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di ecce_ da commentare:
Il tetro proclama del premier di Furio Colombo
Quasi certamente su molti e qualificati giornali italiani oggi si leggeranno notizie sul pericolo di tumulti no global a Torino, di fatti drammatici che danneggeranno il Paese e che non sono mai accaduti nella storia. Noi sappiamo - come ci hanno appena insegnato gli incendi delle periferie francesi - che la violenza urbana è sempre in agguato, che tocca ai sociologi trovare le ragioni, e che tocca alle forze dell’ordine contenere, limitare, se possibile evitare i pericoli. Non tocca invece alle più alte autorità di un Paese (per esempio il presidente del Consiglio) evocare il pericolo di eventuali azioni di disordine con tanta forza e ripetitività e fervore, da diventare una sorta di tetro invito all’azione.
Mentre il sindaco di Torino lavora con tutta la bravura e l’attenzione possibile a tracciare e cambiare percorsi affinché siano evitati, per qualsiasi causa o ragione, incidenti, mentre prefetto e questore della città delle Olimpiadi sono impegnati a calcolare con estrema cautela ogni mossa, ecco il proclama minaccioso che il presidente del Consiglio lancia giovedì sera alle agenzie di stampa, dunque a tutta l’opinione pubblica raggiungibile. «I no global sono un movimento eversivo. Questa è una cosa che non si è mai vista, credo che siano 2700 anni che non si vedeva ciò che purtroppo sta accadendo qui».
Notare, primo, la provocazione. Insultiamoli e vediamo se ci cascano, e se fanno esattamente ciò che Berlusconi sta chiedendo da loro: dare uno spettacolo da denunciare al mondo. Uno spettacolo di sinistra. Secondo, «non era mai accaduto». Una frase del genere, se non fosse una brutta gaffe, sarebbe una offesa tremenda a Israele. Gli atleti di quel Paese (come ricorda e racconta in questi giorni il film di Steven Spielberg «Munich») sono stati tutti massacrati da attentatori palestinesi all’inizio dei Giochi Olimpici del 1972.
Difficile dimenticare un così orrendo delitto e la relativa indifferenza del mondo che, dopo il massacro, ha continuato i suoi Giochi. Terzo, «non si vedeva da 2700 anni ciò che purtroppo sta accadendo qui». Notare l’uso del tempo presente e del gerundio che indica azione che si svolge mentre lui parla e noi ascoltiamo. In altre parole, per contribuire alla pace, Berlusconi ci fa sapere che Torino è in preda a qualcosa di inaudito, qualcosa che non si era visto da millenni e che sta accadendo adesso, mentre lui ne è l’autorevole e costernato testimone.
Berlusconi, purtroppo, è certamente autorevole. Ma fino al momento in cui ha parlato era un testimone falso, perché, dopo lo spaventoso delitto di Monaco, niente è accaduto a Torino per giustificare le parole di catastrofe che hanno un evidente senso elettorale («voglio farvi vedere di che cosa è capace questa sinistra!»), ma anche una forte carica provocatoria, un vero e proprio impegno a scatenare reazioni.
Berlusconi, fino a quando non gli arriverà la sua arma segreta - i mitici sondaggi americani che gli stanno preparando in qualche misterioso sotterraneo dell’Oklahoma - sa di non essere amato, di non essere il “darling” degli italiani di questi giorni e di queste ore. Ha visto anche - a Porta a Porta dell’altra sera - di avere di fronte un avversario come Prodi, solido, documentato, tranquillo e inflessibile, uno con cui non è consigliabile presentarsi con cifre false ed elenchi di eventi mai accaduti. E dunque, quarto, «Berlusconi annuncia che farà un appello vibrante a tutti gli italiani affinché non facciano il male di noi stessi in una occasione come le Olimpiadi che dovrebbero portare il nostro Paese, con tutti gli investimenti che abbiamo fatto, su tutte le Tv del mondo. Per fare in modo che l’Italia non appaia l’unico Paese al mondo che non vuole le Olimpiadi». Ho citato una agenzia Agi del 9 febbraio, ore 13.02.
L’ora è importante. Torino era in attesa di un pomeriggio pieno di eventi e passaggi delicati. Tutti si sono svolti senza incidenti. Ma Berlusconi ha parlato prima, e non per pacificare. Se mai, con incattivita ostinazione elettorale, ha usato con la sua consueta eleganza, la frase «con tutti gli investimenti che abbiamo fatto». «Abbiamo» chi? Un altro direbbe: l’Italia. Lui si sta riferendo a se stesso. Chi altro nel mondo potrebbe rendere possibili le Olimpiadi?
Purtroppo l’estro vendicativo provocato dall’odore di sconfitta, non è rimasto isolato. Da giorni il ministro dell’Interno Pisanu ha autosospeso se stesso dalla grande credibilità che si era guadagnato presso gli italiani, annunciando di momento in momento tremendi rischi a Torino. Cento o centocinquanta cosiddetti no global (ma chissà di quale tipo di provocatori si tratta, affiliati davvero a chi? È importante ricordare che nessuno ha mai accertato chi erano davvero i black bloc di Genova) vengono trattati da Berlusconi, da Pisanu (purtroppo), e dal Tg 1 più o meno alla stregua dei milioni di islamici in rivolta in tutto il mondo.
Noi sappiamo che, alla fine, le forze dell’ordine saranno guidate con prudenza, come è quasi sempre accaduto finora da quando Pisanu è ministro dell’Interno, e anche a causa della qualità di coloro che dirigono l’ordine pubblico a Torino.
Ma Berlusconi si è buttato avanti con la minaccia di «lanciare un appello vibrante». Se la posta in gioco fosse meno drammatica verrebbe da dire che è comprensibile: quest’uomo ha attraversato tutti gli studi televisivi possibili, violando tutte le regole, eppure - come dice benevolmente Romano Prodi - «non ha sfondato».
La posta però è due volte drammatica. La prima perché Berlusconi ha scelto ormai irreversibilmente una tecnica di aggressione che non tende certo a portare pace.
La seconda, più grave, è che Berlusconi sta tentando di oscurare la sola voce italiana che veramente può e sa unire il Paese, quella del Presidente della Repubblica, che è a Torino, che ha già parlato ed è istituzionalmente e personalmente il punto di riferimento e di garanzia degli eventi. Molti avevano temuto che questa campagna elettorale sarebbe stata carica di veleni. È peggio. Berlusconi perdente spinge con tutte le forze per provocare scontro e pericolo. Speriamo con tutto il cuore che i cosiddetti no global di Torino non vogliano essere i compagni di questa triste merenda di fine regime. |
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