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di ecce_ da commentare:
La Francia arretra sulla laicità. Intervista a Serge Faubert di Maura Gualco
È soddisfatto, il giovane Serge Faubert, uno dei giornalisti più impegnati in Francia nel battage contro sette segrete, massoneria e scientology, ora alla guida del quotidiano France Soir: dopo la ripubblicazione delle vignette satiriche danesi su Maometto i suoi telefoni scottano. «È un gran momento per il giornale, è un piacere stare in prima linea».
Comprensibile l’esaltazione del momento, ma non vi hanno licenziato il direttore? «Il direttore sono io e sono ancora là. Jacques Lefranc, era il direttore responsabile, è lui che è stato costretto a dimettersi. E benché certamente la decisione dell’editore ci abbia scioccato, si è trattato di un gesto simbolico. Del resto il nostro giornale è in una situazione giuridica particolare: non abbiamo più soldi e il Tribunale ha designato due amministratori che hanno il compito di vendere il nostro giornale».
Se si fossero toccati i sentimenti di altre religioni, secondo lei, ci sarebbe stata la stessa reazione? Insomma, è una questione di religione o di Islam? «Penso che la reazione sarebbe stata meno forte, benché in Francia con la Chiesa cattolica abbiamo già avuto dei seri problemi quando è uscito il film “L’ultima tentazione di Cristo”. Aveva provocato reazioni molto dure. Non credo che si fosse trattato di satira contro la religione cattolica sarebbe fatto appello alla censura. La Chiesa cattolica avrebbe denunciato gli autori delle caricature. In Francia, la tradizione è quella di ricorrere ai tribunali per questo genere di controversie. Se le caricature superano o meno i confini viene stabilito dalla giurisprudenza. Non penso si sarebbe fatto ricorso ai boicottaggi, alle offese, alle aggressioni. Se la caricatura avesse riguardato la religione ebraica, sarebbe stata certamente avanzata l’accusa di antisemitismo, ci sarebbe stato un dibattito e il conflitto sarebbe stato risolto comunque in tribunale».
Chi definisce i limiti alla libertà di stampa? Fin dove ci si può spingere? «Fino alla fine. Penso che la questione rientri nelle competenze della legge. In Francia c’è un dibattito storico su questo argomento. Spetta alla legge stabilire fino a che punto si può spingere la libertà di stampa, non alle autorità religiose o all’autocensura. In ogni caso, dipende anche dal momento, dalle circostanze e dal senso delle caricature. Le 12 caricature che abbiamo pubblicato, ad esempio, non mi piacciono molto, non sono divertenti e la sola che mi ha fatto ridere è quella in cui c’è Maometto che dice ai kamikaze “fermatevi di farvi esplodere, no ci sono più vergini in paradiso”».
Perché allora le avete pubblicate? «Per una questione di principio».
La Danimarca ha difeso questo principio in modo esplicito, anche se il premier ha deplorato il cattivo gusto delle vignette. La Francia è stata più timida.... «Il nostro ministro degli esteri è stato effettivamente freddo e non si è mai messo in mostra per il suo coraggio politico: ha cercato di rassicurare i paesi arabi. Sarkozy, invece, si è esposto».
Potrebbe aver influito la paura di ravvivare i fuochi delle periferie francesi, far riscoppiare la rivolta dei giovani musulmani? «No, lo escluderei. Più che altro è stato il timore di litigare con i regimi arabi. Di perdere affari importanti come la vendita delle armi o del petrolio. Noi comunque non ci aspettavamo niente dal governo, non cerchiamo il loro sostegno che per noi è totalmente indifferente».
Tutto qui? E non è n po’ poco, come diceva "Le Monde", per la patria di Voltaire? «Constato che c’è stato un arretramento della capacità della Francia di riaffermare un certo numero di principi universali che sono anche i suoi principi fondatori. La questione del velo a suo tempo permise di affermare di nuovo la modernità del principio della laicità e si poteva pensare che non sarebbe più stato messo in discussione. Che dopo la vicenda connessa al rapimento di Florence Aubenas non si sarebbero più confusi gli argomenti diversi come la religione, l’immigrazione, l’islamismo, la violenza, il terrorismo. E si pensava di essere entrati effettivamente in una fase in cui l’Islam diventava una delle grandi religioni del nostro paese. Un credo che al pari degli altri si sarebbe pienamente integrato con la laicità della nostra società. Il dibattito sulle caricature mostra, al contrario, che non siamo sufficientemente andati avanti sulla questione della laicità e che, anzi, è sempre vivo il tentativo di rimettere in discussione le conquiste della laicità. Questo è chiaro. Come lo sono le riserve della classe politica francese. È stato inquietante vedere che degli uomini politici non si siano pronunciati per dire “è scandaloso che si voglia vietare delle caricature” “è scandaloso che ci siano degli appelli di boicottaggio” . Per questo siamo contenti di stare in prima linea con questa battaglia». |
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