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Messaggio di Gallo1 da commentare:
La macchina del tempo. Emmett "Doc" Brown, il geniale e squinternato cultore di tutte le scienze, come egli stesso si definisce, costruisce la sua macchina del tempo impiantando il cuore del sistema, ovvero il misterioso Flusso Canalizzatore, sul telaio di un'automobile sportiva, l'elegante e futuribile DeLorean. Se la macchina del tempo del romanzo omonimo di H.G.Wells aveva l'aspetto di una bicicletta, il veicolo di Doc Brown è, a tutti gli effetti, la prima quattroruote temporale: funziona a benzina, dispone di un normalissimo motore a scoppio (almeno per i suoi spostamenti spaziali), deve raggiungere le 88 miglia orarie (circa 140 Km/h) per potersi muovere nel tempo. Il trasferimento da un'epoca all'altra (che agli occhi dei passeggeri avviene istantaneamente), si accompagna a manifestazioni elettriche e luminose: mentre nel tempo di partenza l'automobile scompare lasciando dietro di sé una scia di fuoco, nel tempo di arrivo essa compare incorniciata da lampi e con la carrozzeria ricoperta di ghiaccio. Ma la trovata più originale (e in qualche modo dissacrante) di Zemeckis ci viene mostrata nel terzo capitolo della saga, ove il regista americano si toglie la soddisfazione di esibire una strabiliante macchina del tempo su rotaie, l'imprevedibilissimo e fascinoso treno temporale.

La fonte di energia. Viaggiare avanti e indietro per il tempo impone un enorme impiego di energia. E' questo un punto in cui la teoria di Ritorno al Futuro paga il tributo alla letteratura "classica" sull'argomento. Dall'asimoviano La fine dell'Eternità all'Heinleniano Un gran bel futuro, in tante famose opere di SF il viaggio temporale implica una violazione del normale flusso entropico e delle Leggi della Termodinamica. Dunque, detto in soldoni, "costa". Ecco quindi come il Flusso Canalizzatore, per attivarsi, abbia bisogno di un impulso di energia dell'ordine del GigaWatt. Tale energia viene fornita, nella prima pellicola della saga, da barre di Plutonio di contrabbando (destinate a terroristi libici) e successivamente dalla scarica di un fulmine. Ma già nel secondo film Doc Brown risolve il problema dotando la DeLorean di un micro-impianto di Fusione Nucleare (simpaticamente battezzato Mr. Fusion) che è possibile alimentare addirittura con spazzatura (il passaggio dalle barre di plutonio alle bucce di banana è di una comicità devastante!).

