
Tempo 5 minuti e fu in videoteca, dove dietro al bancone della cassa c’era Fra, il fighetto, che appena lo vide entrare sorrise (no, non era un sorriso; era un ghigno). E davanti al bancone… davanti al bancone c’era Stella, che appena lo vide arrossì, ma saluto disinvolta. Se avevano ragione i Deterministi, se davvero il futuro di tutti è già stato scritto deciso da un qualche Dio-Architetto, allora questo Dio-Architetto dev’essere proprio uno stronzo, pensò R. Cosa diavolo ci faceva lì Stella? E il fighetto? Da quando lavorava lì? Non poteva certo fare la figura di pagare quasi 50 Euro per un film porno con Stella presente. Trovò allora la lucidità di pensare che avrebbe potuto semplicemente chiedere informazioni sulle prossime uscite in DVD e poi ripassare a consegnare il film più tardi… ma il demonio aveva pensato a tutto. E il suo era proprio un ghigno, non un sorriso. “Ciao… sei venuto a riconsegnare il film per adulti, giusto? Hai fatto appena in tempo… stavo per eliminare la tua tessera dall’archivio…” Se il Dio-Architetto esisteva sul serio, avrebbe fatto meglio a continuare a nascondersi da R. Fu solo un attimo. Stella fissava per terra, Fra ghignava, R. sbatté sul bancone il film insieme ad una banconota da 50 Euro e senza aspettare il resto (dei soldi e dell’umiliazione) se ne andò senza salutare. Nella sua testa un tripudio di imprecazioni. Un fiume di rabbia. Contro il fighetto, contro Mario, contro il mondo e ancora contro sé stesso. Non erano ancora le 10:00 di mattina la giornata era già perfettamente rappresentativa del suo stupendo periodo di merda. Però una cosa doveva ammetterla: il Dio-Architetto sarà anche stato uno stronzo, ma di fantasia ne aveva da vendere.
Stava attraversando la strada a testa bassa, con passo deciso e non si accorse dell’automobile che stava passando in quel momento. La Ka grigia frenò di colpo ed R. si bloccò sorpreso. La sua gamba fu toccata dal parafanghi dell’auto, ma nulla di più: si era fermata in tempo. Lo stridio degli pneumatici sull’asfalto aveva attirato l’attenzione di tutti i passanti e anche nella videoteca l’avevano sentito. Stella si affacciò in strada e quando vide R. in piedi in mezzo alla strada davanti alla Ka grigia che conosceva benissimo, si avvicinò di corsa. La portiera dell’auto si aprì e dei lunghi capelli neri, scurissimi e ricci spuntarono fuori, seguiti da un viso molto pulito e dai tratti delicati attaccato ad un corpo slanciato e tonico. “Gran pezzo di figa” avrebbe pensato R. se avesse avuto la lucidità di pensare ad altro che al fatto di essere salvo per un pelo. Erano pericolose le strade, in quel periodo, sembrava.
“Lisa! R.! Tutto bene?” la voce di Stella. -Quasi investito da un’amica di Stella dopo aver perso completamente la faccia nei suoi confronti. Il mio è un piccolissimo mondo pieno di merda.- “E’ sbucato di corsa all’improvviso… non l’avevo visto… stai bene?” “Sì… non mi hai preso…” R. guardava in basso, tra paura, vergogna, rabbia e altre robe che non sapeva definire. I passanti tornarono a passare, dato che lo spettacolo sembrava finito. Lisa risalì in auto e accostò per liberare la strada. “R… senti… non pensare di aver fatto brutta figura… e soprattutto che io non voglia più sentirti… davvero… è che ora ho altro per la testa…” “Certo… capisco. Figurati, non preoccuparti.” -Al salumiere: scusi, mi fa due etti di banalità? Ho fatto due chili e mezzo. Che faccio, lascio?- Il resto, come tutto, fu solo banalità. Lisa che si scusa. R. che si scusa. Stella che si scusa. E nessuno capiva l’intreccio. Perché nessuno di loro sapeva fare le cose facili. Non ancora. Paradossalmente per loro fortuna, le cose si complicarono ancora.
Tempo dopo (R. non sapeva quanto tempo, aveva perso la cognizione delle ore che passavano, i giorni non erano più giorni, tutto era un insieme di ore che si succedevano con una lentezza spropositata, tutte uguali) R. incontrò ancora Stella e Lisa insieme. Si trovò a camminare per strada alle loro spalle e le ragazze non lo avevano ancora notato. Loro chiacchieravano e lui ascoltava. Origliava, in realtà, ma non lo avrebbe mai ammesso. Piuttosto avrebbe detto che parlavano tanto forte che non si poteva non sentirle. “Ma allora perché non le hai salutate subito?”, “Non volevo interrompere il loro discorso, era importante…”, “Allora stavi origliando!”, “Oh, zitto, stanno parlando.”
