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di ecce_ da commentare:
Napolitano, quel comunista prudente che conquistò anche il Cavaliere di EDMONDO BERSELLI
Basta guardare le fotografie raccolte nella sua "autobiografia politica", Dal Pci al socialismo europeo, per rendersi conto che Giorgio Napolitano è stato uno dei protagonisti della sinistra italiana. Eccolo con Togliatti, Amendola, Chiaromonte, Berlinguer, Natta, Occhetto. Ma protagonista in che modo, e con quale stile? Un comunista senza complessi e un socialista senza timori. E nello stesso tempo un uomo delle istituzioni: chissà se Silvio Berlusconi, nelle sue tirate contro il terrore del comunismo, ha dimenticato di essere sceso dal suo scranno, una dozzina di anni fa, per andare a stringere la mano a quello splendido avversario.
Già, comunista sì, ma di classe, come si diceva con un attempato calembour. Il giovane studente sfollato a Padova, dopo i primi bombardamenti alleati su Napoli; il liceo Tito Livio, la libreria Randi dove si potevano incontrare personalità come Concetto Marchesi, Manara Valgimigli, Diego Valeri. Nella formazione di Napolitano, negli studi, nelle amicizie ci sono quelle grazie borghesi che non lo avrebbero mai abbandonato, e che lui non avrebbe mai tradito. Così come lamicizia sotto il Vesuvio con lesplosivo Curzio Malaparte e con giovani intellettuali come Maurizio Barendson, Raffaele La Capria, Francesco Rosi, fu il tramite con una élite culturale con cui Napolitano si sarebbe sempre ritrovato.
Lui, il destro. Lanti-ideologico. Perché per lideologia cera Pietro Ingrao, con il suo luxemburghismo corrugato. Napolitano era leuropeo, il revisionista, luomo delle Bad Godesberg possibili anche se sempre rinviate: un crociano che già allora pensava ciò che scrive oggi, a proposito delliniziativa degasperiana con lavvio dellintegrazione europea: "Quella che risultò la più lungimirante scelta di De Gasperi fu dal Pci sommariamente assimilata al suo filoamericanismo... Fu forse il più grave segno di cecità della sinistra, che avrebbe pesato sul suo ruolo nazionale e internazionale".
Al massimo, ciò che è stato sempre rimproverato a Napolitano è stata la sua prudenza, la cautela, la lentezza guardinga delle decisioni. Agli albori degli anni Sessanta, quando aveva assunto la responsabilità della sezione "lavoro di massa", aveva guardato al primo centrosinistra con uno sforzo di attenzione "per le innovazioni che l"apertura a sinistra" poteva portare con sé sul terreno della politica economica e sociale". Nei Settanta aveva impersonato la fermezza istituzionale, messa a prova durissima dallaggressione terroristica, tanto da qualificarsi come "difensore accanito" della politica di solidarietà nazionale. Probabilmente il suo vero punto di svolta, o di blocco, fu negli anni Ottanta, allorché molti impazienti nel Pci guardavano a lui come il possibile navigatore fuori dalle secche del berlinguerismo. Lo sfondo era lo scontro politico e genetico con Bettino Craxi, e Napolitano confessò a LEspresso i propri dubbi sullaureo isolamento del Pci: "Abbiamo tardato a comprendere che il Psi coglieva problemi reali di rinnovamento della sinistra, del suo bagaglio ideale e programmatico, del suo insediamento sociale". Eppure nelle aree del comunismo empirico e migliorista, in Emilia e in Toscana, ci si sarebbe aspettati qualche iniziativa più coraggiosa e puntuale, una posizione meno pensosa.
Ma Napolitano era ed è un protagonista laterale, un politico che crede nelle strutture organizzate, nellapporto che si può offrire nel tempo, senza strappi, senza sprazzi inautentici di anticonformismo. Il buon borghese socialista può consentirsi civetterie come attribuirsi eufemisticamente "una certa dimestichezza con la lingua inglese" raccontando lincontro con Katherine Graham, la gran signora e padrona del Washington Post. Ma la sua tonalità preferita è quella sobria di chi affronta con sobrietà i cambiamenti scanditi dal calendario istituzionale. Deputato dal 1953, presidente della Camera negli anni dinferno 1992-94, sotto la mareggiata di Tangentopoli, sempre esente da furori giustizialisti, ministro degli Interni con Romano Prodi. Ma anche sempre più proiettato verso lorizzonte europeo, sulla scia dellimpegno con il Pci di Altiero Spinelli.
"Fece scalpore - ha scritto nelle sue memorie politiche - il gesto del presidente del consiglio (Berlusconi) che volle venire al mio banco a congratularsi". Era il 1994, e Napolitano nel suo discorso aveva indicato "una linea di confronto non distruttivo tra maggioranza e opposizione". Chissà se quellepisodio ormai lontano, in un clima di scontro oggi anche grottesco, può ancora avere un valore a suo modo di simbolo, di civiltà, di una educazione indubbiamente ascrivibile a quella buona borghesia che aveva scelto il popolo senza cedere nulla del proprio stile. |
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