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E’ morto Nagib Mahfuz, premio Nobel letteratura

Lutto nel mondo della letteratura. Lo scrittore egiziano Nagib Mahfuz, premio Nobel nel 1998, è morto oggi in un ospedale al Cairo. Le condizioni di salute dello scrittore egiziano, 94 anni, si erano aggravate una settimana fa. Ricoverato dal 16 luglio, in seguito a una caduta in casa che gli aveva procurato una ferita alla testa, Mahfuz, dopo un leggero miglioramento ha avuto una grave emorragia al colon. Lo scrittore si trovava nello stesso ospedale cairota dove era stato curato nel 1994 in seguito al tentativo di omicidio da parte di integralisti islamici. I funerali si terranno domani nella capitale egiziana.

Nato nel quartiere popolare di al-Gamaliyyah al Cairo nel 1911, il narratore egiziano aveva iniziato a scrivere all’età di 17 anni. Nel 1930 si era iscritto alla facoltà di filosofia nella capitale egiziana contro il volere del padre e dei suoi insegnanti, ma il suo primo racconto venne pubblicato soltanto nel 1939. Altri dieci racconti uscirono prima della rivoluzione egiziana del 1952, dopo la quale smise di scrivere per vari anni. L’opera che lo consacrò definitivamente come scrittore all’interno del mondo arabo, per la sua capacità di descrivere la vita urbana tradizionale del suo paese, fu, però, la ’Trilogia del Cairo’, nel 1957. E proprio quello fu l’anno in cui ricevette in Egitto il premio di Stato per la Letteratura.

Nel 1959, con ’Il rione dei ragazzi’, pubblicato a puntate sulla rivista ’Al-Ahram’, diede, invece, inizio ad una produzione letteraria caratterizzata da una nuova vena, che celava giudizi politici sotto allegorie e simbolismi. Tra le opere del secondo periodo, ’Il ladro e i cani’(1961), ’Chiacchiere sul Nilo’ (1966) e ’Miramar’ (1967). Nel 1988, fu il primo scrittore arabo a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura. Fino al 1972 lavorò come direttore della censura per la Soprintendenza dei Beni aritistici e culturali, come direttore della Fondazione a sostegno del cinema e come consulente per gli Affari culturali al Ministero della Cultura. Ma gli anni successivi al suo ritiro dall’attività pubblica videro una rinascita della sua produzione creativa, in chiave più sperimentale rispetto alle opere storiche e realiste del primo periodo.

Quasi la metà dei suoi romanzi sono stati portati anche al cinema e i film tratti dalle sue storie sono stati diffusi in tutto il mondo arabo. In Egitto ogni sua pubblicazione era considerata un evento culturale di grande rilievo, il suo nome era menzionato in ogni discussione letteraria dal Golfo a Gibilterra e fu molto tradotto anche in tutto il mondo occidentale. Ma fu anche odiato e accusato di blasfemia dagli integralisti islamici, tanto che alcune sue opere vennero messe all’indice dall’ autorità nel suo stesso paese perché considerate "irriverenti verso la religione". La sua narrativa, impregnata della vita dei vicoli cairoti, attinge alla fonte della tradizione orale egiziana e del Maghreb, ma anche del vasto mondo a nord del Sahara, dall’Oceano Atlantico all’Eufrate. Nelle sue storie, dove talvolta i conflitti del presente trasfigurano nel mito, emergono con chiarezza i temi contemporanei, la difficoltà del postocolonialismo, la corruzione, i pregiudizi sociali, la droga e l’integralismo religioso.

Mahfuz era inviso a tal punto agli ambienti della Jihad da attirare su di sè una condanna a morte come Salman Rushdie. La persecuzione si scatenò, in particolare, a causa del suo libro più contestato ’Il rione dei ragazzi’ del ’59, a lungo censurato in Egitto e in Libano. Nell’ ’89 la polizia gli offrì protezione, ma lui, che aveva già 77 anni, rifiutò: "Potrebbe disturbare la mia vita e sconvolgere le mie abitudini quotidiane", spiegò poi ai giornali.Dopo cinque anni di pace, però, la Jihad passò ai fatti: il 14 ottobre 1994, giorno del sesto anniversario del Nobel, un attentatore lo aggredì sulla soglia di casa, colpendolo con due coltellate alla gola. Lo scrittore si salvò per miracolo e per l’attentato vennero arrestati e processati sette estremisti islamici che, qualche mese più tardi, vennero condannati a morte.

Mahfuz continuò a vivere al Cairo, città da cui non si era allontanato nemmeno per ritirare il Nobel, e continuò comunque a scrivere, senza temere le minacce, fino all’ultimo.

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