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di ecce_ da commentare:
Le poltrone aumentano ma cala il consenso di EUGENIO SCALFARI
DIRO una cosa spiacevole. Spiacevole per me che la scrivo e, suppongo, anche per molti di quelli che la leggeranno: il governo Prodi sta dando, almeno per ora, unimmagine di sé scomposta, sciancata, mediocre. Analoghe sensazioni suscita la maggioranza parlamentare che dovrebbe sostenerlo e che sembra invece intenta a seminare sulla sua strada petardi e bombe-carta con effetti deleteri non tanto sulla linea politica quanto sul consenso popolare. Il quale sta scemando in misura preoccupante.
Che i problemi da affrontare fossero di difficile soluzione si sapeva. Dunque non è una sorpresa. In politica economica il lascito ereditato da cinque anni scriteriati impone scelte ardue quanto necessarie, la cui responsabilità non ricade né su Prodi né su Padoa-Schioppa né su Bersani. La politica estera si muove su un sentiero altrettanto stretto e impone lucidità ed equilibrio che per fortuna non fanno difetto a chi ha il compito di gestirla. Così altre decisioni che riguardano la giustizia, la scuola, limmigrazione, il "welfare", i penitenziari, la bioetica.
Ciò che si rimprovera a questo governo ad un mese dal suo insediamento non è dunque lerto percorso che deve intraprendere, ma lesitazione che sembra averlo colto fin dai suoi primissimi passi, quasi sia restio a mettersi in cammino per timore di dover prendere decisioni sgradite a questa o quella parte della lunga coalizione di partiti dalla quale è sostenuto. Come chi, dovendo tuffarsi in acqua da un alto trampolino, tema di compiere quel salto che non può più oltre rimandare ma al quale non sa decidersi, deludendo il pubblico radunatosi per assistere a quellesibizione e indotto ai fischi anziché agli applausi.
Questesitanza nel fare, oltre a deludere e irritare la pubblica opinione pregiudizialmente favorevole, ridà fiato e vigore agli avversari, li ricompatta e li motiva ad un antagonismo radicale che rende ancor più sfibrante un percorso di per sé accidentato. Emergono spinte centrifughe nella coalizione di governo, si accentua la nefasta gara mai sopita alla visibilità dei partiti, la corsa agli incarichi, laffanno delle mediazioni infinite. Continua laumento della falange di sottosegretari, le liti sullo spacchettamento delle competenze ministeriali, le dispute su temi che il programma di governo pretendeva daver risolto una volta per tutte. Questo il quadro desolante che rischia di dissipare una parte del credito e delle aspettative riposte in Prodi e nella sua squadra, ancora così poco coesa da far temere lavverarsi delle peggiori previsioni.
Temo che i protagonisti politici del centrosinistra non si rendano ben conto dei rischi crescenti di una situazione così fragile. Temo che se non supereranno rapidamente il crinale che li sovrasta, non riusciranno più a procedere nellardua scalata di cui conoscevano lerta pendenza. E perciò li esorto, nel loro interesse e soprattutto nellinteresse del paese il quale non attende altro che desser governato con equità, con senno e conoscenza dei problemi, a rompere gli indugi e impedire esibizioni esiziali per una maggioranza così esigua. Non si è ancora sentita una mano ferma e non si è percepito un pensiero illuminato. Si continua a parlare di verifiche da parte di questo o di quel partito scontento. Ma una cosa debbono invece temere i dirigenti del centrosinistra: che la verifica sia chiesta a tutti loro da chi ha loro dato consenso e ora dubita dei risultati. Non cè molto tempo a disposizione, anzi ce nè assai poco. |
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