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Messaggio di Stalida da commentare:
Giacinto era un giovane scrittore, con tante speranze e soprattutto tanta fantasia e idee che trasformava in storie. Possedeva una macchina per scrivere, passava ore a battere sui tasti e la gioia più grande era vedere il foglio bianco che si riempiva di lettere nere come ali di rondine.

Anche le idee erano molto felici di trovarsi organizzate in una bella storia che, se letta, poteva far nascere un sorriso, una lacrima, una riflessione.

Però, nel caso dello scrittore Giacinto, le sue storie, anche se molto ispirate e piene di significato, non riuscivano a dargli da vivere. Fu costretto a trovarsi un lavoro e, ne trovò soltanto uno molto pesante che lo spezzava di fatica. Si consolava perché, lavorando con le mani e le braccia, anche se il lavoro era duro e monotono, gli impegnava poco la mente. Poteva così sbizzarrirsi con la fantasia e le idee nascevano e si moltiplicavano trasformandosi in farfalle intorno a lui.

Si diceva: - Quando torno a casa, mi metto alla macchina per scrivere e le parole scorreranno sulla carta, veloci come il vento. Ormai il più è fatto, ho già tutto nella testa -.

Ma quando tornava a casa era talmente stanco che il più delle volte si addormentava sopra la tastiera della macchina per scrivere.

Alla fine rinunciò e si limitò a fantasticare e inventare storie che restavano per aria sotto forma di nuvole.


Di notte, nel buio della stanza, filtrava un po’ di luce attraverso le stecche mezze rotte delle persiane. Giacinto dormiva profondamente: la mattina dopo si sarebbe alzato alle cinque, per raggiungere in orario il posto di lavoro.

Nella sua stanza c’era un grande brusio e piccolissime scintille, particelle luminose che si muovevano, intrecciandosi fra loro. Erano le idee nate dalla fantasia di Giacinto, durante la giornata appena trascorsa e nelle precedenti, quelle rimaste per aria senza essere fermate sulla carta.

Le idee, che poi erano i pensieri più brillanti, comunicavano fra loro in grande fermento.

Le più giovani si lamentavano. - Non è possibile che noi siamo destinate a svanire nel nulla. Non ci rassegniamo. Piuttosto ce ne andiamo a cercare un’altra testa che ci offra la possibilità di realizzarci -.

- Questo non è giusto e neanche onesto nei confronti di Giacinto: senza di lui non esistereste - le rimproverò una vecchia idea che aveva avuto la fortuna di diventare una storia scritta.

- Allora è ingiusto anche il fatto che noi ci esauriamo così, senza un futuro -

- Forse qualcosa si può fare - suggerì la vecchia idea che era la più esperta. - Ho osservato tante volte Giacinto, mentre usava la sua macchina per scrivere. So come si fa, basterà organizzarci fra noi, metterci in ordine, lui ci ha già dato tutte le indicazioni necessarie. Lasciate fare a me -.

Da quella notte, per molte notti, mentre Giacinto dormiva profondamente, ci fu un gran brusio nella stanza e i tasti della macchina per scrivere si abbassavano sul foglio che veniva inserito nel rullo, dalla forza di quei pensieri che, tutti raccolti e concentrati insieme, diventavano mani con dita agili e veloci.

La mattina, prima dell’alba e del suono stridulo della sveglia sul comodino, la copertina di plastica tornava sulla macchina ed

un libro polveroso nascondeva i fogli scritti.

Giacinto, che in casa non ci stava mai, non si accorse di quel grande lavoro delle idee. Esse avevano lavorato sodo per alcuni mesi durante il suo sonno. Ma ora era arrivato il momento di mostragli il romanzo finito.

Tutti sanno che le idee possono essere luminose ed accendersi come lampadine, quindi quella notte la stanza di Giacinto si illuminò a giorno e lo scrittore si svegliò. Si meravigliò di tutta quella luce, senza capirne l’origine. Girò lo sguardo per la stanza e vide che, sul tavolo, la macchina per scrivere era scoperta e accanto aveva una risma intera di fogli scritti. Non credette ai suoi occhi e meno ancora quando si alzò e cominciò a leggere il romanzo che non ricordava di aver scritto. Ma era proprio come lo aveva pensato, sognando spesso, la notte, di scriverlo con la macchina.

- Forse è un miracolo - pensò. - O una magia, compiuta dalla forza del mio desiderio. O forse sono diventato sonnambulo, per la paura di non riuscire più a scrivere -. Si commosse fino alle lacrime e quella notte proprio non dormì, per finire di leggere. La mattina, telefonò al datore di lavoro per chiedere una mezza giornata di permesso, andò a fare una fotocopia del romanzo e la spedì ad un editore. Non aveva molte speranze, però ebbe il coraggio di provarci.

Le idee pensarono che fosse il caso di seguire la loro opera, anzi di precederla, se possibile. Si concentrarono, stipandosi l’una con l’altra, fino a formare un tutto unico.

E siccome i pensieri hanno le ali, a quel corpo unico spuntarono grandissime ali, più grandi di quelle di un’aquila.

Ma erano visibili soltanto a chi sapeva vederle.

Raggiunsero l’editore che stava dietro una grossa scrivania e gli frullarono intorno.

L’editore cominciò a pensare che gli sarebbe piaciuto leggere finalmente un bel romanzo degno di essere pubblicato...

Quando gli consegnarono la raccomandata con il romanzo di Giacinto, gli sembrò un segno del destino che fosse arrivato proprio in quel momento. E, invece di passarlo alla segretaria, come avrebbe fatto di solito, gli venne la curiosità di leggerlo.


Giacinto rigirava fra le mani la lettera raccomandata che gli era arrivata, senza il coraggio di aprirla. Le idee tutte unite, agitavano le loro grandi ali, molto impazienti. Finalmente la lettera fu aperta: l’editore lo invitava a presentarsi presso la casa editrice, perché il suo romanzo gli era molto piaciuto...

Giacinto si sentì svenire dall’emozione, anzi, svenne davvero. Le idee con le grosse ali si misero a sventolarlo, perché si riprendesse. Lui aprì gli occhi e gli parve di essere rinato e i suoi occhi vedevano come mai prima di allora. Vide sopra di sé una forma luminosa con ali grandi come quelle di un angelo.

Capì che quelle erano le ali della sua fantasia che gli chiedevano di non essere tagliate, o legate e nemmeno abbandonate. O dimenticate finché non si fossero esaurite.

Ora quelle che erano già state realizzate, potevano anche riposarsi, perché avevano raggiunto il loro scopo. Si fecero piccole come granelli di polvere illuminati dal sole e trovarono un posticino nel suo cuore, dove sarebbero rimaste per sempre, lasciando tutto lo spazio della mente per le idee nuove che sarebbero nate.


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