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di ecce_ da commentare:
Bentornati al Medioevo di Claudio Fava
Per una volta Berlusconi ha detto il vero: sotto il suo impero l’Italia conoscerà finalmente i poliziotti di quartiere. Ne ha istituiti una sessantina di milioni, ieri mattina alla Camera, con una legge che introduce in Italia la licenza di uccidere per chiunque contro chiunque. Da domani, per sparare in faccia a qualcuno sarà sufficiente che ci si senta minacciati. E se non thanno dato il porto darmi, la leggina del centrodestra prevede che tu possa ripiegare sul coltello o su qualsiasi altro «mezzo idoneo»: pinze, motoseghe, randelli, attizzatoi, fionde... Una fantasiosa estensione del principio di legittima difesa che ci riporta dritti dritti nel basso medioevo.
Eppure a codesta legge di un solo articoletto, che la Lega si prepara a sventolare negli alpeggi elettorali di Pontida tra ampolle sacre e piadine, va comunque riconosciuto un merito: fa piazza pulita di ogni ipocrisia, di ogni pietismo sociologico mettendo finalmente sullo stesso piano la vita e la borsa, la pelle e i piccioli. Si può sparare su chi ti aggredisce ma anche su chi cerca di fregarti il portafogli, sui ladruncoli che sinfilano a casa tua, sui briganti di quindici anni che vanno allassalto delle tabaccherie, sul topo dauto che ti guarda con la faccia cattiva. Come accadeva nel far west, quando i ladri di cavalli non si rieducavano: simpiccavano e basta. Surreale il commento dellingegner Castelli: «È un importante passo avanti per Abele». Caino è avvertito.
È che se uno simpegna, una buona ragione per mettere mano alla fondina si troverà sempre: difendere lincasso, difendere la vita, difendere i cavalli, difendere la faccia... Qualche decina di anni fa accadde a Catania, nel vecchio San Cristoforo, che un giovane capomafia si prendesse a pistolettate con il boss duna famigliola rivale. Per strada, sotto gli occhi del popolo: dicono le cronache che fu un bel duello. Uno ci rimase stecchito, laltro finì in galera. Ma solo per poco: in Assise lo assolsero per legittima difesa. Spiegò lavvocato, e gli credette la corte, che a quel duello limputato non si sarebbe potuto mai sottrarre, pena la sua onorabilità. E siccome da quelle parti lonore vale quanto la vita e la borsa... Insomma, il tipo (che si chiamava Ferrera, detto «Cavadduzzo», ed era cugino di Nitto Santapaola) fu assolto e poté da quel giorno cominciare la sua carriera criminale. Il suo avvocato invece si meritò la paga e la gloria: era un principe del foro di Napoli, si chiamava Giovanni Leone. Quando lo elessero Presidente della Repubblica, a San Cristoforo festeggiarono con tre giorni di fuochi dartificio. |
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