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L'arte di Vivere Gandhi (da terminare)
Post Office Charles Bukowski
HO VISTO
HO VISTO UN MILLEPIEDI SUL PAVIMENTO DEL BAGNO, MINUSCOLO! NEL DESERTO DELLE PIASTRELLE CAMMINAVA MOLLE SENZA AVERE UNA META PRECISA. EPPURE INSISTEVA A CAMMINARE, SOLO PERCHè QUELLA ERA LA SUA VITA! QUANTE VOLTE MI SONO SENTITO COME UN MILLEPIEDI!
STO ASCOLTANDO
Radio Marilù
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Tenuta invernale Intabarato ben bene sono un bel maglione in pail!!
ORA VORREI TANTO...
Essere a Baia Sardinia su un piccolo pontile in legno leggermente traballante a guardare il sole che si spegne dietro gli scogli in compagnia dell'unica persona che riesce a farmi star bene e impazzire allo stesso tempo!!!
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Come crescere e come vivere! Non finirò mai di studiare!!!!!
OGGI IL MIO UMORE E'...
come quello di ogni giorno: qualsiasi cosa accada il più sereno possibile!
(Tutto però ha un limite!!! Ho sonno e non c'ho voglia di fare na mazzzzaaaaa!!!!)
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
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di PENNA da commentare:
lunedi , 08 novembre 1999 RELIGIONE, CATTOLICA, INDUISTA
Il viaggio del Papa, le paure dell' India LE RAGIONI DEGLI ALTRI
Terzani Tiziano
Il viaggio del Papa, le paure dell' India LE RAGIONI DEGLI ALTRI Una delle principali ragioni dei conflitti e, al limite, delle guerre e' che chi si trova da una parte non capisce le r agioni di quelli che sono dall' altra. La situazione si aggrava quando chi, trovandosi a raccontare quei conflitti o quelle guerre, si schiera con gli uni o con gli altri, ne rinforza cosi' i pregiudizi e con cio' contribuisce a rendere ancor piu' ir riconciliabili le due posizioni. La visita del Papa in India, col seguito di giornalisti che parlano solo con i suoi portavoce o con alcuni rappresentanti dei cristiani di qui, e' un caso tipico di rappresentazione parziale della situazione: da un lato ci sarebbero le vittime, le suore, i sacerdoti e i missionari, dall' altro i boia, le masse urlanti dei "fondamentalisti indu", per l' occasione stranamente messi nello stesso fascio dei loro piu' acerrimi nemici, i fondamentalisti islamici. Le ra gioni per cui i cristiani qui si sentono ora minacciati e perseguitati sono ben descritte. Ma le ragioni degli altri? Nessuno sembra troppo preoccuparsene. Forse e' perche' da cinque anni vivo in India e faccio un punto di stabilire dei rapporti con "gli altri", che mi e' stata recapitata una lettera originariamente indirizzata al Papa, ma molto probabilmente persasi per strada e non fatta arrivare nelle mani del destinatario. La lettera e' scritta da Swami Dayananda Saraswati, un noto monaco indiano, rifondatore dell' insegnamento vedantico ed uno degli ideologi - il piu' moderato - del movimento di rinascita induista. La lettera in due paginette rispettose e concilianti spiega appunto le "ragioni" degli altri e cerca di attirare l' attenzione del Pontefice sul nocciolo del conflitto cosi' come esso e' visto dagli induisti. I punti della lettera sono questi: - l' India e' un Paese di antica civilta' e con una cultura religiosa che non ha difficolta' ad accettare le varie tradizioni religiose arrivate qui attraverso i secoli; - la Chiesa con il Vaticano Secondo ha si' riconosciuto il valore delle varie religioni, ma solo come mezzi per preparare al Cristo, e questo preoccupa milioni di indu' perche' implica una teologia di convers ione; - le religioni si distinguono fra quelle che convertono, come il Cristianesimo e l' Islam, e quelle che non convertono, come l' Induismo, l' Ebraismo e lo Zoroastrismo. Le prime sono necessariamente "aggressive", le seconde no; - le conversioni sono una intrusione nel profondo di una persona e tendono a distruggere comunita' e culture vecchie di secoli. Le