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di pica da commentare:
...(CONTINUA)IL SEICENTO: IL PALIO IN PIAZZA
 Masgalano in argento cesellato e sbalzato, vinto dalla contrada della Tartuca, raffigurante il ratto d'Europa (sec. XVI). Siena, contrada della Tartuca
Dal 1685 le Contrade furono obbligate a correre il Palio anche se avevano avuto un cattivo cavallo.La partecipazione alla festa divenne un onore e un obbligo civico. Anche le Contrade proseguirono il loro processo di formazione. Da una parte cominciarono a darsi capitoli statutari, ossia vere costituzioni scritte, dall'altra si differenziarono nettamente dalle compagnie laicali con le quali erano vissute agli inizi in una simbiosi che si era rivelata scomoda.Ad esempio i confratelli e le consorelle della compagnia laicale di Santa Caterina in Fontebranda, che aveva scopi devoti e di servizio sociale nel rione, erano anche membri della Contrada dell'Oca, il cui capo eletto, il Governatore, assumeva il titolo di Priore della Compagnia, i cui capitoli erano quelli della Contrada. Nel 1600 l'Oca si divise bruscamente e nettamente dalla Compagnia che restò nell'ambito dei Domenicani. Contrasti con loro sulla custodia di reliquie e reliquario di Santa Caterina (la "sacra testa") sfociarono nel tentativo degli ocaioli di impadronirsi del reliquario a furor di popolo durante una processione per le feste cateriniane di maggio del 1609. Ugualmente scoppiò una lite tra la Contrada della Torre e i frati di San Martino. Le ragioni del contendere furono l'ampliamento, l'uso e la manutenzione della chiesa di San Giacomo. Alla fine la Contrada si fece autorizzare dal Comune a cavar rena ed eseguì in proprio i lavori di ampliamento. Nei primi Palii alla tonda non mancarono drammi e contestazioni. Il Principe Mattias dei Medici, grande appassionato di cavalli, fu fautore del Palio e occasionalmente giudice della vincita, non senza qualche clamoroso errore di giudizio. Nel 1664 in un Palio assai "garoso" era partita prima la Lupa con il fantino Bacchino, che al terzo giro cadde; il cavallo proseguì scosso e vinse. Ma, come scrisse un cronista "la Civetta nella quale vi correva Mone essendo arrivata seconda ebbe il Palio per aver così deciso l'imbecille Principe Mattias". Il cronista continua spiegando l'insulto "giacchè con buon senso, vince il cavallo e non il fantino". L'aneddoto è apocrifo, ma la diatriba no. Alla fine, la regola del buon senso avrebbe preso piede definitivamente, dopo tre secoli di controversie. Da allora a vincere il Palio sarebbe stato il cavallo, con o senza il fantino in groppa. E il barbero che vince "scosso" sarebbe rimasto per i senesi il segno più bello del favore del fato e della gioia.(FINE) |
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