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di ecce_ da commentare:
Moretti: "Ecce Bombo non doveva far ridere" di PAOLO DAGOSTINI
"Mi avevano raccontato di uno straccivendolo che andava in giro urlando così. Avevo un orribile titolo alternativo: Sono stanco delle uova al tegamino". Ecco perché Ecce Bombo: "Solamente un suono. Ma posso ripartire da prima?".
Prego, Moretti. "Dopo i primi tre corti avevo scritto la mia prima sceneggiatura, Militanza militanza.... Mi accorsi però che non solo era difficile farmela produrre ma anche solamente farla leggere. Dopo un po di sale dattesa capii che, anziché lamentarmi, avrei dovuto continuare a fare da solo. Ancora in superotto. Lasciai perdere questa storia di un gruppo della sinistra extraparlamentare che si avviava a diventare partitino. E scrissi un canovaccio, più semplice da realizzare in superotto, che era Io sono un autarchico. Alla fine del 76 esce al Filmstudio a Roma, diventa un caso e cominciano ad arrivarmi delle proposte. Avevo, già pronto, il solito Militanza militanza... A febbraio nasce il "movimento del 77" e io mi rendo conto che la mia sceneggiatura ha perso di attualità, perché il nuovo movimento è completamente diverso dalle vecchie organizzazioni di estrema sinistra. Scrivo allora tre soggettini: uno si chiamava Piccolo gruppo, sullautocoscienza maschile, un altro Delirio dagosto, sul mio personaggio e i suoi rapporti con la famiglia, le ragazze. Il terzo era una storia damore ambientata nelluniversità. Ecce Bombo nacque dalla fusione dei primi due. Ho girato il film a settembre-ottobre 77, non immaginando il successo che avrebbe avuto, né che stavo costruendo un personaggio che sarebbe poi tornato tante volte: Michele Apicella. Ero convinto di aver fatto un film doloroso, che raccontava una porzione di realtà molto circoscritta e poco rappresentativa della condizione giovanile italiana. Tutto mi aspettavo fuorché lidentificazione che poi cè stata, anche da parte di persone lontanissime".
Pensava di aver fatto un film drammatico e per pochissimi: fu subito percepito come un film comico e come specchio di una generazione intera, o quasi. "Questa è la fortuna del cinema. E poi sarebbe ridicolo se il regista pretendesse di fare il censore, il controllore o il vigilante delle reazioni del pubblico. Dal momento in cui un film è proiettato su uno schermo il pubblico lo vede come vuole. Rivedendolo mi è saltata addosso la consapevolezza che quei personaggi oggi potrebbero essere miei figli: il mio, quelli di Fabio Traversa o di Paolo Zaccagnini. La stessa compagnia di amici di Io sono un autarchico".
Come già in Io sono un autarchico e nei film successivi qui cè anche suo padre che era professore universitario di epigrafia greca. "Mio padre aveva molto talento come attore. Cera però un patto tra noi: non dovevo dare sue foto alla stampa, non dovevo metterlo nei titoli e neppure nei trailer. Ad ogni consiglio di facoltà i suoi colleghi lo prendevano in giro. Ma sono convinto che fosse invidia".
È vero o no che voleva sentirsi ed essere identificato come discendente di Fellini e fratello di Bellocchio? "Non mi aspettavo niente, e non mi proponevo di imitare o di essere erede di nessuno. (Tra laltro angosciandomi molto durante le riprese, e non ho mai saputo cosa rispondere a tutti quelli che mi dicevano: "Una cosa si vede chiaramente: che vi siete divertiti un mondo!". No, per niente, nessuna allegria, nessuna felicità)".
Insomma come si trova a rivedersi? Non arrossisce per la presunzione o lingenuità di quel Moretti? "Io ho verso il film le stesse reazioni che avevo un anno dopo averlo fatto. Quello che mi emozionava mi emoziona oggi. Casomai ci vedo qualcosa in più. Laver colto cose che mi apparivano ovvie, come lemergere delle radio e delle tv "libere" (si diceva così, non sapevamo che sarebbero diventate tuttaltra cosa). E mi viene in mente unaltra cosa, che non centra col film: 30 anni fa cera unopinione pubblica che reagiva e si scandalizzava, oggi non esiste più. Si digerisce tutto e le due frasi più ricorrenti sono: "La coerenza è la virtù degli imbecilli", stupida e prepotente. E laltra: "Io non voglio dare giudizi". E perché? Te lo ha vietato il dottore?".
Non è tipo da aver fatto unindagine di mercato: perché far riuscire Ecce Bombo a quasi trentanni di distanza? Che cosa le fa credere che oggi possa incontrare un pubblico. E quale? "Penso che possa raccontare quel periodo e anche qualcosa di come siamo ancora: i rapporti tra le persone, quelli familiari, il velleitarismo.... Tra parentesi: io i film sugli anni 70 li ho fatti negli anni 70, come sugli anni 80 negli anni 80, e non dopo, quando sarebbe stato più facile. E poi non è che voglio "occupare il mercato", ce ne stiamo tranquilli al Nuovo Sacher e in una ventina di altre sale".
Ogni iniziativa presa nella sua sala è sempre baciata dalla fortuna... "Forse non è solo fortuna. E approfitto per ricordare che la sera, dopo lultimo spettacolo al Nuovo Sacher, reciterò il monologo Caro diario, dai quaderni che scrivevo durante la lavorazione di quel film".
Ecce Bombo uscì a pochi giorni dal sequestro Moro. "L8 marzo 78. La settimana dopo i brigatisti uccisero cinque uomini della scorta e sequestrarono Moro. È un clima che ricordo ancora molto bene".
È più difficile oggi cominciare di quando ha cominciato lei? "No. Oggi come ieri bisogna essere determinati, non bisogna fare del vittimismo, bisogna crederci al punto di chiudersi ogni altra via duscita o soluzione di riserva. Almeno: io ho fatto così". |
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