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raggioverde
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CITTA': cittadino mondiale non riconosciuto
COSA COMBINO: scombinato multinazionale
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STO LEGGENDO
dovrei avere più cose da leggere
HO VISTO
Buenos Aires e il Parco delle Brentelle
STO ASCOLTANDO
segnali acustici dalla distanza
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
maglioncino e maglietta sotto
ORA VORREI TANTO...
sapere quale è la decisione giusta
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
cosa penso del mio fidanzamento -- tornare o non tornare, questo è il problema
OGGI IL MIO UMORE E'...
strano
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
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MERAVIGLIE
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Messaggio
di raggioverde da commentare:
Non volevo sbattere fuori pagina il primo capitolo del mio romanzo senza mettere qualcosa che fosse all' altezza del compito, quindi beccatevi questo testo scritto nel 1996 (cavolini di Bruxelles, purtroppo è cambiato ben poco da allora...)
All’ altro lato dello specchio (n.d.r.: non intendo te, Mirror!)
“All’ altro lato dello specchio ci sei tu come sapere se stai pensando a me?”
Mi chiedo cosa fai in questo momento, dove ti trovi. Forse stai dormendo adesso, e vedi dei sogni belli, ma spero che non li starai vivendo tutti, perche così dove ci sarà posto per me? Forse sei uscita col tuo gruppo o con le tue amiche, con cui condividi parecchi segreti che qualche giorno vorrei imparare. Forse credi adesso che ami qualcun’ altro – non pretendo di essere la tua unica storia. Basta trovarti. Di certo non ci siamo conosciuti ancora. Dico questo perche anche se ci siamo conosciuti, non siamo ancora arrivati dove voglio: non ho conosciuto la tua anima, neanche tu la mia, non ho scoperto che sei davvero tu a cui scrivo adesso. Forse sei quella chi si è seduta accanto a me nell’ autobus ma si è allontanata quando hai visto che non trovo niente da dirti. Forse ti ho notata dall’ altro lato della strada mentre camminavo, e ho ammirato per alcuni secondi il tuo viso, i tuoi capelli, gli abiti che indossavi, o la tua voce – ma non c’è stata nessun seguito, niente da creare delle memorie. Non importa: quando ci incontreremo avrò l’ occasione di ammirarti più intensamente. Se mi hai visto da qualche parte, probabilmente ti ho spaventata, perche cammino più velocemente quando non mi aspetta nessuno e non ho il talento di poter nascondere le mie angoscie. Non mi troverai dove cerchi che si buttino tutti per impressionarti. Forse ti troverò al lavoro o nel mio quartiere (lo ammetto, sto sognando con la matita in mano). Forse abbiamo parlato di qualche bazzecola. Anche se so adesso il tuo nome, dove abiti, o da dove vieni, questo non vuol dire che ti ho trovata. Non ti avrò capita per completo fino al momento che ti terrò tra le mie bracia e sentirò che davvero ti vuoi trovare lì. C’erano anche altri visi, altri nomi che credevo che ti appartenessero – per vari motivi che cambiavano ogni volta, mi sei scappata di nuovo. Ma la tua idea spesso mi viene vicino, aspetto che mi accompagni pure. Per questo mi inganno così facilmente, tanto che cinque sorrisi e una mano di compassione temporaria sulla mia spalla bastano per farmi pensare che forse ti ho trovata. Ma tu certamente non stai cercando me, o non te ne sei accorsa. Se ti metti a pensare cosa troverai davanti a te, troverai cinquecento modi di rimanere allibita. Perché lo dico questo? Essenzialmente, sono un’ errore della statistica. Un uomo che è nato in un posto, sente un’ altro come patria (anche se mi credono straniero ogni volta che apparisco lì) e vive altrove adesso. Non ho compiuto neanche due anni interi nella stessa scuola fino a quando ho finito la scuola media. Uno che parla tre lingue diverse nella sua famiglia e ha scritto delle canzoni in tre, ma non ha voce per niente. Da un popolo noto per essere allegro, ma non sa ballare per niente. Uno che ha studiato una cosa e scelto altre come professione, e non esita a presentarsi davanti ad attori o sindaci aspiranti indossando la maglietta o le scarpe con i buchi. E non dimenticare che bevo il frappé senza la cannuccia e non prendo l’ ascensore per meno di cinque piani. Non chiedermi dove mi troverò tra cinque anni, non posso