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SoundPark
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ETA': 26
CITTA': Macondo d'estate, Almayer d'inverno
COSA COMBINO: tante cose, forse troppe...
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Messaggio
di SoundPark da commentare:
 Un lunedi surreale, un susseguirsi di sensazioni variegate, del tempo che passa e dello spazio che si dilata e poi subito si restringe, fino ad apparire quasi nullo. Comuque vada domani sarò una persona meno indolente, di questo ne ho appena preso coscienza. Camminavo con passo lento (stranamente) oggi per le vie del centro, per le piazze e poi vicino al Liviano assieme al cugino in imminente ri-partenza e con i due suoi compagni erasmus al seguito e cominciavo a provare tutte queste sensazioni. Anche perché sulle spalle portavo ancora un weekend pesante in fatto di emozioni, e la pancia piena dopo una serie di inaspettati banchetti, ripetuti ritrovi a mangiare insieme per ben quattro pasti consecutivi abbastanza improvvisati con una sfilza di fratelli, sorelle, cugini e cugine sia quelli veri che quelli acquisiti da qualche mese (per non parlare di quelli appena nati). La fortuna di sentirsi circondati da tanto affetto, già questo basterebbe per essere sazi. E piccola nota di colore, giusto perché si sappia che sono uno fissato con le date, in settimana il blog ha fatto 6 mesi (neanche fosse un infante, ed il primo dentino ce l’ha già?), penso che talvolta sia un po’ una minchiata, ma mi trovo ad avere un diario sbilenco di cose scritte tra le cui righe galleggia un po’ tutto quello che mi è successo in questi mesi vissuti pericolosamente. E tra le varie baraonde musicali consumate tra consolle e dancefloor, due situazioni spassosissime, due canzoni che hanno fatto riemergere valanghe di ricordi. La prima venerdi grazie a lui (e mi sa che è anche colpa sua se ho aperto sto blog) che ha rispolverato una canzone ascoltata dodici anni fa un sabato a mezzogiorno in un bar appena uscito dal liceo. Era Whatever , il primo successo di un gruppo che si chiama Oasis. La seconda me la sono regalata, ma in maniera del tutto involontaria… Praise You di Fatboy Slim, un superclassico, non fosse perché sette anni fa l’ho ballata in una delle mitiche chiusure stagionali del Vinile (quelle con le piscinette piene d’acqua ai bordi della pista e la birra schiumosa in regalo per esaurire le scorte), con una mano che danzava felice disegnando improbabili figure nell’aria e con l’altra che reggeva la borsa del ghiaccio appoggiata sopra la mia testa, o meglio sul cerotto che copriva i sette (ancora sto numero!) punti di sutura che mi avevano dato giusto mezzora prima al pronto soccorso (grazie Pearl per il passaggio in macchina). Due giorni dopo avevo pure gli esami di maturità. Scatenato. Avanti cosi, comunque vada queste gioie non ce le toglieranno mai, gli amici, la musica, i ricordi e le emozioni restano indelebili. Ed in tutto questo trambusto un sms della scorsa notte direttamente dalla Francia diventa un emblema di tante scelte e tanti pensieri
Le temps n’est rien… il permet de mesurer la distance entre nos désirs et le moment où ils se réalisent.
Me lo sono scritto in stampatello minuscolo sotto la pelle. Si sa mai che possa servire da promemoria. Mi godo l’attesa per quest’estate, anche se c’è da passare indenni una primavera turbolenta. A seguire l’indubbia canzone del momento, qualche mese fa al primo ascolto mi disse poco o nulla, ora va in doppia cifra giornaliera.
THE STROKES “Heart in a cage”
Well I don’t feel better When I’m fucking around And I don’t write better When I’m stuck in the ground So don’t teach me a lesson Cause I’ve already learned Yeah the sun will be shining And my children will burn
Oh the heart beats in its cage
I don’t want what you want I don’t feel what you feel See I’m stuck in a city But I belong in a field
Yeah we got left, left, left, left, left, left, left
Now it’s three in the morning and you’re eating alone
Oh the heart beats in its cage
All our friends, they’re laughing at us All of those you loved you mistrust Help me I’m just not quite myself Look around there’s no one else left I went to the concert and I fought through the crowd Guess I got too excited when I thought you were around
Oh he gets left, left, left, left, left, left, left
I’m sorry you were thinking; I would steal your fire. The heart beats in its cage Yes the heart beats in its cage Alright
And the heart beats in its cage |
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COMMENTI:
Autore:
Mist
( mercoledì 12 aprile 2006, ore 15:32
)
Stranamente quel pezzo degli Oasis piace pure a me
Autore:
SoundPark
( martedì 11 aprile 2006, ore 20:58
)
caro fratello, adesso li preparo subito, così non mi dimentico!
Autore:
El Guera
( martedì 11 aprile 2006, ore 19:35
)
STUPENDA PRAISE YOU! GLI AIR FRATELLINO.DOMANI LI DEVO AVERE!
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