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di ecce_ da commentare:
Fatturato da azienda leader per la mafia: da commercio e imprese 200 milioni al giorno
Le mani della mafia sul commercio e le attività imprenditoriali, per un giro daffari di 200 milioni di euro al giorno. Il rapporto 2006 della Confesercenti, "Sos impresa", mette in luce i consistenti introiti che vengono alla criminalità organizzata da attività allapparenza lecite, come commercio, turismo, ristorazione e grande ditribuzione. "Ogni giorno 200 milioni di euro passano dalle mani degli imprenditori a quelle dei mafiosi e di questi 80 milioni sono a vario titolo sborsati dai commercianti italiani", si legge nel rapporto, che evidenzia come la mafia abbia raggiunto un fatturato di 75 miliardi di euro "pari a un colosso come lEni, doppio di quello della Fiat e dellEnel, dieci volte maggiore di quello della Telecom".
Lusura e il racket coprono quasi la metà di questo fatturato: la prima voce movimenta denaro per 30 miliardi di euro e per i 150 mila commercianti colpiti rappresenta costi per circa 12 miliardi; la seconda copre un giro di dieci miliardi e riguarda 160 mila commercianti, costretti a sborsare un totale di sei miliardi di euro.
Confesercenti sottolinea con preoccupazione "la capacità delle cosche di intervenire con proprie imprese nelle relazioni economiche, stabilendo collegamenti collusivi con la politica e la burocrazia soprattutto per il controllo del sistema degli appalti e dei servizi pubblici". E unattività, spiegano gli analisti della Confesercenti, che si sviluppa con la trasformazione della struttura stessa dellorganizzazione criminale: "Emerge una borghesia mafiosa, una mafia dalla faccia pulita, costituita da gruppi di imprenditori, professionisti , amministratori che, in cambio di favori, curano gli interessi locali dei clan, il più delle volte prendendone le redini".
Per prelevare denaro e per reinvestirlo la mafia si infiltra soprattutto nel commercio e nel turismo, ma la sua organizzazione tentacolare interessa anche lindustria del divertimento, la ristorazione veloce, i supermercati, gli autosaloni, i settori della moda e perfino dello sport.
Sono drammatici i numeri del rapporto di Confesercenti: in Sicilia, a Catania e Palermo, pagano il pizzo l80 per cento dei negozi; a Reggio Calabria sono soggette allestorsione il 70 per cento delle imprese, in Campania è la provincia di Salerno quella dove il fenomeno del pizzo tocca i livelli maggiori. Per riscuotere ed estorcere la mafia assolda una manovalanza sempre più giovane e il rapporto sottolinea come spessissimo ad imporre il pizzo siano minorenni.
E aumentata inoltre linfluenza delle associazioni a delinquere nei settori strategici dellagricoltura, del comparto ittico e delle carni. Lattività dellagromafia frutta alla malavita ogni anno oltre 7,5 miliardi di euro, attraverso il controllo illecito delle vendite, che obbliga gli agricoltori a cedere prodotti a prezzi stracciati. |
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