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di ecce_ da commentare:
"La riforma del 2001 riprende e completa il percorso iniziato nel 1969 quando furono liberalizzati gli accessi alle facoltà. La massificazione del numero degli iscritti,insieme alla diversa composizine sociale degli studenti e di una parte dei professori, come abbiamo visto, ha modificato radicalmente le strutture di un’istituzione che era stata creata e costruita intorno a un’utenza d’élite. Ci si chiede che cosa abbiano fatto nel frattempo i docenti, anche se si tratta di una domanda retorica, poiché il generale disinteresse veerso le trasformazioni che stavano investendo le le loro aule, ha prodotto l’università dell’espulsione, dei ritardi e della incompetenza didattico-organizzativa generalizzata che conosciamo ancor oggi. Riuscire a coprire la distanza di trent’anni di incuria nell’arco di una sola riforma può apparire un’impresa titanica. E in realtà lo è, soprattutto dal punto di vista di una classe professorale per nulla preparata e abituata a tener conto dell’esistenza e dei bisogni formativi dei propri studenti. Ci troviamo perciò di fronte a un intervento che arriva tardissimo rispetto al sorgere delle questioni che lo hanno reso necessario. Inoltre esso è stato quasi interamente affidato in gestione a quegli stessi attori che sono la principale causa di molti dei problemi che si voleva cercare di risolvere. In questo senso la riforma nasce zoppa. Troppo spesso i presupposti sui quali se ne fondava la speranza di innovazione vengono tradotti in occasione per estendere piccoli poteri personali e locali, per allargare gli ambiti di influenza di dipartimenti e facoltà, per accaparrarsi risorse, senza nessuna seria programmazione dei percorsi formativi e degli sbocchi professionali. Tuttavia nonostante gli evidenti limiti, l’occasione della riforma ci ha consentito di parlare di temi didattici e della situazione in cui versa il rapporto studenti/docenti. Senza riforma non si sarebbero messe altrettanto efficamente a nudo circostanze cruciali dell’organizzazione degli atenei che così divengono invece evidenti agli occhi di tutti." |
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