“Senti puttanella, riguardo al discorso che abbiamo fatto quella notte in macchina…” “Ma non chiamarmi così pure per strada! Se qualcuno poi sente magari si fa un’idea sbagliata…” –Ho già sentito.- “Ok puttanella. Sai che scherzo… forse una suora la da via più facilmente di te.” -Ma Lisa è un uomo? Troppo simpatica per essere una donna.- “Smettila! Comunque… è proprio vero quel che ho scoperto sui miei. È un casino. Proprio non so cosa fare…” -Eh? Che è ora ‘sto colpo di scena?- “Dai Stella… coraggio… secondo me dovresti parlare a tua madre… far finta di non sapere niente ti farà solo male…” -Far finta di non saper niente di cosa?- Ma non lo avrebbe scoperto allora, R., perché di lì a poco fu distratto da un suo amico, che aveva incrociato per caso. Uno di quegli amici che non senti quasi mai e quando li vedi hai una vita di cose da raccontargli e lui ne ha anche più di te. E quello forse era proprio il momento peggiore per fare un incontro del genere. “Ma quanto tempo!” “Ciao Carlo!” E lanciò un’occhiata verso le ragazza ch si stavano allontanando. “Come butta, R.?” -Architetto? Fa che non abbiano sentito il mio nome; almeno questo.- Fu esaudito. “Non c’è male dai… te invece?” Stella e Lisa imboccarono una stradina poco illuminata. Le avrebbe perse, se non si fosse affrettato. Carlo parlava. Non doveva mica pedinare qualcuno, lui. Non era mica tanto malato, lui. Ed R. non ce la fece più: si scusò con l’amico, gli disse che andava davvero di fretta e gli promise che si sarebbe fatto perdonare con una bella birretta ghiacciata al più presto. Carlo la prese per buona. Non era stato poi tanto difficile. R. si affrettò, fece qualche passo di corsa, girò nella stradina, ma le ragazze non c’erano più. -Ma vaffanculo- Di lì in avanti c’erano solo stradine piccole e cupe, non le avrebbe più ritrovate. Ma l’Architetto era anche un po’ regista: ci diede di ciak, e il film iniziò.
“Ma che volete?” Stella. A voce troppo alta. Era quasi un grido. R. corse, svoltò nel vicolo da dove proveniva la voce. Vide Stella e Lisa in un angolo e attorno a loro sei ragazzi più o meno della loro età. Non gli sembrava di riconoscere nessuno di loro. Un tipo alto e robusto sfoderò una frase da film d’azione di basso livello: “Era tempo che ti avevo messo gli occhi addosso… ora ci divertiamo un po’ con te e con la tua amichetta… e fate le brave così vi facciamo meno male.” -Ora arriva una specie di supereroe e le salva, di solito va così. Che ne so io… uno sbirro sospeso dal servizio perché troppo bravo a fare il suo lavoro in un mondo di corrotti, oppure un criminale redentosi…- Ma i tipi si avvicinavano alle due ragazze che non potevano scappare, gridavano e cercavano di opporsi, senza che dessero l’impressione di avere speranze. E nessun eroe in calzamaglia saltava fuori. Ciak.
R. scattò in avanti e nessuno lo vide imboccare il vicolo. Afferrò alle spalle uno degli assalitori e lo scaraventò a terra spingendolo con rabbia. Subito dopo diede un calcio colpendo col collo del piede il fianco di un altro. Si girarono tutti verso di lui. Il tipo per terra si girò mentre l’altro si teneva il fianco. “Le signorine non gradiscono la vostra compagnia. Andatevene.” -Ora, spaventati dalla forza e dalla determinazione dell’eroe, i cattivi fuggono via incespicando e imprecando; giusto, Architetto?- Non fu esaudito. Eppure questa volta fu lui a beffare l’Architetto, inaspettatamente. Evitò il primo pugno e lo restituì nello stomaco del primo aggressore, il quale si inginocchiò a terra e non ruppe più le scatole. Altri due gli erano addosso, tra cui quello che aveva prima colpito al fianco. R. spiccò un balzo verso di lui, gli afferrò le orecchie come due maniglie e gli diede una ginocchiata proprio dove lo aveva già colpito. Il tipo urlò, R. lo spinse addosso all’altro e tutti e due caddero a terra. Con la ginocchiata, R. aveva incrinato due costole al teppistello. E ora erano rimasti in quattro. Poteva farcela. Uno gli si avventò da dietro, ma R. era ormai perfettamente nella parte e avendolo scorto con la coda dell’occhio sferrò un calcio alto sulla sua faccia. Lo colpiì con una forza considerevole e il suo naso iniziò a sanguinare copiosamente. “Antò!” gridò uno degli altri tre. “Bastardo!” Che film stereotipico. Chissà cosa avrebbe detto il terzo, se R. non gli avesse dato una gomitata in mezzo agli occhi pareggiando il conto tra setti nasali rotti e costole incrinate. Il quinto riuscì a dargli un pugno sulla spalla, ma si ritrovò il braccio torto dietro la schiena e la sua, di spalla, si lussò molto dolorosamente. Mica lo sapeva, R., di essere una macchina per uccidere. L’ultimo, non avrebbe neanche ricordato come fece a stenderlo.
