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«Dissi a frate Fedele: via dall’Africa» Il vescovo di Pointe-Noire: si comportava male con le donne, gli parlai molte volte
POINTE-NOIRE (Congo Brazzaville) - «Più volte gli ho consigliato di smettere, di cambiare vita. Ma lui è un testone, non ne ha mai voluto sapere. L’ho pure ammonito: "Se continui, finirai in galera"». E così è andata. Monsignor Jean Claude Loemba Makaya è il vescovo di Pointe Noire, la città portuale congolese dove padre Fedele Bisceglia ha costruito un dispensario e un centro d’accoglienza per ragazzi di strada: per anni il missionario ha fatto la spola tra l’Italia e l’Africa. Il vescovo è reticente, fa fatica a parlare di questo frate. Ad ogni domanda fissa con uno sguardo penetrante l’interlocutore. «Io sono un uomo di Chiesa. Devo tenere la bocca cucita», mima disegnando una X con le dita davanti alle labbra. Poi sbotta: «Gli ho parlato tante volte, gli ho detto di cambiare atteggiamento verso le donne. L’abbiamo diffidato: se ti comporti così non tornare». Ma lui ha ammesso qualcosa? «No, ha sempre negato». Si dice che frequentasse prostitute. Lei ne sa niente? Il prelato si ferma a pensare, non risponde, scuote la testa. E violenze sulle donne? «No, no, violenze mai».
Il fratello del vescovo, Marzial Makaya, è il nuovo gestore del centro d’accoglienza per ragazzi sbandati. Lui è durissimo: «Dormiva in continuazione con donne che venivano a trovarlo. Il suo caso è stato discusso anche dalla conferenza episcopale congolese che gli ha intimato di non tornare più». Infatti Padre Fedele qui non si vede da almeno due anni.
«Meno male», sottolinea Marzial Makaya, che chiama a testimoniare Hélène Kinbanfu, 20 anni. La ragazza veste in modo vistoso. «Parla, parla francamente», la incita Marzial, e lei racconta. «Una volta sono stata in camera da padre Fedele per chiedergli dei soldi e lui mi ha accarezzato le gambe facendomi i complimenti sulla mia bellezza». Ma ti ha chiesto di andare a letto con lui? «No, questo no», risponde Hélène sicura. Marzial sembra deluso: «Se non è successo con lei, sarà successo con qualcun’altra. Lo vedevano sempre al ristorante Chez Gaspard con quelle là». Quelle là sarebbero le prostitute che a centinaia pullulano per le strade di Pointe-Noire. Ma camerieri e proprietario di Chez Gaspard negano: «È vero, veniva spesso, ma portava a mangiare qui i bambini del centro d’accoglienza, nient’altro».
Marianne Ntoso è infermiera presso il Centro Polio, fondato da Padre Fedele. «Ma lui purtroppo qui è venuto solo all’inizio, prima dell’inaugurazione, avvenuta il 22 giugno 2004. Poi non l’ho più visto. E’ vero, è molto chiacchierato, ma sono solo voci». Frère Jacques è un francescano belga. A vederlo, accasciato su una poltrona da cui si alza a fatica, sembra centenario: «So che c’era una lite tra lui e il vescovo - confessa -. Padre Fedele era accusato di andare con le donne (e qui scoppia in una fragorosa risata) e il vescovo di volersi impadronire delle strutture create dal missionario». Perché ride? «Era risaputo che padre Fedele andasse con le donne, ma ha fatto buone cose, ed è questo che conta». Padre Fedele, raccontano in molti, aveva un’amica particolare: Josiane, morta in novembre di polmonite, a 30 anni. Gli stava sempre accanto. Anche di notte? «Certamente» racconta Hélène. Ma la si può definire la sua fidanzata? «No, questo no. Fidanzati vuol dire futuri sposi. Diciamo, la sua amichetta». La sorella di Josiane, Noëlle, alla domanda «ma erano fidanzati?» non vuol rispondere: «Io ho posto più volte questa domanda a Josiane, ma lei ha sempre negato. Io però ho i miei dubbi. Stavano troppo tempo assieme».
Le accuse che girano qui sono pesanti, ma c’è anche qualcuno che difende il monaco a spada tratta, come Marianne, l’infermiera: «Sono tutte maldicenze. L’hanno allontanato, ma se fosse qui questo centro non cadrebbe a pezzi. Sarebbe un motivo sufficiente per farlo tornare». |
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