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di ecce_ da commentare:
Per un pugno di foto di Gianfranco Pasquino
Il viaggio di Silvio Berlusconi a Washington consente a due Presidenti uscenti di incontrarsi in via ufficiale probabilmente per l’ultima volta. Nel linguaggio politico americano, il Presidente Bush sta diventando un’anatra zoppa nei confronti della quale persino i parlamentari del suo stesso partito stanno diventando molto esigenti, vogliono informazioni e spiegazioni, in particolare, sulla politica della sicurezza, dentro e fuori gli Usa, e inaspettatamente critici, fino a prenderne le distanze per non perdere il seggio nelle prossime elezioni di metà mandato che si terranno a novembre.
Pure confortato da sondaggi amichevoli e, presumibilmente, pagati in maniera adeguata, Berlusconi arranca nella campagna elettorale italiana almeno quanto unanatra zoppa. Cosicché, ha deciso di sfruttare anche la tradizionale carta dei suoi predecessori democristiani (ma anche di Bettino Craxi): una visita nella “capitale del mondo libero”.
Difficile dire che, automaticamente, le foto che verranno scattate di lui, sorridente e mansueto, addirittura estasiato, sul prato della Casa Bianca con l’amico George, gli porteranno voti. Sicuro è, invece, che consentiranno all’elettorato italiano di vederlo sui giornali e in televisione (immagino la trasmissione diretta minuto per minuto di Rete 4) per tre o quattro giorni di seguito. La morale è semplice, ma articolata. In primo luogo, non soltanto il Presidente Usa con tutti i problemi che ha è l’unico leader occidentale (Putin, ovviamente, non ricade nella categoria) con il quale Berlusconi ha stabilito, e conservato, ottimi rapporti, ma è anche, tutto sommato, un alleato rassicurante per una parte dell’elettorato italiano. Pazienza se gli americani sono intervenuti in guerra contro quei fascisti italiani che Berlusconi accoglie nel suo codazzo elettoralistico. Insomma, gli Usa fanno errori, ma sono un amico affidabile per l’Italia. In secondo luogo, è probabile che Bush ringrazi Berlusconi per la presenza di truppe italiane in Iraq e che questo ringraziamento consenta al Presidente del Consiglio di sottolineare platealmente che il centro-sinistra praticherà una politica totalmente diversa dalla sua e “anti-americana”, comunque inaffidabile nella lotta contro il terrorismo (internazionale? Islamico?).
Per quanto la politica estera, e, in particolare, militare del centro-sinistra risulti tuttora difficile da spiegare (le molte voci annunciano, con toni, modi e tempi diversi, un ritiro immediato, o quasi, delle forze armate italiane e la loro rapida sostituzione, oppure no, con “forze di pace”), gli americani sono piuttosto preoccupati dall’ambiguità irrisolta del centro-sinistra. E questo elemento gioca a favore di Berlusconi: subalterno, ovvero fedele, ma prevedibile alleato. In terzo luogo, Berlusconi otterrà il privilegio, che non viene consentito a tutti i capi di governo visitanti, di parlare al Congresso degli Stati Uniti. È un altro momento di grandi “opportunità fotografiche” nel quale affermare le riforme epocali attuate dal governo da lui presieduto e sostenere l’affinità fra le sue politiche e quelle dell’Amministrazione Bush, in special modo in materia di tasse e di occupazione, ma sicuramente anche di valori. La tribuna congressuale servirà a Berlusconi anche, non dimentichiamolo, a raggiungere un non piccolo elettorato di italiani residenti negli Usa che possono votare e la cui comunità ha già dimostrato di essere propensa a sostenere e a finanziare Berlusconi e Forza Italia.
A questo punto, rimane da capire perché Bush abbia accettato di dare grande spazio a Berlusconi. Certamente, c’é la componente della elementare riconoscenza. Per quanto non molto influente, Berlusconi è stato un buon alleato, tenendo basse le proteste anche nei casi più drammatici, come, per esempio, nell’uccisione di Calipari. Non sono davvero molti gli alleati sui quali Bush può contare in questo periodo di bassa popolarità e di una politica estera e della sicurezza molto criticabili e criticate. Inoltre, non c’è dubbio che i più ascoltati dei consiglieri di Bush, in special modo, i non molti che conoscono la situazione italiana, preferirebbero che non vincesse il centro-sinistra, e non soltanto perché un cambio di governo crea sempre qualche incertezza. Troppo impegnati a spartirsi le spoglie del governo, prima di avere vinto le elezioni, e a costruire velleitariamente un improbabile Partito Democratico in Italia, i leaders del centro-sinistra hanno probabilmente sottovalutato l’esigenza di ottenere loro qualche “opportunità fotografica” che non può fare male e stabilire qualche utile rapporto con l’Amministrazione Repubblicana e con i dirigenti del partito Democratico Usa (quello vero). Magari la politica simbolica non porta voti, ma non è comunque il caso di lasciarla praticare soltanto da Berlusconi e di limitarsi a criticarla. |
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