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di ecce_ da commentare:
Corrado Guzzanti e i suoi "camerati" "Anche nello spazio cè lo spettro di B" di CLAUDIA MORGOGLIONE
Immaginate un film di cento minuti che, come dice il suo autore, "è roba sperimentale, con una voce fuori campo ininterrotta che pronuncia almeno quattro aggettivi al secondo, nello stile dei cinegiornali Anni Trenta. Fatto per mostrare come la propaganda del ventennio utilizzasse, in fondo, lo stesso linguaggio di quella di oggi, vedi Berlusconi. Insomma, una pellicola poco adatta al pubblico: credo che ben pochi andranno a vederla...". Messa così, una bella sfida, non cè che dire. A osarla - nella veste di regista, sceneggiatore, narratore e protagonista - è Corrado Guzzanti. Che dopo quattro anni di tormenti e di (infinito) montaggio, presenta alla Festa del Cinema, e a fine settimana nelle sale, il suo Fascisti su Marte.
Unopera ispirata ai celebri sketch della trasmissione tv di RaiTre Il caso Scafroglia (anno 2002), diventati poi - "per una serie di disgrazie a catena", scherza lui - unavventura cinematografica, grazie allintervento della Fandango di Domenico Procacci. Risultato: una folle opera di fantascienza in perfetto stile "littorio". In cui, con lescamotage di alcuni spezzoni di cinegiornali, vediamo un gruppo di cinque camerati tutti dun pezzo (Guzzanti, Marco Marzocca, Lillo Petrolo, Andrea Blarzino, Andrea Purgatori), atterrare sul pianeta rosso, insieme a un balilla un po ritardato (Andrea Salerno, che nella vita fa il dirigente Rai).
Siamo nel 1939: senza cibo né acqua, i sei riescono a sopravvivere a suon di ideologia mussoliniana; inventando anche dei nemici immaginari, dei sassi che loro ribattezzano "mimimmi". Finché un gruppo di aliene li salva. Tutti, tranne uno... ovvero il leader Barbagli, il più intriso di fanatismo.
Allora, Corrado: come nasce unopera così particolare? "Non avevamo la pretesa di fare un vero film, era una cosa nata per la tv. Poi, con lintervento del generale Procacci, è approdata al cinema. Ci rendiamo conto che è una stranezza, roba sperimentale. Diciamo che, quando Il caso Scafroglia è finito, ho ricevuto decine di e-mail: mi chiedevano come andava a finire lavventura dei fascisti su Marte. Allora abbiamo riaffittato i costumi e siamo tornati in questa stranissima cava della Magliana (periferia di Roma, ndr) in cui abbiamo girato. Senza nemmeno sapere perché: forse per noi stessi, forse per farne un dvd. Pensi che il primo montaggio era di 4 ore e un quarto... praticamente, il ventennio in tempo reale!".
Cosa la affascinava del progetto "marziano"? "Mi incuriosiva il fatto che il linguaggio della propaganda in fondo è sempre lo stesso, nel nostro Paese: resiste anche nella Seconda Repubblica. Un linguaggio mistificatorio, nazionalista, a base di slogan e di verità non dette".
In alcuni passaggi del film ci sono espressioni tipicamente berlusconiane: "miracolo marziano", "scelta di campo". Anche in N di Paolo Virzì, presentato qui alla Festa due giorni fa, si ironizza su "miracolo elbano" e "mi consenta". Insomma Berlusconi è, e resta, unossessione nazionale? "Sì, luomo indubbiamente lo è. E ci vorrà un bel po di tempo, per disintossicarci da lui. Del resto, lidea del film è proprio quella di mostrare le affinità tra la vecchia e lattuale propaganda".
Sullo schermo appaiono anche le immagini di veterani della politica - Andreotti, Cossiga, Forlani - e di Licio Gelli: perché questa scelta? "Di politici ne avrei messi anche di più, mi sono contenuto per motivi di montaggio. Quanto a Gelli, è un riferimento alla storia segreta dItalia, con i suoi misteri cospiratori".
Tutti temi molto seri, al di là della veste ironica. "Se proprio si vuole prendere Fascisti su Marte sul serio - e io non lo consiglio - il senso, come si capisce dallepilogo del film, è che non si approda mai a una verità storica definitiva. Come nelle campagne elettorali: i due candidati citano dati Istat completamente diversi tra loro, e nessun giornalista li smentisce".
Porterà di nuovo questa critica sotto forma di satira in tv? "Non lo so, non ho progetti. Devo dire che non ho affatto il desiderio di tornare in televisione. Ma dato che questo film non andrà a vederlo nessuno, credo mi toccherà farlo...".
E il teatro? "Forse sì. Dopo luscita di Fascisti su Marte, il bambino che mi hanno strappato via, credo che tornerò a vivere... Vedremo". |
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