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Siccità, malaria e pesci tropicali. il clima in Italia sta già cambiando
ROMA - Quando si parla di cambiamenti climatici spesso si pensa alle catastrofiche conseguenze che avremo di fronte alla fine del secolo, ma i guai non arriveranno tutti insieme. L’aumento medio delle temperature (in Italia dal 1986 +0,4 gradi al nord e +0,7 al sud) sta già provocando un crescente numero di danni. Soprattutto nel nostro paese, delicata terra di confine tra due diversi ambienti climatici: la zona temperata a settentrione e quella subtropicale a meridione. Per questo è quanto mai urgente agire il più in fretta possibile per contrastare il fenomeno.
A lanciare l’ennesimo allarme è stata oggi Legambiente, che in concomitanza con la conferenza internazionale sul clima in corso a Nairobi, ha voluto illustrare gli effetti già in atto. In Italia, ha ricordato il direttore generale dell’associazione ambientalista Francesco Ferrante, "arrivano malattie importate dall’Africa, animali e piante tropicali attaccano la nostra biodiversità, si intensificano alluvioni e siccità, compaiono le prime aree semi-desertiche". "In Europa - ha sottolineato ancora Ferrante - dovremmo essere i più pronti e reattivi nello sforzo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, che sono la causa principale di questi sconvolgimenti e che derivano in larga misura dalla combustione di petrolio e gas nell’industria, nel settore residenziale, nei trasporti e in particolare nel trasporto su gomma".
I segnali non sono però incoraggianti. "Finora - ha ricordato ancora il direttore di Legambiente - siamo stati la ’maglia nera’: dal 1990 le nostre emissioni di anidride carbonica dovrebbero ridursi del 6,5% entro il 2012, ad oggi sono cresciute di quasi il 15%. Serve una decisa conversione a U, il nostro appello al governo Prodi è di consolidare e potenziare nei prossimi mesi i positivi segni di svolta di questo inizio di legislatura". Legambiente ha quindi fornito un quadro dettagliato delle trasformazioni già in atto in Italia.
Caldo anomalo. Il primo e più diretto danno sanitario prodotto dai mutamenti climatici è legato all’aumento della mortalità che si registra in occasione delle più acute ondate di calore. Nell’estate 2003, quando da luglio a settembre la temperatura ha superato di 4/5 gradi la media stagionale, in Italia si registrarono il 14,5% di decessi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Torna la malaria. Va poi aggiunto il pericolo rappresentato dal ritorno di malattie che si ritenevano debellate e dall’arrivo di altre che in precedenza il nostro clima relativamente fresco teneva lontane. Il primo caso è quello della malaria. Nel 1970, l’Europa venne dichiarata dall’Oms area libera dalla malaria. Negli ultimi anni si è registrata una recrudescenza di casi autoctoni, per ora sporadici, concentrati in aree che fino a pochi decenni fa erano altamente malariche. Questo ha fatto ipotizzare che una stabilizzazione degli aumenti di temperatura potrebbe determinare anche nel nostro Paese una ripresa endemica della malaria.
Nuove malattie. Per quanto riguarda le nuove patologie, sta invece rapidamente crescendo il numero di casi italiani di leishmaniosi viscerale umana, infezione trasmessa da piccolissimi insetti che per effetto dei mutamenti climatici prolungano i periodi di attività e colonizzano territori finora immuni. Fino al 1990 si registravano meno di 50 casi all’anno, dal 2000 i casi annuali sono più di 150.
Anche il bestiame in pericolo. Anche nel campo delle patologie animali, i mutamenti climatici stanno importando in Italia malattie tipicamente africane: come la "lingua blu", infezione virale che colpisce tutti i ruminanti, presente dal 2000 in Sardegna, nel Lazio, in Toscana, in Basilicata, in Sicilia, in Calabria.
Alluvioni e siccità. Negli ultimi sessant’anni l’Italia è stata colpita da sei grandi alluvioni autunnali: ben quattro concentrate negli ultimi quindici anni. Sei sono stati anche i periodi di grave siccità (meno di 360 mm di precipitazione media annua), quattro dei quali posteriori al 1990 (1993, 2000, 2001, 2003). L’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi è proprio una delle principali conseguenze attese dai mutamenti climatici.
Desertificazione. In Italia sta arrivando il deserto. Si stima che negli ultimi vent’anni siano triplicati i fenomeni di inaridimento del suolo, legati alla cementificazione e all’eccessivo sfruttamento agricolo del suolo, al dissesto idrogeologico ma anche ai cambiamenti del clima: oggi oltre 10 milioni di ettari, pari a un terzo del territorio nazionale, sono a rischio desertificazione. Le regioni più colpite sono la Sardegna, la Sicilia e la Puglia, dove oltre l’80% del territorio è interessato dal problema, ma la desertificazione non risparmia nemmeno le regioni del centro-nord: in Emilia Romagna quasi 700 mila ettari sono in pericolo (31% del totale), in Piemonte 500 mila (19 per cento).
Pesci tropicali. Ormai il 20% delle specie di pesci presenti nel Mediterraneo è "importata". Con il riscaldamento delle acque, sono arrivate diverse nuove specie dal Mar Rosso, come il Pesce flauto e il Siganus luridus. Altre specie immigrate sono i barracuda Sphyraena chrisotaenia e Sphyraena flavicauda, vari tipi di ricciola, il granchio Percnon gippesi. Un altro fenomeno in crescita è il rapido spostamento verso nord degli areali di diffusione di specie indigene: per esempio l’Aguglia imperiale è sconfinata dai suoi mari tradizionali (Ionio, basso e medio Tirreno) fino al Mar Ligure. |
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