concepire di tali distanze – ma non capisci che anche tu sei capace di creare la mia risposta? Dopo tutto questo, di qualche modo lo capirò se preferisci lui che ha trovato parole belle da dirti prima di me, se scegli la sicurezza della tua bandiera, lui che come parla la stessa lingua che tu da più anni credi che sia “programmato” a reazionare di modi che capirai meglio. Portami una frontiera per spaccarci sopra la mia testa. Sono stufo. Non ho nessuna voglia di travestirmi in qualcosa che credo che ti piacerà. Inoltre, non mi hai mai fatto capire cosa cerchi. Se ti preparo una scena, amerai una menzogna, e quando imparerai la verità non la sopporterai. La mia unica scelta è di mostrarti (poco a poco, mica ti voglio spaventare) chi si nasconde dietro due occhi rovinati, dentro alcuni abiti che in media hanno trascorso trenta ore in aereo. Non stupirti se mi siedo vicino a te e non mi vengono parole adatte al momento. Risulta che non mi sono abituato all’ idea che tu mi voglia ascoltare. Certamente vorrò ascoltare anche te, il tuo percorso, i tuoi sogni, le tue disfatte, cioé tutto quanto ti ha fatto diventare quella che sei. Da un momento così, un incontro delle nostre mani mentre diventiamo meno misteriosi uno per l’altro, comincerò a credere che ti amo e poco a poco le giornate prenderanno altri colori. E se ti vedo qualche volta con il morale a terra farò tutto il mio possibile per rialzarti. Dopotutto non ho altro da offrirti eccetto un’ anima. Ma sono altre cose che vedo che hanno successo. E non cominciare adesso le parole grandi, cioé che la bellezza si trova nell’ anima, il valore si nota e viene stimato, e non hanno nessuna importanza l’ apparenza e le prime impressioni. Belle tutte queste idee, ma davvero siamo tutti superficiali e se non vediamo sulla superficie qualcosa che ci piace, non ci attira niente a cercare più a fondo. Ci sono certe qualificazioni, non importa quanto lo rifiutiamo. Nascondiamo noi stessi come una brutta abitudine esattamente perche vogliamo che gli altri ci cerchino. Così succede anche qui: non ti darò importanza se non mi sembri bella di qualche modo. Quale precisamente sarà la bellezza tua che mi attirerà, non so – l’ unica certezza è che troverai qualche modo di commuovermi. Se sai cosa vuoi, prendilo e poi lasciami, eccetto se vuoi me. Quello che mi fa più paura non è tanto che non ti possa mai trovare, ma che ti possa trovare e poi ci sconfiggano gli ostacoli. Poiché “quello che ci appartiene, lo facciamo a pezzi.” (scusatemi Haris e Panos) Il “quasi”, i contati persi, sempre sanno trovare una forma nuova. Forse ti caccerò via io per primo, per paura di essere cacciato da te. Certamente non mancono le scene che si svolgono davanti a me come un film vecchio dove vuoi avere un ruolo, che assaliscono i miei occhi e la mia immaginazione e provocano la domanda “ma quando mi toccherà a me?” Come dice anche un’ altra canzone, se sogno sono sveglio, i miei sogni si avverano davanti ai miei occhi e li vivono altri. Voglio ancora credere che qualche giorno non avremo più bisogno dei sogni perche avremo delle verità altrettanto belle. Perche il contrario, non credere in te, è come non credere nemmeno in me stesso. Sarebbe buffo conoscerti finalmente e scoprire che hai letto questa sciocchezza. Per cercarmi devi girare dalla parte sbagliata, e devi ripensare molte percezioni che finora consideravi fisse. Forse per questo non ti ho trovata ancora, cioé anche più cose hanno bisogno di rovesciarsi dentro di me. Nella nostra vita non ci sono strade a senso unico, ragazza. All’ altro lato del tuo specchio mi trovo io, con voglia di ritrovarci anche altre volte, faccia a faccia e cuore a cuore, senza avere specchi per immaginarci uno all’ altro, uno senza l’ altro. Come si arriva a quel punto, non chiedermelo – se avessi qualche idea l’ avrei già applicata. In qualche momento si romperano i specchi, dove andranno? Buonanotte. Ci vediamo nel mio prossimo attacco d’ insonnia. 24 aprile 1996. |
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COMMENTI:
Autore:
giulietta
( giovedì 3 luglio 2003, ore 23:45
)
Grazie Josè! sapevo di poter contare su di te!
Autore:
raggioverde
( giovedì 3 luglio 2003, ore 21:47
)
devo comprarti uno io?
Autore:
giulietta
( mercoledì 2 luglio 2003, ore 23:04
)
E io che devo ancora trovare il mio specchio?
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