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NICK: bustamove
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STO LEGGENDO
il principe del macchiavelli
ci sono cose nella vita che cambiano,altre che non cambiano mai..la storia dell’italia..beh..non so che dire


HO VISTO
il fiore più bello sbocciare tra le mie mani mentre con i suoi petali mi accarezzava la pelle,gocce di rugiada che scendevano dagl’occhi per un’emozione travolgente


STO ASCOLTANDO
la voce di un folletto che ride


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
jeans e maglietta..comodità e mezza eleganza..


ORA VORREI TANTO...
trovare un appartamento in cui vivere senza che un’agenzia immobiliare che ti chiede più dell’affitto di tre mesi!!
ma ti pare normale sborsare 4000 euro per un appartamento solo per entrare..matti!!


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
analisi del discorso.. come la sequenza e l’utilizzo di certe parole possano cambiare il significato


OGGI IL MIO UMORE E'...
in un limbo in cui allegria e stranezze si mescolano senza creare un colore definito


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
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MERAVIGLIE

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Messaggio di bustamove da commentare:
beh..oggi tutte le donne riceveranno i loro auguri..ma mi chiedo ancora adesso per cosa..
per la nostra emancipazione?
per essere riuscite ad ottenere il diritto del voto?
ancora non copisco bene..e poi da dove viene questa festa?
mmm.. intanto vi ringrazio..a tutti quelli che mi hanno già fatto gli auguri e a chi vorrà farmeli..

Ipotesi sull’origine
L’origine della festività è controversa. Una possibilità è che la sua istituzione risalga al 1910 nel corso della II Conferenza dell’Internazionale socialista di Copenaghen. Sarebbe di Rosa Luxemburg la proposta di dedicare questo giorno alle donne.
Alcune femministe italiane (Irene Giacobbe, Tilde Capomazza, Marisa Ombra) sostengono tuttavia che non c’è nessuna prova documentata a supportare questa ipotesi. Il movimento operaio e socialista di inizio secolo ha celebrato in date molto diverse giornate dedicate ai diritti delle donne e al suffragio femminile. L’unica data certa è l’8 marzo 1917 (27 febbraio secondo il calendario non riformato) quando le operaie di Pietroburgo (Russia) manifestarono contro la guerra e la penuria di cibo e tale episodio viene considerato l’inizio della rivoluzione di febbraio. Le autrici citate ipotizzano che per rendere più universale e meno caratterizzato politicamente il significato della ricorrenza, si preferì omettere il richiamo alla Rivoluzione russa ricollegandosi ad un episodio non reale, ma verosimile, della storia del movimento operaio degli Stati Uniti (vedi a proposito la sezione successiva).
In Italia, nel secondo dopoguerra, la giornata internazionale della donna fu ripresa e rilanciata dall’UDI (Unione Donne Italiane) associando nel contempo alla data dell’8 marzo l’ormai tradizionale fiore della mimosa.
La leggenda della fabbrica Cotton
In Italia è molto diffusa una storia che fa risalire l’origine della festa ad un grave fatto di cronaca avvenuto negli Stati uniti.
La versione "tradizionale" vuole che nel 1908 a New York, alcuni giorni prima dell’8 marzo, le operaie dell’industria tessile Cotton iniziarono a scioperare per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero proseguì per diversi giorni finché l’8 marzo Mr. Johnson, il proprietario della fabbrica, bloccò tutte le vie di uscita. Poi allo stabilimento venne appiccato il fuoco (alcune fonti parlano di un incendio accidentale). Le 129 operaie prigioniere all’interno non ebbero scampo.
Altra ipotesi è che questa storia sia in realtà un adattamento, fatto a fini propagandistici dai movimenti di sinistra, di un fatto realmente accaduto ma con tempi e modalità leggermente diverse.
Secondo quest’altra ipotesi, l’incendio avvenne nel 1911 (quindi dopo, e non prima della tradizionale data di nascita della festa, il 1910), a New York, nella Triangle Shirtwaist Company. Le lavoratrici non erano in sciopero, ma erano state protagoniste di una importante mobilitazione, durata quattro mesi, nel 1909. L’incendio, per quanto le condizioni di sicurezza del luogo di lavoro abbiano contribuito non poco al disastro, non fu doloso. Le vittime furono oltre 140, ma non furono tutte donne, anche se per il tipo di fabbrica erano la maggior parte. I proprietari della fabbrica si chiamavano Max Blanck e Isaac Harris, vennero prosciolti nel processo penale ma persero una causa civile.

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