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Messaggio di ecce_ da commentare:
«Truman show» per svelare «la parola»
Un ricercatore Usa ha deciso di filmare suo figlio senza sosta da zero a tre anni per capire come un bambino apprende il linguaggio

Come nasce il linguaggio? Basta lo stimolo vocale dell’ambiente o ci vuola anche qualcos’altro? Che peso ha la genetica? Le domande sull’argomento potrebbero riempire molte pagine e potrebbero prendere in considerazione le tesi di famosi e talvolta controversi linguisti. E così Deb Roy del Media Lab presso il prestigioso Massachussett Institute of Technology (MIT) di Boston, ha pensato di «tagliare la testa al toro» e di filmare ininterrottamente un bambino dalla sua nascita fino a i tre anni per cercare di capire quali sono gli elementi che possono giocare un ruolo decisivo nell’apprendimento della «parola». Soggetto/oggetto di questo «Truman show» sarà l’ultimo nato in casa Roy, che (viva la fantasia) si chiama Roy. Una rete di microfoni e videocamere per 14 ore al giorno 365 giorni l’anno seguiranno l’ignaro infante in ogni suo passo. Gli occhi elettronici registreranno i suoi primi «esercizi vocali», spieranno la sua famiglia per catturare una corrente continua di dati circa le esperienze del bambino, per poi studiarle e capire quali siano quelle determinanti per instillargli la favella. Non solo, stando a quanto riferito alla rivista New Scientist dallo stesso ideatore del progetto, che è stato battezzato «speech home», il MIT offrirà anche al pubblico alcune selezioni di video clip del sistema di sorveglianza messo a punto per il progetto.

ANALISI DEI DATI - I dati che le telecamere spediranno direttamente al MIT saranno analizzati sia da potentissimi calcolatori sia da analisti umani che classificheranno atti specifici come fare il caffè‚ o preparare la cena. Algoritmi serviranno anche per trascrivere ogni frase che volerà in casa Roy e saranno in grado di riconoscere quale membro della famiglia l’ha pronunciata. Quest’analisi permetterà di capire gli stimoli cruciali allo sviluppo del linguaggio, ha ribadito Roy, e se avrà successo il progetto sarà di aiuto contro molte malattie e disturbi del linguaggio. Inoltre le preziose informazioni potranno essere usate per generare intelligenze artificiali che sappiano imparare a parlare. E al di là di queste applicazioni sicuramente uno studio di tale portata aiuterà a far chiarezza su una delle prerogative più affascinanti e uniche di cui l’uomo ha avuto dono.

Finora sono stati inadeguati i tentativi sperimentali di dare risposte esaustive a questi quesiti che affascinano un pò tutti noi. Si è cercato infatti di vedere i comportamenti dei neonati, magari a fianco delle proprie mamme, per un lasso circoscritto di tempo ed in ambienti non consueti come un laboratorio, insomma una scenografia non proprio congegnale per capire veramente lo sviluppo naturale del linguaggio.

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