conversioni sono una forma di violenza e come tali generano violenza; - la liberta' di praticare la propria religione e' un diritto naturale di tutti, ma liberta' di religione non puo' significare aver un programma di conversioni, perche' un tale programma e' un' aggressione nei confronti della liberta' religiosa altrui; - ogni religione ha una sua bellezza ed il mosaico delle diverse religioni non fa che arricchire l' insieme dell' umanita' . La lettera al Papa conclude: "Durante gli anni del Suo pontificato, Lei ha notevolmente contribuito a cambiare certi atteggiamenti della Chiesa. In nome delle religioni non aggressive del mondo e delle religioni locali dei vari Paesi, io Le chiedo di bloccare le conversioni e di creare le condizioni in cui tutte le culture religiose possano vivere e lasciar vivere". L'appello, gia' formulato due anni fa in occasione di una conferenza interreligiosa organizzata dalle Nazioni Unite, alle quali si chiedeva ugualmente di intervenire in questo senso per evitare l' acuirsi dei conflitti religiosi nel mondo, e' chiaro e deve essere capito nel contesto di una cultura, come quella indiana, che, pur non volendo isolarsi dal resto del mondo, cerca a suo modo di mantenere, ed oggi - con il Bjp (Partito nazionalista indiano) al governo - di rafforzare, la sua identita' . La religione ne e' una parte fondamentale e la parola "conversion e" e' un anatema perche' suscita ricordi di umiliazioni e sconfitte subite dagli indiani secoli fa quando gran parte del Paese venne sopraffatto dagli invasori musulmani. Centinaia di migliaia di indu' vennero allora convertiti a fil di spada all' Islam e centinaia di templi indu' vennero abbattuti per essere rimpiazzati da moschee. Furono quelle conversioni a creare le condizioni per cui al momento dell' indipendenza dall' Inghilterra il Paese venne arbitrariamente spaccato in due tronconi: il Pakistan, a maggioranza musulmana, e l' India, a maggioranza indu' . Sono state quelle conversioni di quasi 500 anni fa e quella spaccatura del 1947 a dare origine al piu' grande conflitto interno che ancor oggi indebolisce e di tanto in tanto insanguina il Paese. Il Cristianesimo non e' mai stato in questo senso una minaccia paragonabile a quella musulmana: non solo perche' la percentuale di cristiani sull' intera popolazione e' insignificante, ma perche' il Cristianesimo, con la sua presenza qui di quasi duemila anni, e' diventato a suo modo una delle tante religioni indiane ed una in cui gli indiani riconoscono vari aspetti della loro. Il fatto che quella religione sia poi stata complice del colonialismo non la rende particolarmente invisa in un Paese in cui le tracce di quel tempo sono ancora dovunque e dove i "colonizzatori" sono generosamente ricordati come "parte della nostra storia". La preoccupazione nei confronti delle conversioni cristiane ha a che fare con la progressiva in troduzione nel Paese di tutto cio' che la modernizzazione, vista soprattutto come occidentalizzazione, comporta. Nuovi prodotti, nuove idee, nuovi valori stanno lentamente mutando il modo di vivere e di pensare degli indiani, specie quelli urbanizzati. Da qui la reazione di quelli - e sono ancora tantissimi - che cercano di impedire all' India di diventare un Paese "globalizzato", un Paese come tutti gli altri. Per questo i politici di qui simbolicamente non si vestono, come ormai fanno i dirigenti cinesi, con giacca e cravatta. Per questo qualcuno si chiede giustamente perche' si debba presto celebrare anche qui la fine di un secondo millennio, calcolato secondo un calendario fondato sulla nascita di Cristo, il cui nome non sarebbe che una variazione del dio Krishna nato in India molto prima e la cui capitale, ora sotto il mare, e' appunto oggetto di grandi scavi archeologici per essere riportata alla luce. Tiziano Terzani |
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