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di pica da commentare:
...(continua)IL SETTECENTO: IL BANDO DI VIOLANTE E LE REGOLE DEL PALIO MODERNO
 Un ritratto idealizzato di Violante di Baviera. Busto in alabastro (sec XIX). Siena, coll. privata
Un altro bando di questi anni sarebbe rimasto come pietra miliare nella storia del Palio. E' il bando sui nuovi confini delle Contrade promulgato nel 1729 da Beatrice Violante di Baviera, Govenatrice di Siena, per porre fine alle continue controversie tra Contrade aventi per oggetto non solo i confini tra di esse ma anche il loro numero ed entità demografica. Nella seconda metà del secolo precedente erano scomparse sei di quelle Contrade che avevano avuto una vita effimera e irregolare, quasi da "società delle feste", occasionalmente partecipando a spettacoli e pubblici giochi in Siena. La leggenda di una loro soppressione per aver insultato i giudici, che riscosse qualche credito nella tradizione orale e presso qualche erudito, è quantomai improbabile. Così con tutta probabilità incorporate da più attive e organizzate vicine - rivali, Leone, Gallo, Quercia, Orso e Spadaforte uscirono di scena per morte naturale. I loro cavalieri sfilano ancor oggi nel corteo storico, con la celata abbassata, a portare una nota al tempo stesso carnevalesca e sinistra alla rievocazione splendida della Siena che fu, quasi un "memento mori" come quelli che venivano continuamente sussurrati all'orecchio degli eroi negli antichi trionfi romani. Per poco la stessa sorte non toccò all'Aquila, la quale dopo aver vinto le bufalate del 1610 e del 1622 era rimasta a lungo assente dai pubblici spettacoli senesi. Quando nel 1718 l'Aquila volle nuovamente partecipare alle feste d'agosto, incontrò la decisa opposizione delle contrade confinanti, Onda, Tartuca, Pantera e Selva, che accampavano diritti su territorio e popolazione di una Contrada da tanto tempo dormiente.La controversia fu portata davanti alla Biccherna e il suo potrarsi attirò l'attenzione della decisa e tenace governatrice di Siena. Il suo "bando", tenuto presente anche un criterio di equilibrio demografico, fissò numero e confini delle 17 Contrade di Siena, "tolta la facoltà di ritrovarne o di assumerne delle nuove". A oltre due secoli e mezzo di distanza, il Bando di Violante fa ancora legge a Siena almeno per il territorio che copre, quello della città murata di allora. Forti di questa divisione definitiva le Contrade del Settecento proseguirono la loro crescita. Tutte si dotarono di capitoli, ossia costituzioni, che ne regolarono la vita associata. Acquisirono in comodato, in uso perpetuo o in proprietà sedi e oratori, approfittando anche della soppressione leopoldina delle compagnie laicali decretata tra il 1770 e il 1780. Su Siena Pietro Leopoldo lasciò, scritte di suo pugno, una serie di osservazioni sobrie, illuminate e acute: "la città di Siena è divisa in molte Contrade, ognuna delle quali ha un suo Capitano, le sue insegne e la sua Cappella, che è di rado uffiziata, ma servono per dirvi il rosario la sera e per fare le deliberazioni per la corsa del Palio. Questi anticamente erano i luoghi ove si adunavano e sotto le cui insegne andavano alla guerra e per quanto non ne sussistano più le ragioni, pure sono attaccatissimi i Senesi a quelle chiesine di privativa loro, che sono piuttosto sale di adunanza per le deliberazioni della corsa del Palio." Come notava il Granduca, sacro e profano si univano in una sorta di "surrogato del culto della patria indipendenza" (così lo definisce Roberto Barzanti, un altro notabile storico del Palio). Ma bisogna subito aggiungere che le riunioni in tali luoghi sacri non furono improntate da una supina devozione, prova tra le molte ne è il rescritto col quale l'autorità ecclesiastica concedeva l'uso della Chiesa della Giraffa raccomandando che "sopra tutto, in caso di adunate, non seguino in detta Cappella tumulti o altro che alla giornata suol succedere in tali occasioni". Quasi in risposta, in molte Contrade invalse l'uso di coprire le sacre immagini durante le riunioni in Chiesa "perchè non vedessero e non sentissero" quanto aveva luogo nelle tumultuose adunate indette al suono della campana, nelle quali come oggi si cercava il bene comune e si mandavano a partito le proposte votandole a palle bianche e nere come in antico. Questa partecipata forma di governo popolare e laico della quale le Contrade hanno sempre menato vanto, non impediva alla città di rendere solenni onori ad alti prelati o teste coronate in visita a Siena con "ferie repentine" cortei, luminarie, fiaccolate e soprattutto con un Palio straordinario. Per l'ingresso di Violante di Baviera si fecero splendide feste nel 1717. Ce ne resta un Veridico Ragguaglio, illustrato e chiosato di recente da Ranuccio Bianchi Bandinelli, che resta una fonte primaria per conoscere la storia del Palio. Nel 1739 , quando Francesco II passò per Siena, si corse un Palio straordinario, e un altro gli fu dedicato quando nel 1745 salì al trono imperiale. In quell'occasione il premio fu eccezionalmente portato a sessanta talleri. Per Pietro Leopoldo si corse il 13 maggio 1767 con una coreografia particolarmente sorvegliata e ricercata. Entrarono insieme "le Contrade in Piazza a l'uso militare con sua picca in mano, cappelli bordati e sottovesti di vari colori secondo l'insegna della Contrada". Le allegorie dei carri erano invece inedite "ne veniva un bellissimo carro con la munificenza, la felicità, la miseria, Siena festeggiante e i due fiumi...". Una regia sempre più attenta mandava in Piazza, insieme ai carri storici e classici, le nuove allegorie care all'illuminismo e alle sue branche che in pubblico e in privato si sapevano care al sovrano e alla sua visione del mondo: i carri divennero segno del suo tempo. Nel Palio del 1786 dopo il Tempio della Felicità (vi prendevano posto con infelice scelta le Contrade che non correvano) si videro in Piazza le personificazioni di Religione, Scienza, Agricoltura e Giustizia. Scritte allusive si riferivano al Granducato e alle sue città: Siena l'antica, Firenze la bella, Livorno la potente, Pisa la florida. Nel 1792 filarono in Piazza la Pubblica Felicità tra pastori e pastorelle e soprattutto il commercio risollevato da Pietro Leopoldo, figura allegorica ardua da significare mimicamente senza cadere in effetti indesiderati di involontaria comicità...(continua) |
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