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neeve
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STO LEGGENDO
La filosofia Dei Viaggi nel Tempo Di Roberta Sparrow.
HO VISTO
La scarpa di mio fratello vuota.
STO ASCOLTANDO
La voce della mia coscienza: ronzii e rumori metallici.
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Fin tanto che sono sola a casa, non metto niente.
ORA VORREI TANTO...
Che il mondo congelasse.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Il modo di fare breccia in un cuore solido come una roccia. Anzi, forse come l'acciaio...sigh!
OGGI IL MIO UMORE E'...
avvelenato.
ORA VORREI TANTO...
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di neeve da commentare:
Mondo43.Pazienza.
C’era un bosco incantato, tanto tempo fa. In quel bosco, vivevano in perfetta armonia una miriade di esseri incantati, pacifici e dediti alla cura dei sentimenti più belli e profondi. Un viandante passando da quelle parti non poteva non notare il cambiamento d’umore che provava respirando quell’aria carica dei profumi e della magia che le fate e i folletti creavano per compiacere il loro re e la loro regina. le fate abitavano i tronchi di grandi alberi verdeggianti e secolari, i folletti, invece, si costruivano la loro dimora nel terreno, tra le radici delle quercie o dei castagni, prestando molta attenzione a non dannegiare chi li ospitava con tanta pazienza e amore. I due popoli si amavano profondamente e ognuno conosceva i pensieri dell’altro, così che ipocrisia e invidia e tradimento erano vocaboli sconosciuti a loro. Se un folletto s’innamorava di una fatina, bastava che rivolgesse lo sguardo verso di lei in modo da rendere visibile la forza del suo amore, solitamente la fata sorrideva e se accettava lo sguardo dell’innamorato, sfiorava con un dito il suo orecchio puntuto e sfregando tra di loro le ali ricopriva l’amato con una polvere scintillante e magica in modo da suggellare per sempre la loro unione. da quel momento niente e nessuno avrebbe mai separato i due amanti. Tra tutti i folletti uno solo, non si era mai innamorato e non aveva mai donato il suo sguardo a nessuna fata. Non perchè non amasse quel bellissimo popolo, ma perchè non si sentiva in grado di provare un sentimento così grande come l’amore. Guehillon era il suo nome ed era famoso tra i suoi simili come Guell testa bassa. Camminava sempre guardandosi i piedi, aveva il terrore di lasciar intravedere i suoi sentimenti, paura che le fatine lo deridessero per la debolezza del suo cuore. Cosi Guehillon passava le sue giornate modellando le pietre con la sua magia. La sua dimora aveva una enorme stanza, ricolma di strane sculture che rispecchiavano i pensieri e i sogni del piccolo artista. Statue dalle forme curiose, piccole foreste pietrificate in miniatura, fiori sconosciuti fatti di cristalli finissimi, creature mostruose, opalescenti e terrificanti. In fondo alla sala in un angolo nascosto alla vista di chiunque fosse mai entrato, vi era la scultura più preziosa, quella a cui Guehillon aveva dedicato tutta la sua magia e tutta la sua arte. Era una fatina, la più bella fata che qualsiasi folletto avesse mai visto. I suoi capelli erano stati ricavati dall’oro, sottilissimi e morbidi come se fossero veri. Il suo corpo era la perfezione fatta di quarzo purissimo e le sue ali erano diamanti tagliati con una precisione incredibile anche per la più potente delle magie. Guehillon le diede il nome di Cibele. Nessuno sapeva dei lunghi discorsi che il folletto intratteneva con lei quando scolpiva e a nessuno interessava il contenuto del cuore di Guehillon. Così le fate smisero di chiedersi perchè testa bassa non le guardasse mai ed i folletti non indicarono più gicosamente questa o quella fatina deridendo il folletto scultore. Il tempo e le stagioni passarono, lentamente, ma inesorabilmente. Gli amori del bosco incantato continuarono come sempre, generando nuovi folletti di terra ed eteree fatine alate. Nessuno pensò più a Guehillon, chiuso nella sua tana da tanto, troppo tempo. Aveva scolpito. Aveva lavorato ininterrottamente per creare quella che sarebbe stata l’ultima scultura della sua vita. Aveva ritratto se stesso, intento a guardare la sua Cibele con una intensità ed un amore tale che la fata sorrise, sfiorò con una mano l’orecchio puntuto del Guehillon di pietra e fece per muovere le ali. Nessuno mai si accorse di questo miracolo. Nessuno si chiese perchè testa bassa fosse sparito. Tutto continuò come sempre nel bosco incantato. |
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