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di ecce_ da commentare:
Giovani, tanta voglia di vivere da soli E le banche iniziano a cambiare idea di AGNESE ANANASSO
"Vado a vivere da solo, anzi mi compro casa". Sembra questa la fase più ricorrente sulla bocca dei giovani, almeno secondo i dati dellultima ricerca condotta dal Censis per conto della Banca di Roma. Dovendo accantonare lobiettivo del posto fisso, di un reddito sicuro e di una famiglia tradizionale, i giovani si accontentano dei cosiddetti lavori atipici, con contratti a tempo determinato, a progetto, interinali, part-time. E anche gli istituti di credito e le banche si sono date da fare per far fronte al nuovo panorama del mondo del lavoro.
In Italia circa l81 per cento della popolazione è proprietario di casa ma la media scende drasticamente, al 35,2 per cento, quando si parla di giovani, intendendo coloro che sono in grado di mantenersi da soli, quindi la fascia che va dai 26 ai 35 anni. Non è una situazione "felice" visto che ben il 65 per cento dei giovani, che corrisponde alla quota di coloro che hanno unindipendenza economica ma non abitativa, vorrebbe vivere da solo ma non ha i mezzi sufficienti per poter comprare casa. Si parla di un bacino di potenziali acquirenti pari a 4 milioni di giovani, di cui il 56,7 per cento vive ancora con i genitori, il 33,9 per cento vive in affitto e il 9,4 per cento convive, con il partner (2,9 per cento) o come single (6,5 per cento).
Nonostante la precarietà però (Il 21,5 per cento ha firmato un contratto atipico), i giovani preferiscono comprare casa, sia per una favorevole congiuntura economica che vede dei vantaggiosi tassi di interesse applicati sui mutui (nonostante il recente aumento da parte della Banca Centrale Europea) sia per laumento vertiginoso degli affitti. Un dato interessante: più è alto il livello di istruzione, maggiore è la propensione allacquisto di unabitazione. I laureati rappresentano il 9,7 per cento dei giovani ma hanno una propensione allacquisto pari al 23 per cento; il 62,8 per cento dei diplomati (54,4 percento del totale) vorrebbero acquistare, mentre chi è in possesso di un titolo di studio inferiore oppure ne è privo (36 per cento) vede calare le sue probabilità dacquisto al 14,1 per cento. Un dato che indica come il percorso formativo diventi un investimento su una carriera più lunga e remunerativa, facendo accantonare il concetto di "prima inizio a lavorare prima inizio a guadagnare".
Per le banche infatti offre maggiori garanzie un giovane che ha cominciato a lavorare da poco ma che ha le basi per realizzare nel lungo termine guadagni più elevati che non un giovane produttivo da subito ma che vede vincolato il suo reddito alla mancanza di un titolo di studio.
Interessanti anche i dati sul livello economico dei compratori: l83,3 per cento si concentra nelle fasce di reddito medio-basse, solo il 15,7 per cento nella fascia alta e medio alta. I giovani più disposti a "sacrificarsi" per costruirsi il proprio nido sono proprio quelli che appartengono alla classe meno abbiente. Buona parte di questi giovani si concentrano nel Nord-Ovest (30,1 per cento) con il primato della Lombardia (18,7 per cento), seguito dal Sud (28,1 per cento), da Nord-Est e dal Centro, a parimerito con il 22 per cento.
Le stime del Censis (riferite al 2004 e ai primi mesi del 2005) in effetti sono state supportate dai riscontri della Banca di Roma per questa ricerca (in tutto simili ai dati di molti altri istituti): il 39 per cento delle domande pervenute, utilizzando il canale on line, sono arrivate dal Nord, il 38 per cento dal Centro, il 23 per cento dal Sud. La prima città in classifica? Roma col 22 per cento delle richieste, seguita da Milano con l8 per cento. Il 64 per cento degli acquirenti sono uomini, il rimanente donne.
Il proliferare dei mutui agevolati per i giovani e gli investimenti che stanno facendo le banche per sviluppare nuovi prodotti in tal senso, indica come questa situazione di flessibilità - o di precariato - sia una condizione non effimera ma destinata a durare e a consolidarsi come nuovo modello di rapporto di lavoro. |
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