I paradossi. Tutta la vicenda del primo film della saga, in definitiva, è riconducibile al ben noto paradosso del viaggiatore temporale che torna indietro nel tempo e uccide il proprio nonno. Il protagonista del film, Marty MacFly, catapultato trent'anni indietro nel passato, inavvertitamente impedisce ai propri genitori di incontrarsi, innescando così una catena di eventi che minacciano di cancellare la sua stessa esistenza.
Come affronta Zemeckis il tema del paradosso? Analizziamo gli eventi della pellicola: Marty torna indietro con la macchina del tempo (evento A), e interferisce nella vita dei propri genitori (evento B). I futuri coniugi MacFly non si conosceranno e dunque non si sposeranno (evento C cancellato). Di conseguenza, la nascita di Marty (evento D) non potrà avvenire. Marty è destinato a scomparire. Ma quando? Dopo l'evento B vediamo Marty aggirarsi ancora vivo e vegeto nella HillValley degli anni '50. Solo a distanza di qualche giorno egli comincia a sentire gli effetti del cambiamento (le foto dei suoi fratelli maggiori scompaiono, il suo corpo comincia a svanire, ecc.). La teoria suggerita, dunque, è la seguente: provocare variazioni nel passato equivale a scuotere il tessuto temporale; dopo un breve periodo di transizione, il tessuto si assesta in una nuova configurazione, e tutto ciò che non si accorda con essa svanisce. Marty non viene cancellato all'evento B (ovvero quando ha compiuto la variazione), ma è destinato a scomparire nell'istante B+T, con T = tempo di assestamento, a meno a che egli non rimetta a posto la sequenza storica degli eventi (impresa che riuscirà rocambolescamente a compiere).
Abbiamo conferma di questa ipotesi in "Ritorno al Futuro 2". Il Beef del 2015 torna indietro nel 1955 e modifica il passato, donando al suo alter-ego più giovane l'almanacco dei risultati sportivi. Eppure, quando egli torna indietro nel 2015, ritrova il proprio tempo non modificato. Perché? La spiegazione é che Beef riparte per il futuro quando il tessuto temporale non si è ancora assestato nella nuova configurazione. Se si fosse trattenuto nel 1955 ancora per qualche giorno (superando il periodo di oscillazione T), avrebbe trovato ad attenderlo il nuovo 2015. Il vecchio 2015, semplicemente, sarebbe scomparso.
Biforcazioni nel tempo. Obiezioni al punto precedente: ma se Marty non è mai nato, come può essere tornato indietro nel tempo? La domanda è sensata, e Zemeckis suggerisce, per bocca di Doc Brown, la teoria delle biforcazioni temporali. La modifica di un evento nel passato genera una frattura nella sequenza originaria. Ogni possibile azione identifica due futuri alternativi: uno in cui tale azione non è stata compiuta, e l'altro dove invece si è verificata. Un microsecondo prima dell'evento B esistono due mondi possibili: nel primo i genitori di Marty si sono incontrati e lui è nato, nel secondo non si sono mai conosciuti. Marty, ovviamente, proviene dal futuro del primo mondo. Dopo l'evento B, l'unico mondo possibile diventa il secondo. E dopo il periodo T di assestamento, il primo mondo cessa di esistere (tranne che nei ricordi di Marty). La sequenza temporale ridiventa unica, e Marty scompare. Ma scompare dall'istante B+T, non prima. L'evento modifica il futuro, com'è ovvio, non il proprio passato: non potrebbe farlo. Nella nuova sequenza Marty non esisterà e non tornerà indietro nel passato. Ma non ce n'è bisogno: nel passato (prima di B+T) Marty c'era, e tanto basta. Il paradosso è superato.
La sequenza originale. La teoria della biforcazione, come abbiamo visto, comporta la presenza di più linee temporali parallele, che si suddividono l'una dall'altra a partire dall'evento chiave. Verifichiamo tale teoria applicandola al finale del primo film. Dopo essere riuscito a rimettere insieme i propri genitori nel 1955, Marty riparte per il proprio tempo a bordo della DeLorean (utilizzando un fulmine per attivare il Flusso Canalizzatore). Volendo però salvare dai terroristi libici il suo amico Doc, egli programma la macchina del tempo per giungere qualche minuto prima della sua partenza, in modo da essere in grado di cambiare gli eventi. Ha così modo di assistere alla scena di sé stesso che parte verso il passato. Ma... é veramente così? Quella che vede è la sua sequenza temporale? E' la sequenza originaria? Vale a dire: all'inizio del film, quando sale la prima volta a bordo della DeLorean, c'era già un altro Marty, tornato dal passato, che lo osservava nell'ombra? Zemeckis fornisce un piccolo indizio per risolvere l'enigma, giocando con la memoria degli spettatori così come le sequenze temporali giocano con la memoria dei protagonisti... Nella prima scena del film, il luogo dove Marty e Doc si danno appuntamento è un parcheggio chiamato Twin Pine Mall. Quando la DeLorean si materializza nel 1955, però, abbatte un giovane alberello (tra la furia del proprietario del campo), uno dei due pini destinato a dare il nome al luogo. Nella scena finale del film, l'azione torna nel parcheggio incriminato, ma questa volta l'insegna stradale recita Lone Pine Mall! Non è più lo stesso luogo. O meglio, lo è, ma in due sequenze temporali diverse.
Conclusione: la sequenza originaria, quella da cui proviene Marty, prevede due pini nel parcheggio, un solo Marty nella scena, e un Doc Brown ucciso dai terroristi libici. Ma questa sequenza viene cancellata dalle azioni di Marty nel 1955, e rimarrà reale solo nei ricordi del ragazzo. Nel 1985 alternativo, cui Marty torna, ci sono due Marty MacFly nel parcheggio, un solo pino, e Doc Brown ha indosso un giubbotto antiproiettile e la lettera scritta da Marty nel 1955, con cui il ragazzo lo avvertiva del pericolo. Emmett Brown, mandando il suo giovane amico nel passato, non si è veramente salvato la vita. Lui è morto davvero. Ma ha permesso la creazione di una realtà alternativa in cui il suo "doppio" potesse sopravvivere.


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