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di ecce_ da commentare:
La geografia della fame di Jacques Diouf , direttore generale Fao
È davvero difficile accettare l’idea che nel ventunesimo secolo vi siano nel mondo milioni di famiglie che vivono in condizioni di povertà perché è loro negato l’accesso alla terra, la più fondamentale delle risorse produttive. È un’ingiustizia che trova spiegazione nel valore che alla terra si è sempre attribuito sin dalle origini. Nelle società agricole essa rappresenta un patrimonio di importanza economica basilare, anche se per milioni di persone questo non è il suo valore primario, né l’unico.
Per le popolazioni indigene essa è tuttavia la base stessa della loro identità, è il luogo per eccellenza, come già per i loro avi: la terra dà le piante con cui curarsi, è l ambito delle attività lavorative, lo spazio in cui trascorrere i momenti di riposo, è casa di generazione in generazione. Nella maggior parte delle società, inoltre, la terra è sinonimo di potere, di status sociale, di appartenenza a una determinata classe socioeconomica. Per molte donne, la essa è condizione essenziale alla propria autonomia. La terra significa appartenenza a un luogo e a una cultura: quando si parla di uomini e donne senza terra, si intende gente senza un passato, un presente, un futuro.
Alcune riforme agrarie poste in atto in questi ultimi anni hanno cercato di sanare in qualche modo questa complessa situazione, con risultati più o meno significativi. Purtroppo, però, si è ancora ben lontani dall aver risolto la questione agraria nel suo insieme. E le nuove sfide mondiali, come quelle poste dalla globalizzazione degli scambi commerciali, dal massiccio inurbamento delle popolazioni contadine, dal degrado ambientale e dai conflitti sociali (spesso determinati dal mancato accesso e controllo sulle risorse naturali) esigono risposte urgenti di portata globale.
Mancano soltanto 10 anni al termine fissato dalla comunità internazionale negli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, entro il quale si dovrebbe dimezzare la fame nel mondo. Solo un rinnovato impegno di dimensioni globali nei confronti delle aree rurali disagiate potrà spezzare il circolo vizioso di povertà e fame in cui sono intrappolati ben 840 milioni di persone.
La Fao, con il sostegno del governo brasiliano, ha deciso di assumere la leadership di questo processo, e in tale ottica ha indetto una Conferenza internazionale su riforma agraria e sviluppo rurale (Icarrd) che si terrà da domani fino al 10 marzo nella città brasiliana di Porto Alegre. Obiettivo della Conferenza è quello di istituire un forum per la condivisione di conoscenze, esperienze, successi e difficoltà incontrate nell attuazione delle varie riforme agrarie nei diversi Paesi, nonché di riflettere insieme sul futuro dello sviluppo rurale. La Conferenza cercherà inoltre di costituire tra i partecipanti alleanze per azioni future.
Una delle principali lezioni apprese dalla storia delle riforme agrarie è che sono destinati all insuccesso tutti i processi che difettano di partecipazione attiva e che non comprendono in sé tutti coloro che hanno qualcosa da dire sulla tematica cruciale dello sviluppo locale. Ecco perché la Fao ha inteso aprire questa Conferenza alla partecipazione di tutti.
I temi da affrontare sono molti e di natura sostanziale: come conciliare giustizia sociale e sviluppo sostenibile; studiare leggi che tengano conto delle esigenze specifiche sia delle comunità nomadi che di quelle sedentarie; il ruolo rispettivamente dello Stato e del mercato nel processo di riforma agraria; promozione di fonti energetiche pulite, come le bioenergie; rilancio delle economie rurali; miglioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori agricoli stagionali; riconoscimento del ruolo vitale svolto dalle donne in agricoltura e nella conservazione delle risorse naturali. A Porto Alegre il dibattito si incentrerà su gruppi di tematiche tratte da studi analitici e documentazioni. Al termine, la Conferenza rilascerà una Dichiarazione finale e renderà pubblico un Piano d azione. Utilizzando un sistema di indicatori e di linee guida facoltative, un gruppo di Osservatori internazionali provvederà a verificare l’adesione al Piano d azione in termini di progressi compiuti in fatto di legislazione nazionale e internazionale.
Non è un caso che si sia scelto il Brasile come sede ospitante questa Conferenza: esattamente 60 anni fa il noto uomo di scienza e politico Josue de Castro pubblicava il suo «Geografia della fame», straordinario libro sulle cause della fame nel suo Paese e nel mondo. Le sue parole sono state tradotte in più di 25 lingue, e conservano ancora tutta la loro validità: «Il sottosviluppo non è semplicemente scarso sviluppo: è il risultato di un uno sviluppo universale mal diretto, un prodotto dell’abuso delle risorse naturali e umane. Sottosviluppo e fame possono essere eliminati dalla faccia della terra solo con una strategia di sviluppo globale che metta in moto i mezzi produttivi nell interesse della comunità». |
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