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di D17 da commentare:
 Dopo un po' di assestamento e di riassetto, raccolgo e dispongo finalmente le impressioni dei giorni di Minsk. I pochi giorni trascorsi dovrebbero aver portato lucidità e una visione maggiormente prospettica, pur non escludendo implicazioni sentimentali... Prima, però, devo lasciare indietro un poco di tempo perso e alcune cose ormai inservibili... Già durante l'atterraggio provavo simpatia per questo piccolo paese. Dall'alto si vedeva che la neve era ovunque, con qualche interruzione al biancore per boschi e centri abitati. Dopo la solita trafila burocratica per visti e timbri vari guadagnamo l'uscita dell'aeroporto, spartano e funzionale edificio che odora di "altra parte della cortina di ferro", lo immaginavo esattamente così. Quanto visto da "sopra" viene confermato anche in prospettiva orizzontale: neve ovunque, ma la temperatura non sembra particolarmente rigida. Pochi chilometri dopo l'aeroporto compare il primo monumento: una triade di obelischi dedicati ai caduti nella seconda guerra mondiale. La Bielorussia pagò un tributo pari al 25% dei suoi abitanti e ci vollero 40 anni prima che la popolazione tornasse ai livelli anteguerra, complici le epurazioni staliniste. Boschi, neve, strade diritte e qualche casupola. Non molto d'altro per parecchi chilometri. Poi finalmente, il primo, piccolo cimitero. Un rettangolo recintato da una bassa palizzata e all'interno, spuntare dalla neve croci di legno colorate, per lo più verdi e rosse, storte, con qualche mazzo di fiori appassito e in parte sommerso dalla neve. Stiamo raggiungendo la periferia di Minsk e si intravedono i primi falansteri degli smisurati quartieri operai. Entriamo in un dedalo di strade circondati da questi mostri di cemento, scuri e incombenti, ma non minacciosi. Sembrano piuttosto dei giganti delusi che dopo aver aspettato il momento di gloria si rassegnino a un declino, iniziato in realtà con la posa della prima pietra. Capitiamo al limitare di un piccolo parco. Le sagome di alcune panchine sotto la neve, alberi brulli e corvi a decine. Corvi sugli alberi, corvi in mezzo alla neve, corvi che si poggiano sugli stretti terrazzini dei palazzi e poi riprendono a volteggiare, e poi dalla terra al cielo e dal cielo alla terra. DOpo una breve sosta ci dirigiamo verso il centro della città. Da qui, impressioni indistinte da ricucire. Ancora un po' di tempo.
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