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...(continua)Miti, leggende ed il palio alla lunga (1000-1300)
La Madonna del Voto (sec. XIII) nel Duomo di Siena riceve ancora oggi l'omaggio delle contrade e della città
Proprio al sagrato del Duomo Nuovo bianco e nero dal 1200 fu posta l'insegna del Comune a segnare l'arrivo della corsa dei barberi, il Palio alla lunga che nei secoli precedenti si era corso per le vie tortuose della città fino al Duomo vecchio, dedicato a San Bonifazio, come attestano documenti del XII secolo. E quando Siena divenne una delle più ricche e colte città dell'Europa del Medioevo, il Palio fu l'evento ludico e il momento culminante e conclusivo delle splendide feste annuali in onore di Nostra Donna d'Agosto, Maria Vergine Assunta regina e patrona di Siena e del suo Stato. A lei la città si sarebbe consacrata e raccomandata, offrendole le chiavi della città, in tutti i momenti estremi della sua storia, dalla vigilia della battaglia di Montaperti nel 1260 fino a quella del passaggio del fronte nel 1944. Per la festa dell'Assunta Siena diveniva "città aperta". Le catture venivano sospese, i fuorusciti potevano tornare e andar franchi per la città, merci e bestiame giungevano in gran copia per il grande mercato, le strade si animavano di musici e giullari, mimi e buffoni che intrattenevano la folla; saltimbanchi e forzaioli, cavadenti e guaritori, treccole e baldracche, osti e mercanti offrivano le loro merci e i loro servigi. La città esponeva arazzi e bandiere, addobbi, ammaj e ghirlande: nel 1329 il Comune ne fece intrecciare 600. Nel 1378 si spese per fare i fuochi artificiali, che per l'epoca rappresentarono una meraviglia. Il momento culminante delle feste era la cerimonia dell'offerta dei ceri e dei censi in Cattedrale, rito insieme religioso e politico, atto di devozione alla Madonna dei Senesi e di sudditanza ai suoi vicari in terra, i reggitori del Comune di Siena. Questo collettivo giuramento di fedeltà aveva un suo preciso rituale: una pergamena del 1220 ne dà la descrizione, riferendo un capitolo di uno statuto ancora più antico andato perduto. La quantità di censo in cera fina da offrire variava con l'importanza di chi faceva l'offerta, ma a presentarla erano tenuti e obbligati tutti i cittadini (tra i 18 e i 70 anni) e le istituzioni di Siena e del suo Stato, primo di tutti il Comune che come oggi offriva un cero fogliato e istoriato, ossia dipinto. Negli anni di maggior splendore i senesi che gremivano la Cattedrale avrebbero visto genuflettersi davanti alla loro Madonna del voto (e ai loro governanti che le stavano a lato) i loro nemici di ieri e di oggi concittadini: i Conti della Scialenga e quelli della Gherardesca, i saggi Aldobrandeschi e i Guidi, leggendari guerrieri. E la cera che gli operai del Duomo ammassavano sotto la cupola avrebbe raggiunto il peso di trentamila libbre, poi ridistribuite a tutte le pievi e parrocchie del vescovado, a rappresentare il paradigma antico del dono rituale con i suoi obblighi simbolici del dare, del ricevere e del ricambiare. Ossia, come suonava un detto caro al Boccaccio, "la Chiesa è come il mare: da tutti prende e a tutti dà". Analogo era il ruolo del Comune negli aspetti profani della festa. Dalle stinche si liberavano prigionieri estratti a sorte, come i nomi delle fanciulle virtuose e bisognose che venivano dotate "a spese del pubblico". Pubbliche riconciliazioni tra fazioni e famiglie alleviavano le faide cittadine. Si provvedevano cibi e bevande per tutti. Nell'atto di sottomissione e Montelaterone (1205) il Comune si impegna a fornire il vitto a chi porterà a Siena il tributo di cera fina. E' questa la prima testimonianza di un costume che sarebbe continuato nel banchetto offerto dalla Signoria e ai nostri giorni nelle grandi e popolari cene della vigilia imbandite per la città a migliaia di commensali. In un'età storica che viveva, anche nelle città più splendide come fu Siena, la "cultura della fame", la festa fu anche libertà dalle strette misure quotidiane del pane e del vino. La città reperiva, offriva e ostentava cibo e bevande per tutti, vini e carni, confetti e morselletti, biricuocoli e biancomangiari, tutti i diretti antenati dei cavallucci e dei ricciarelli, delle copate e dei panforti di oggi...(continua) |
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