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di ecce_ da commentare:
La musica è finita di Vittorio Zucconi
E’ finito l’intervallo, ragazze e ragazzi, si ritorna in classe, di fronte ai cattivi maestri di sempre, quelli del "non si possono mandare in B i campioni del mondo", come se andare in B fosse Abu Ghraib, il Gulag, Guantanamo o Regina Coeli o il carcere di Torquemada, quelli dei "tifosi non devono pagare per gli errori dei dirigenti", come se gli stessi tifosi non avessero incassato successi grazie agli stessi dirigenti mentre commettevano "gli errori", quelli del "Milan non c’entra perché Meani era un millantatore" e mi ritorna in mente un agente di Borsa che un giorno mi telefonò per propormi di acquistare azioni di non so quale società petrolifera indonesiana e quando rifiutai perché era troppo bella per essere vera mi disse: "E lei che cosa direbbe se le offrissi una Rolls Royce per diecimila dollari?". Direi che è una macchina rubata, gli risposi riattaccando. Chi da corda a un magliaro è un magliaro lui stesso. Il giochetto della "deniability", del far fare le porcate agli altri coprendosi con la possibilità di negarle, del "vai avanti te che a me vien da ridere" è vecchio e non funziona.
La festa è finita, l’ora d’aria è passata, la pausa caffè è esaurita. Le signorine tornano in camera, come intimava la "madame" nei bordelli, i politicanti che inseguono il consenso per il consenso rialzano la loro "ugly head", la loro brutta faccia, senza alcun senso della giustizia o della moralità, fanno appello alla cecità dei tifosi che invocano sempre il calcio pulito, ma per gli altri, come si invocano le ferrovie ad alta velocità, sempre benvenute purché passino nel cortile del vicino, che solleticano il razzismo, carezzano il pelo delle bestie, dipingono i ladri come le vittime del furto, perché sono mantenuti dai ladri, quindi per loro il furto non esiste. Sentire uno che è stato ministro, e addirittura coautore di quella nuova Costituzione fortunatamente eliminata come l’Arabia Saudita, parlare di "negri, arabi e comunisti" fa rabbrividire chi ha assistito come me alla finale Italia-Francia nello stadio costruito dai Nazisti nel 1936 proprio per celebrare la superiorità dell’Europa Ariana contro le razze inferiori. Quell’Olympiastadion nel quale, a furia di rincorrere il consenso per il consenso, senza pensare alle conseguenze, Hitler tenne l’ultimo discorso ai bambini in divisa prima di mandarli a farsi massacrare dall’Armata Rossa, il 18 aprile del 1945. Si dice che Calderoli sia un cretino. Non è vero, è qualcosa di molto più grave.
Scrissi, quando amici si chiesero se si potesse fare il tifo per una Nazionale espressa dalla fogna della nostra Lega Calcio, che per due settimane avrei spento il cervello e acceso la pancia (il cuore, se preferite) e le due settimane sono divenute un mese, tanto meglio. Non rinnego quella decisione, non rinnego la raffica di saluti degli avi sparati verso i banchi dei giornalisti tedeschi in tribuna stampa al gol di Grosso, l’abbraccio furioso con il collega di Repubblica seduto accanto a me, Enrico Currò, al quinto rigore centrato, dopo che ci eravamo detti a bassa voce, poco prima, "mi sento che quella pippa di Treseghette lo sbaglia, sta a vedere" e bang, botta sulla traversa, mors tua, ciccio bello.
Ma è arrivato il momento di riaccendere il cervello, di riprendere i sensi, di uscire dalla sbornia, di inorridire al pensiero che questa vittoria resterà sospesa sopra il canale di scarico nel quale continueranno a nuotare gli stessi pescecani radioattivi e gli stessi animali mutanti, se tutto si risolverà in una vendetta degli eterni sconfitti contro la Juventus, in una "caccia al Moggi" come già fu caccia al craxiano o al democristiano negli anni 90, quando i leghisti andavano a Montecitorio agitando nodi scorsoi per impiccare i loro futuri sponsor e finanziatori.
Fino a quando non si cambieranno le sementi geneticamente modificate che hanno prodotto questi frutti, ci prenderemo in giro immaginando che mandare la Juve al torneo estivo "Bagni Mariuccia" di Lido degli Estensi risolva tutta o penalizzando il Milan di qualche punto, il Messina o il Siena divengano competitive per lo scudetto e per le coppe internazionali. E’ il sistema calcio che ha prodotto i Moggi, non i Moggi che hanno prodotto il sistema calcio e il resto è, appunto, "ricerca del consenso", adunata oceanica, nostalgia di Piazza Venezia. Se non cambia il sistema, il male si riprodurrà, magari a beneficio di altri tifosi, secondo il principio che due ingiustizie fanno una giustizia.
Dunque, chiudiamo qui l’intervallo, la pausa pranzo, l’ora d’aria mondiale e rimettiamoci la maschera anti gas perché i miasmi stanno risalendo dalla palude. Ci teniamo ben stretta quella Coppa, la gioia di avere potuto dire che siamo stati i migliori del Mondo, il 9 luglio e lasciamo agli altri, ai patetici francesi, la tristezza di difendere un campione invecchiato e incarognito che ha perduto la testa di fronte al sentimento della sconfitta e non ha avuto il coraggio morale di dire "ho fatto una colossale coglionata e chiedo scusa". E’ sempre più facile essere grandi calciatori che essere grandi uomini, come anche noi in Italia sappiamo bene.
Chi parteciperà ai campionati nazionali della prossima stagione non mi interessa, alla Lega Calcio ho smesso di credere quando è diventata la casa di tolleranza che è ora, dopo la vendita della primogenitura per le lenticchie di Mediaset e soltanto un malvagio potrebbe appassionarsi a una serie A per vedere come l’Inter riuscirà a non vincere neppure uno scudetto senza Juve, Milan, Fiorentina e Lazio e quanti gol farebbe una Juve in C se le sue stelle e stelline avessero la forza per accettare di giocare per pochi soldi nelle serie minori, in segno di gratitudine verso i tifosi e la società che li ha fatti miliardari.
Ma ora basta. Lasciamo il Calderoli, il Mastella, il Berlusconi chiuso nel proprio silenzio rosicone e incapace, per fantastica ironia della realtà sopra il marketing, di pronunciare anche quel grido che la Nazionale di Lippi ci ha finalmente restituito, Forza Italia! Il Mondiale in Testa chiude, prima che il sapore dolce che mi sono portato da Berlino divenga nausea. |
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