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Lezione d’eutanasia al liceo, il medico della RU486 mostra un video choc

TORINO - « Che giorno vorresti morire, Micheline?... ». (I ragazzi, corridoio al secondo piano, ascoltano muti). « Ho una data preferita, dottor Sobel: il 22 ». (I quattrocento occhi non si staccano dal video). « E perché proprio il 22? ». (Gli studenti sono a bocca spalancata). « Perché è il numero che ho sempre giocato al casinò ». (Una si asciuga gli occhi). « E hai mai vinto, sul 22? ». (Qualcuno si copre la bocca con la felpa del Toro). « No ».
Ore 11. Suona la campanella a morto, nel liceo scientifico Albert Einstein. Una morte vera. Una dolce morte: quella di Micheline, impiegata delle Poste di Losanna, malata terminale che un giorno chiese al medico Jerome Sobel di lasciarla andare Di Là, bevendo un succo d’arancia avvelenato e lasciando riprendere il tutto in un film, Exit: il diritto di morire , che commuove come Million Dollar Baby e, molto di più, propaganda l’eutanasia. Il dvd, in vendita su internet a 25 euro, in Italia non era mai stato proiettato in pubblico.

Ieri mattina ha rotto il tabù Silvio Viale, il «Dottor Morte» del Po, il ginecologo del Sant’Anna che impugna la Rosa radicale e propugna i diritti più controversi, dalla pillola abortiva al suicidio assistito.
I liceali in autogestione, 200 su 700, l’hanno invitato: «È giusto riflettere sulla scelta di morire, quando si è condannati». L’ex allievo Viale ha accettato: «Seguivano con attenzione e maturità». I professori hanno consentito: «Questi sono bravi ragazzi, non teste calde». Il cardinal Poletto s’è indignato: «È discutibile che l’unico modo proposto per eliminare il dolore terminale sia quello dell’eutanasia - protesta la Curia di Torino -. Ci domandiamo se i genitori degli studenti siano stati coinvolti in una decisione che non può non chiamarli in causa».

No, molti genitori non ne sapevano niente. Ma anche il preside l’ha letto sui giornali: «A me avevano detto che veniva Viale e basta - dice Carmine Percuoco, 55 anni -. Pensavo che parlasse d’aborto, non d’eutanasia. Però l’autogestione è utile e io non ho voluto proibire nulla. Ho chiesto solo che Viale non facesse un comizio, ma affrontasse il contraddittorio con un altro adulto». Il medico c’è stato a metà: proiezione subito, domani il dibattito con un teologo. «Ho detto che non ero qui per convincere nessuno. Ho letto dieci righe di Benedetto XVI, una citazione di Umberto Veronesi e di Dom Franzoni, due passaggi di Derek Humphry e di Jacques Pohier. Ho spiegato che oggi non si pensa alla morte, ma a volte la morte è un processo lento. E c’è chi chiede di non soffrire».

Finiti sui giornali come i pariniani milanesi anni ’60, quelli della Zanzara , gli autogestiti dell’Einstein sono scioccati più dal clamore che dalle immagini. Fanno picchetto e silenzio stampa. Vogliono la proiezione a porte chiuse. Si sentono «strumentalizzati». Daniele, classe IV: «Magari siamo stati un po’ ingenui. Ma ci siamo sentiti usati, l’anello debole. Noi non abbiamo niente contro il Vaticano». Usati da chi? Il prof di religione, Alberto Pisci, è chiaro: «Da Viale. Che si candiderà alle elezioni e viene a farsi propaganda sulla pelle dei ragazzi». Il «piccolo boia» distribuisce in classe i volantini sulla Ru 486, logo dell’associazione Adelaide Aglietta, ma respinge: «All’inizio doveva venire un altro radicale, ma non poteva. Io sono uno che accetta da sempre i confronti. L’altro giorno volevo confrontarmi col presidente del Senato Marcello Pera, ma me l’hanno impedito». Quando suona la campanella (vera), i ragazzi applaudono. «È stato bravo, non ci ha influenzato». Ma alla fine com’è, questo film? Uno: «In tv si vede ben altro». Un altro: «Boh. Non si capiva, è in francese. Ed eravamo 200 davanti a un televisore: non si vedeva niente».

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