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NICK: il_poetO
SESSO: m
ETA': 20
CITTA': Around Cittadella. Onara nolla conosce nisciuno.
COSA COMBINO: Lettere e Filosofia
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STO LEGGENDO
Sigmund Freud - Il Sogno, Also Spracht Zaratustra - Nietzsche, Poesie - Andrea Zanzotto (2a volta), Il Garofano Rosso - Vittorini, i due manuali di storia contemporanea.


HO VISTO
La Città Incantata, Shrek 2, Fuoco Cammina con Me, L’ora di religione.


STO ASCOLTANDO
The Future Sound Of London, Mark Hollis, Mouse on Mars, Flaming Lips, Sonic Youth.


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Nu ginz e ’na maglietta.


ORA VORREI TANTO...
Guardare la capovolta del cielo.


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Storia contemporanea, Letteratura contemporanea, Filmologia.


OGGI IL MIO UMORE E'...
So, why so sad?


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
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MERAVIGLIE

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Messaggio di il_poetO da commentare:

Sono qui disteso sul letto che ti scrivo, con ‘sta ventolina del portatile che non la vuole smettere di cantare. Stasera ho la finestra aperta, le zanzariere abbassate; dietro casa mia c’è un prato e -con l’afa che fa- le cicale pulsano il rumore dell’estate. Però questa ventolina degrada un po’ l’atmosfera, s’introduce indesiderata in questa conversazione fra le mie cicale e il silenzio delle parole che ti scrivo. E ora mi sa che mi fumo una sigaretta fuori e poi riprendo.
Di nuovo qui. Fuori si capisce che la stagione calda, di notte, in realtà non pulsa affatto; è un concerto in tonalità minore fatto di acuti e saliscendi. A poche centinaia di metri da casa mia c’è una palude che è un po’ il regno degli animali notturni e così, nell’intreccio dei rumori portati dal vento –si approssima un temporale- spicca di tanto in tanto qualche verso sinistro. Ma stando in campagna ci si abitua, e diventano suoni familiari, come il rumore della ferrovia –che taglia in lungo il parco della palude- che a volte si coglie all’improvviso quando il vento tira da sud. Insomma, qui il vento dà voce e volume alle cose. E’ il direttore d’orchestra. E io rileggendomi un po’ rido per i fatti miei perché immagino non te ne freghi niente di questa specie di elegia notturna; e soprattutto rido di questo tono elegiaco che m’appartiene solo quando scrivo alle donne. E’ come fare il romantico a ore, un prostituirmi aggratis al centro di una rotonda dove neanche un cane può sostare. E così ci si scrive addosso. Cioè, questa mail è un metafora dello scriversi addosso Ah, e prima, tornando dentro dopo la sigaretta, mi sono accorto che l’estate è davvero incipiente perché, insomma, non si gira più il pomello dell’acqua calda per lavarsi le mani. Se si è presi dal raccontare attorno a un tema, ogni minima stronzata entra in qualche modo nel discorso; anche una contingenza che spesso si fa sovrappensiero, come il lavarsi le mani. E c’è anche che mia madre ha appena finito di darsi lo smalto alle unghie dei piedi; all’una e cinque di notte mia madre pensa ai piedi. Forse pensa che domani farà caldo tanto e più di oggi e allora porterà ciabatte o scarpe aperte, e così in pasticceria, verso le nove e un quarto, apparirà la più curata nel club delle quarantenni del paese. Dico “la più curata” perché è mia madre. In realtà, fanno parte del clan mogli di artigiani o di imprenditori decaduti con un decolleté pieno e turgido, ambrato e morbido, da fare invidia alle fresche grazie di una sedicenne. Per non parlare dei jeans a vita bassa che mostrano gli spigoli del bacino che pensi a come cavolo abbiano fatto tre figli a uscire di lì. Qui, in un paese di meno di tremila anime, c’è un velinizzarsi a tutti i livelli della piramide sociale. L’altra sera qualcuno mi ha detto che se la gente pensasse a curare la propria psiche metà di quanto curi il corpo, vivremmo tutti in una società migliore. Io aggiungo che quell’esercizio della psiche e dello spirito porterebbe ad accettare le scadenze e il procedere naturale, e la cura del corpo sarebbe allora a servizio della salute, e del sentirsi sani in un equilibrio psico-fisico. Come se la ricerca della bellezza adolescente a quaranta-cinquant’anni vincesse la morte… Che poi questa ricerca degenera spesso in smania di possesso, e allora le signore te le ritrovi in discoteca che spingono il loro bacino e il loro ventre un tempo gravido contro il tuo, e ruggiscono, spalancano le pupille, che vogliono i tuoi vent’anni. “Mens sana in corpore sano” dicevano a Roma; ora dicono “ahò, a me ssò fatta er botox”; credo ci sia qualcosa di non più tanto sano.

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