“State bene?” frase anch’essa perfettamente in riga con lo stereotipo di scene di salvataggio ben riuscite. Stella annuì. “Minkia! Ma sei una bomba!” Lisa negli stereotipi proprio non voleva starci, non facevano per lei, neanche fossero una prigione. Anzi, per lei erano peggio che una prigione. -In prigione sei te stessa. Con uno stereotipo addosso invece decidono gli altri per te.- “Grazie…” Stella era stereotipia da morire, invece. Il più bello stereotipo che R. potesse immaginare. “Sì, giusto… grazie, ficone che non sei altro!” Lisa: quando il cabaret incontra la genuinità. “Dai andiamo via… -le invitò R.- ma sapete chi siano questi?” “Non li avevamo mai visti…” Mentre si allontanavano, quello che era stato chiamato Antò dopo aver preso un calcio in faccia gridò loro dietro: “Tanto non te la cavi così, coglione! Non sai contro chi ti sei messo! Ora sono cazzi tuoi! Lui ti farà a pezzi!” R. –o era Jean Claude Van Damme?- si girò e rispose: “Taci e porta i tuoi amici a farsi vedere da uno bravo, coglione.” “Ma allora è proprio un ficone!” sussurrò Lisa all’orecchio di Stella. Sembrava che a lei fosse passata del tutto la paura provata qualche attimo prima. Stella invece ancora tremava, ancora il cuore le batteva all’impazzata. Si allontanarono. “Posso accompagnarvi a casa?” “Tranquillo, ho la mia macchina… quella con cui stavo per passarti sopra l’altro giorno, ricordi?” “Fin troppo bene…” R. e Lisa si scambiavano battute come se Stella non ci fosse, ma c’era, ed R. a malapena celava il suo disagio scherzando con Lisa. “Piuttosto, visto che sei a piedi te lo diamo noi un passaggio…” “Ok… grazie. Ma tu che ne sai che sono a piedi?” “Stella me lo ha detto che non hai la macchina, né la bici, né altri mezzi e che ti piace camminare molto…” -Stella ti ha detto di me?? E cos’altro ti ha detto? Qualcosa di bello? Qualcosa di brutto? Cosa sai?? Parla, dannazione!!- “Lisa!” “Tranquilla! È un tipo abbastanza sveglio da aver sicuramente già capito che io so tutto di te e di chi conosci…” “Ora mi sopravvaluti…” “Ficone, simpatico e modesto! Niente in contrario se me lo prendo io?” e prese R. a braccetto. R. sghignazzò. E non aveva mai sentito uno sghignazzo più nervoso del suo. “No no… fa pure…” In sei non erano riusciti a fargli niente, mentre Stella lo aveva messo ko con poche sillabe. Che assurda che è la vita. Lisa però evitò che calasse l’imbarazzo: “Ok, l’ultima battuta era meglio se me la risparmiavo. Colpa mia, scusate. Oh, ecco la mia macchina.”
Pochi minuti dopo R. era a casa e non si sentiva l’eroe che poteva. -No no, ha detto. No no. Non c’è nessun problema, prenditelo pure.- C’era da tirar fuori un bel muso lungo. Ma R. era ancora più preoccupato da cosa non sapeva sui genitori di Stella, su cosa ci fosse sotto di tanto grande e brutto da abbattere quell’angelo di ragazza. E, troppo preso da queste domande, non si rese conto neanche che per la prima volta dopo parecchio tempo non era più preda dell’egoismo, ma era pronto a mettersi in gioco con tutto sé stesso per aiutare qualcun altro. Peccato che non se ne fosse accorto, si sarebbe sentito meglio con sé stesso. Il fatto era che era troppo impegnato per farlo. |
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COMMENTI:
Autore:
dulcinea
( martedì 6 dicembre 2005, ore 20:16
)
mbah...strano brandello, continua...
Autore:
D R A G O
( martedì 6 dicembre 2005, ore 18:45
)
come ti ho già detto dal vivo... vedrai... stavolta serviva che facesse bella figura, era necessario... vedrai...
Autore:
Allanoon
( lunedì 5 dicembre 2005, ore 11:43
)
ma un pugnetto poteva prenderselo!insomma!!!!io che speravo nellinterpretazione di un eroe di tutti i giorni che nonostante si senta sfigato agisce come se non lo fosse...e per questo se le prende fisse per giunta..ma rimane sempre un eroe...uffy!e io in chi mi immedesimo ora??..ah si...in quello con la spalla lussata...eh eh eh
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