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Usa, allarme obesi. «Problema per i raggi X»
La percentuale delle persone sovrappeso è cresciuta dal 19 al 25%. «Troppo cibo spazzatura, bisogna educare il consumatore»
di Renzo Cianfanelli

Negli ospedali americani hanno scoperto di recente una malattia nuova. “Morbidly obese”, si dice del paziente che è affetto da un’obesità morbosa. La definizione è rigorosa ed è codificata dai nutrizionisti con indici e tabelle. È affetto da obesità morbosa chiunque abbia un indice della massa corporea (il peso diviso per il quadrato dell’altezza) uguale o superiore a 40. Fra 30 e 40 si rientra invece nella classe degli obesi non morbosi ma da tenere sempre sotto osservazione. Anche sotto quota 30 - con un indice compreso fra 25 e 29,9 - il paziente rimane sempre moderatamente sovrappeso. Solo chi registra un indice inferiore a 25 (nella fascia compresa fra 18,5 e 24,9) si può rilassare perché rientra nel gruppo di soggetti che secondo i nutrizionisti hanno un peso ottimale.

RAGGI X IMPOSSIBILI - Fra i casi limite di obesità morbosa, nelle cartelle dei pazienti della clinica della Facoltà di medicina della Vanderbilt University di Nashville (Tennessee) figura quello di una donna che al momento del ricovero pesava 400 chilogrammi, tanto da provocare addirittura il crollo del letto d’ospedale, che è stato necessario sostituire con uno rinforzato costruito su misura. Un fenomeno simile, come riferisce sulla rivista “Radiology” il dottor Raul Uppot, specialista radiologo del Massachusetts General Hospital, è il numero crescente di americani talmente ingrassati che non è possibile radiografarli, perché non è neppure possibile farli passare attraverso le macchine dei raggi x. A parte questi livelli abnormi, che la tendenza all’aumento di peso negli Stati Uniti abbia già superato da tempo il livello di guardia (e che il fenomeno si stia diffondendo in Europa) è sotto gli occhi di tutti. Lo documenta anche il National Health Interview Survey, un’indagine su scala nazionale condotta dal Centro di controllo e prevenzione delle malattie del Dipartimento federale della sanità, che analizza lo stato di salute degli americani nel 1997-2005.

INCREMENTO - Secondo i primi dati resi noti finora, nel gruppo di popolazione che ha superato i vent’anni il numero degli obesi nel periodo considerato è salito dal 19,4 al 25,4%. Ancora più critica è la situazione fra 40 e 59 anni, con una percentuale di obesi del 29,2%. All’interno di questa classe di età inoltre, se si disaggregano i dati, si scopre che l’obesità, al contrario di quanto pensano molti, è un problema soprattutto maschile, anche se le donne che per motivi clinici e non solo estetici dovrebbero perdere peso al più presto sono quasi una su 3, con un indice di oltre 30 chilogrammi per mq di massa corporea. Se si scompongono invece le cifre suddividendole per gruppi etnici, si nota che l’obesità morbosa colpisce soprattutto gli ispanici e, ancora di più, gli afroamericani, dove il 36,5% delle donne è affetto da obesità.

AIUTO - Che fare? Negli Stati Uniti, si moltiplicano i centri di Overeaters Anonymous (OA), un programma di autoaiuto presente in una settantina di Paesi, nato come emanazione della più nota Alcoholic Anonymous, fondata nel 1935 per affrontare il fenomeno della dipendenza dall’alcool. Ma diversamente dalle strategie commerciali, che sulla dieta hanno costruito un grandissimo business, OA (vedi sito www.oa.org) è una comunità senza fini di lucro aperta a tutti coloro che si riconoscono come mangiatori compulsivi: non si occupa solo dei problemi dell’obesità né propone - o tanto meno vende - l’adozione di speciali regimi dietetici. La sua funzione è invece di esprimere in forma collettiva le ragioni psicologiche, emotive e fisiche che sono alla radice della malattia dell’aumento di peso. Su un piano diverso (e politicamente rischioso) ha deciso ora di agire il presidente della Commissione sanitaria di New York Joel Rivera, un ispanoamericano deciso a dare battaglia a quello che alcuni considerano uno dei responsabili principali dell’obesità a livelli epidemici: il fast-food. Secondo Rivera che è anche consigliere municipale per i democratici del Bronx, la campagna si deve concentrare nelle zone più povere della città, che sono anche le più vulnerabili all’assuefazione verso i cosiddetti cibi-spazzatura e verso le aberrazioni pseudo-alimentari come gli immensi secchielli di plastica pieni di pop-corn abondantemente salato e imbevuto nel grasso, le patatine fritte con grassi idrogenati e, naturalmente, gli hamburger.

FAST-FOOD - «Non si tratta – sostiene Rivera, che al contrario di molti ispanici è magro – di fare la guerra a MacDonald’s e alla catena KFC del grande impero del pollo fritto della Kentucky Fried Chicken. La gente sceglie il fast-food perché è saporito e a buon mercato e dev’essere naturalmente lasciata libera di mangiare quello che vuole. Si può però, anzi si deve, cercare di educare il consumatore. Bisogna fargli capire che, se a causa dell’assuefazione, si nutre solo con questo tipo di cibo imbevuto di grassi, di sale e di zucchero, e per finire si toglie la sete con lattine di bibite da 250 calorie che contengono altro zucchero inutile, nel giro di pochi anni l’ingrassamento è automatico. E che con l’ingrassamento aumenteranno inevitabilmente i rischi di infarto e diabete». E le alternative? «Proviamo a fare – risponde Rivera – quello che si fa già in altri settori, per esempio nel caso dei vini e liquori. In periferia si può limitare il numero delle licenze alle catene che vendono solo fast-food continuano ad aprire sempre nuovi punti di vendita uno accanto all’altro. Si possono anche studiare degli incentivi, in modo da indirizzare il consumatore verso un’alimentazione sempre a basso prezzo ma sana».

LIBERTA’ - Non tutti sono convinti. Alcuni giornali popolari (spinti secondo qualcuno dalla lobby del fast-food e delle bevande gassate che manovra le leve della pubblicità) sono partiti all’attacco con una violenta controffensiva dove l’hamburger e il secchiello di popcorn che si vende nei cinema insieme con le patatine diventano le nuove bandiere non dell’ingrassamento ma della “libertà del consumatore”. Ma Rivera, nuovo Don Chisciotte del Bronx, continua la sua battaglia contro i ricchissimi e potenti mulini a vento del fast-food, non accetta l’accusa di essere un utopista fanatico. «In molte altre città americane - ribatte - queste forme di restrizione esistono già e il sistema funziona. Anche con il divieto di fumare nei pubblici locali, quando è stato adottato tre anni fa a New York, molti erano contro. Adesso la grande maggioranza è d’accordo e tutti respirano meglio. Con il cibo-spazzatura la campagna sarà più difficile, ma la gente finirà per capire che la lotta contro l’obesità è ancora più urgente».

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