Occitania: una lingua,
molte regioni, una fratellanza! 
Pensate ad una etnia che non ha mai costituito un proprio Stato unitario ma che, attraverso una stessa lingua, sente di appartenere ad una "fratellanza nazionale".
Il termine Occitania (apparso per la prima volta nel 1290, che si scrive in grafia occitanica Occitània, con un accento grave sulla prima a e si pronuncia Usitanio) venne coniato per nominare l’insieme delle regioni nelle quali si parlava la lingua d’oc.
Fu Dante Alighieri a tentare una prima classificazione delle parlate romanze (o neolatine), basandosi sulla particella che, nelle varie lingue, serviva per l’affermazione.
Nacque così la tripartizione in: lingua d’oc che derivava la particella affermativa latina hoc est (questo è); la lingua d’oïl (il francese, che la derivava da illud est: quello è); la lingua del sì (l’italiano, che la derivava da sic est: così è).
L’amministrazione reale francese, a partire dal XIV secolo, prese a chiamare "patria linguae occitane" i feudi meridionali appena annessi e che sentiva "diversi". Il nome cadde però in disuso e venne riesumato soltanto all’inizio del XIX secolo da due scrittori occitanici, Rochegude
e Fabre d’Olivet. E’ diventato d’uso comune in Francia nel XX secolo, a partire dagli anni Cinquanta.
Oggi, l’Occitania non ha nessuna nessuna personalità giuridica, politica e amministrativa. Si trova "spalmata" nello Stato francese (Provenza, Linguadoca, Guascogna, Guienna, Limosino, Alvernia, Delfinato), di cui costituisce 21 e parzialmente 23 dipartimenti, e ingloba, senza soluzioni di continuità una porzione del territorio italiano (Delfinato con le seguenti valli italiane: Dora, Germanasca, Chisone, Pellice, Alta Valle di Susa, Po, Varaita, Maira, Grana, Stura, Gesso, Vermenagna, Alta Corsaglia, Pesio ed Ellero) e spagnolo (Valle di Aran).