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Nicola Lagioia, Riportando tutto a casa, Einaudi, 2008


HO VISTO
cose che è meglio tenga per me, delle persone soffrire, altre star bene, gente indifferente, uomini soli ... vita!

... e poi il blu negli occhi di mio figlio ...


STO ASCOLTANDO
alle ore 12.46 del 18 dicembre: Dido, take my hand.


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
come ogni giorni, molto casual (leggasi: a caso)


ORA VORREI TANTO...
non aver mai avuto utopie


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
il modo di sbarcare il lunario


OGGI IL MIO UMORE E'...
mi avvalgo della facoltà di non rispondere


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

 


MERAVIGLIE

Nessuna scelta effettuata

Messaggio di matusalem da commentare:
«Ci sono in gioco gli interessi dello Stato», quindi basta con le «pressioni indebite» da parte dei magistrati. A oltre due mesi di distanza dalla richiesta di estradizione per i 22 agenti Cia accusati del rapimento dell’ex Imam di Milano Abu Ormar , dopo l’ammonimento del Consiglio europeo all’Italia , e il sollecito dei massimi esponenti della procura milanese (il procuratore capo Manlio Minale e il procuratore generale Mario Blandini) continua la linea dura del Guardasigilli Castelli sulla vicenda Abu Omar.

Anzi, forse stizzito dal fatto che proprio sul caso Obu Omar è arrivata mercoledì l’ammonizione del Consiglio d’Europa, il Guardasigilli rincara la dose: «Voglio ricordare che il magistrato è soggetto alla legge - ha ammonito Castelli - e la legge dà al ministro di Grazia e Giustizia la facoltà di decidere tenendo conto degli interessi dello Stato. Le loro pressioni sono assolutamente indebite. Come loro sono pronti a difendere le loro prerogative e la loro indipendenza, anche il ministro deve difendere le sue. Quindi, per favore, rispettino le decisioni che il Governo prenderà».

Ma quali sono queste pressioni indebite? Semplicemente il fatto che a distanza di quasi tre mesi dalla richiesta di estradizione per i 22 007 fatta dai pm milanesi, dal Guardasigilli non è ancora arrivata risposta. Così i magistrati hanno deciso di sollecitare Castelli a esprimersi, in un modo o nell’altro, visto che si è a ridosso della scadenza delle indagini preliminari, e, in assenza di un pronunciamento, esiste «il concreto rischio di vedere compromessa la ragionevole durata del processo».

La richiesta dei procuratori aggiunti Armando Spataro e Ferdinando Pomarici era stata trasmessa in via Arenula il 10 novembre scorso e, anche recentemente, il ministro Castelli ha detto di volerla valutare «con i piedi di piombo», in quanto proveniva dalla «toga rossa» Spataro.

Il procuratore aggiunto milanese, tra le altre cose, era stato sentito la settimana scorsa dai componenti della speciale Commissione del Parlamento europeo che si occupa dei presunti sequestri e voli illegali Cia e, rispondendo alle domande dei parlamentari, aveva spiegato che «l’omissione di qualsiasi comunicazione del ministro all’Autorità Giudiziaria» è «contraria al principio di buona amministrazione e a quello di leale collaborazione tra le istituzioni, nonché ai principi giurisprudenziali elaborati dalla Corte di Strasburgo la quale, in tema di tutela dei diritti umani, impone obblighi positivi per assicurare la effettiva tutela delle vittime di reati quali torture e sequestri di persona».

Ed era proprio per il principio di leale collaborazione tra le istituzioni che, per Spataro, la Procura di Milano aveva trasmesso al ministro, su sua richiesta, gli atti dell’inchiesta. «Pur apparendo inaccettabile la pretesa del ministro di voler valutare nel merito le prove raccolte, valutazione che compete solo ai giudici», ha detto il magistrato alla Commissione.

La procura di Milano intende chiudere le indagini entro la fine di questo mese. L’unica cosa che potrebbe, in qualche modo, causare dei ritardi il fatto che si concretizzi una rogatoria per interrogare indagati e testimoni che è stata trasmessa all’ambasciata italiana negli Usa, mentre nei confronti dei 22 agenti Cia è stato emesso anche un mandato di cattura europeo valido per tutti i 25 paesi dell’Ue.

Intanto mercoledì è arrivato all’Italia anche l’ammonimento della commissione d’inchiesta europea sulle “extraordinary renndition” e sul caso Abu Omar. «Dando solo una risposta parziale alla domanda sul coinvolgimento» di agenti e «non rispondendo per nulla alla domanda sulle inchieste ufficiali, l’Italia non ha fornito informazioni sulla ben nota indagine in corso sul presunto rapimento di Abu Omar, da parte di agenti Cia in Italia, in contrasto con la Germania e la Svizzera che forniscono informazioni sulle inchieste in corso da parte delle loro autorità» si legge nel rapporto presentato dal segretario generale del Consiglio d’Europa Terry Davis.


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