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Il lavoro sporco delle Fiamme gialle: il governo cerca il regista degli spioni
di CARLO BONINI PERCHE e per conto di chi hanno lavorato quanti, tra il gennaio 2005 e il giugno 2006, hanno frugato nelle banche dati dellAnagrafe tributaria? I numeri dellinchiesta della Procura di Milano fissano un dato numerico consistente nella sua genericità.
Centodiciassette impiegati nelle amministrazioni civili dello Stato, dieci militari della Guardia di Finanza. Una qualificata fonte investigativa la racconta così: "Lindagine è ancora troppo fresca per avere un quadro definito. Diciamo che nessuno dei 127 che hanno interrogato le banche dati aveva un titolo legittimo per farlo. Diciamo che, a un primo screening, ci troviamo di fronte a soggetti molto diversi tra loro".
Aggiunge: "Sono stati sollecitati, verosimilmente, da ragioni molto diverse tra loro. E possibile che qualcuno si sia mosso solo per stupida curiosità. Che altri abbiano ritenuto di poter vendere al miglior offerente ciò che avevano raccolto. Che una parte almeno abbia lavorato su input di un committente". Se si prende per buona questa fotografia e si ragiona sui nomi degli spiati di cui sin qui è dato sapere - il premier Romano Prodi e sua moglie Flavia Franzoni, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, Massimo DAlema, Piero Fassino, Silvio Berlusconi - e li si combina alle intrusioni sulle schede patrimoniali di calciatori e veline, è evidente che in questa storia si sovrappone il lavoro diverso di mani diverse.
Ed è altrettanto evidente - come riferisce una fonte molto qualificata del ministero dellEconomia - che "in questo momento lattenzione va rivolta non allintero spettro degli indagati, ma ad alcune posizioni specifiche. Quelle che ci fanno intuire che siamo di fronte ad attività di vero e proprio spionaggio politico". La fonte non ci gira intorno: "Per essere chiari, il governo vuole capire presto da chi hanno ricevuto ordini i dieci militari della Guardia di Finanza coinvolti dellinchiesta. A chi, lungo la catena gerarchica, hanno riferito dei loro accessi illegali. Quali ufficiali li hanno sollecitati".
I dieci finanzieri individuati dalle indagini dello Scico e della Procura di Milano raggiungono al massimo il grado di maresciallo. Per quel che se ne sa, sono distribuiti sui comandi dellintero territorio nazionale, con una maggiore concentrazione nel centro-nord. Tra la Toscana, lEmilia, la Lombardia. Tutti disponevano di una regolare password di accesso allAnagrafe Tributaria. Tutti hanno lavorato ai terminali senza alcun titolo plausibile per farlo. Quando hanno lavorato non lo hanno fatto con lapproccio del "curioso". Spiega ancora la fonte del ministero dellEconomia: "Molte delle intrusioni non si sono fermate a una prima schermata. Hanno richiesto del tempo e la consultazione attenta di tutti i file custoditi nelle diverse banche dati che fanno capo allAnagrafe. Non è cosa da perderci qualche minuto o da fare nei tempi morti. Ci vuole del tempo e soprattutto del metodo".
Sicuramente, i finanzieri si sentivano tranquilli. La loro individuazione da parte degli investigatori dello Scico è stata agevole. Ognuno di loro ha utilizzato la propria password lasciando unimpronta indelebile nella memoria della banca dati dellAnagrafe. E proprio la loro individuazione ha consentito di scoprire che quanto denunciato a Milano il 29 settembre scorso dallo stesso ministero dellEconomia sul conto del solo Romano Prodi e di sua moglie Flavia era solo una parte del lavoro commissionato.
Le oltre 250 perquisizioni effettuate ieri in tutta Italia hanno avuto esiti che, al momento, non si conoscono. Sono stati sequestrati quintali di carte nelle abitazioni e negli uffici di tutti gli indagati. "E materiale che andrà esaminato con grande attenzione e quindi incrociato - riferisce una fonte investigativa - per individuare se esistano dei nessi tra quanti hanno effettuato accessi abusivi. Anche perché in qualche caso si parla di accessi che si contano sulle dita di una mano. In altri di qualcosa di più serio e sistematico".
Lombrello spionistico copriva lintera macchina di accertamento fiscale del Paese. Dalle compravendite di immobili, alla registrazione di contratti di locazione, alle dichiarazioni dei redditi, al traffico doganale. E proprio questa circostanza, in queste ore, alimenta una delle domande che interpella il Comando Generale della Guardia di Finanza. Come è possibile che nessuno si sia accorto di quanto accadeva? "E sicuramente vero - osserva un investigatore - che sono molti gli abilitati, tra civili e militari, allaccesso alla banca dati dellAnagrafe tributaria. Ma è altrettanto vero che unattività così sistematica e ripetuta avrebbe dovuto almeno in qualche caso insospettire".
Nulla, al contrario, è accaduto in questi due anni. Lo Scico della Guardia di Finanza si è messo in moto tre settimane fa, su delega della Procura di Milano. Al 29 settembre scorso, non esisteva una sola carta agli atti che testimoniasse dellesistenza di indagini cosiddette di "iniziativa" che avessero anche soltanto sfiorato o intuito il grumo di illegalità che ora è sotto gli occhi di tutti. E anche di questo - riferiscono fonti vicine al governo - Palazzo Chigi intende chiedere conto al Comandante Generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale, ufficiale legato a filo doppio al direttore del Sismi Nicolò Pollari, voluto al vertice del Corpo nellottobre del 2003 dallallora ministro Giulio Tremonti.
Ancora in estate, Nicolò Pollari si dava da fare per subentrare a Speciale nel ruolo di Comandante Generale. Lassoluta osmosi tra controspionaggio militare e Finanza si sarebbe dovuta coronare in un passaggio di consegne che, anche simbolicamente, avrebbe certificato lintegrazione di fatto avvenuta tra i due apparati dello Stato in questi ultimi cinque anni.
Oggi, i fatti raccontano dellinfedeltà politico-istituzionale della struttura diretta da Pollari. Di almeno dieci sottufficiali delle Fiamme Gialle presi a frugare nellAnagrafe tributaria. |
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