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...(continua)Miti, leggende ed il Palio alla lunga (1000-1300)
Per l'organizzazione del Palio, il Comune nominava annualmente i Deputati della Festa, menzionati regolarmente nei documenti del Trecento, con compiti e attribuzioni assai più ampi degli attuali. A correre il Palio erano i nobili e i notabili sui loro cavalli da battaglia, perchè i giochi rituali medioevali furono battaglie mimate e training per la guerra. Si correva alla lunga, cioè in linea su un percorso che andava da fuori le mura al Duomo, dall'esterno all'interno, dai prati del suburbio sul tufo delle strade interrate, fangose e sconnesse come Pantaneto, fino ai marmi del Duomo, dalla campagna alla città. Il premio era un Pallium, una lunga pezza di stoffa preziosa, talvolta cucito a bande verticali e foderato da centinaia di pelli di vaio. Il Pallium avrebbe dato il nome alla corsa e poi alla festa intera, fatto linguistico che sottolinea una stretta unità di segni e contesti, di simboli e cerimonie, di significanti e significati.
 Il Palio alla lunga al Chiasso Largo (stampa del sec. XVIII)
La corsa fu all'inizio sensazionale e drammatica, ricca di eventi e di incidenti. Il più antico documento sul Palio è del 1238 e tratta di giustizia paliesca. Fissa a 40 soldi la pena pecuniaria inflitta a Ristoro di Bruno Ciguarde perchè quia cum currisset palium in festa Sante Marie de Augusto, et fuisset novissimus, non accepit sune sicut statutum est pro novissimo. Ossia perchè correndo il Palio ed essendo giunto altimo non aveva preso il porco, il premio derisorio che per regolamento veniva assegnato al perdente più perdente di tutti (allora l'ultimo, oggi il secondo arrivato). Tale "purga" era obbligatoria, per meglio definire vittoria e sconfitta (anche allora il Palio stabiliva classifiche e gerarchie tra vincitori e vinti, dettando perentoriamente il simbolico ordine dell'homo ludens. Un altro impagabile segno dei tempi lo troviamo in un disposto del Costituto del 1262, nel quale si decreta che coloro qui current eques, i partecipanti al Palio, i nobili fantini dell'epoca, non siano perseguibili per omicidi e ferimenti riconducibili alla carriera, purchè predicta maleficia non committerint studiose, ossia purchè non lo abbiano fatto apposta. Anche allora, ai fantini si chiedeva prima di tutto la rappresentazione teatrale dell'onesta. Ma questi primi Palii furono affare di nobili. Le Contrade parteciparono, invece, ai crudi giochi le cui grandi masse di contendenti si opponevano su base territoriale (per esempio Città contro Camollia e San Martino). Siena, infatti, era nata al plurale, su tre colli. I tre castelli primevi si allargarono in Terzi (Città, Camollia, San Martino) e crebbero fino a incontrarsi e quasi dettare l'ubicazione del Campus Fori; l'attuale Piazza del Campo. Le Contrade presero, così, vita e forma all'interno di questa tripartizione, una matrice indoeuropea che fu anche degli Etruschi e a Siena resistè ostinatamente al modello quadripartito imposto ovunque dai romani. La più antica memoria d'archivio delle Contrade è nel regolamento del 1200, dove si prescrive che tutti i cittadini rechino il cero in Cattedrale cum hominibus sue contrate. Il cronista Andrea Dei afferma che i Senesi "cominciarono a fare le compagnie per la città delle Contrade" nel 1209. Contrada significò dapprima "strada principale abitata" poi "rione" e infine anche associazione fra i suoi abitanti. Per Giovanni Cecchini, autore imprescendibile nella storiografia del Palio, la "Contrada, come circoscrizione territoriale e amministrativa, è antica quanto la città stessa".E William Heywood, un altro importante storico del Palio,aggiunge "per gli ultimi quattrocento anni le Contrade sono state caratteristica distintiva della vita senese della quale non si trova l'uguale in nessun'altra città italiana". Le Contrade furono assai più numerose delle attuali. Dopo la peste del 1347, il loro numero si ridusse a 42. Presero i loro nomi da strade, porte o fonti, chiese o da illustri famiglie residenti nel loro territorio. Ebbero funzioni devozionali, amministrative, militari e ricreative. Capo della Contrada era un Sindaco, che rispondeva direttamente al Podestà, coadiuvato da consiglieri eletti dal popolo. La Contrada era soggetto di imposte, fungeva da polizia urbana, provvedeva al mantenimento delle vie ed espletava altre funzioni e servizi di pubblica utilità.(FINE) |
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