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Messaggio di pica da commentare:
...(continua)L'OTTOCENTO DAL RISORCIMENTO ALLE SOCIETA'DI MUTUO SOCCORSO

Bozzetto del 1853 per le monture "alla piemontese"
della Giraffa. Siena, Archivio Storico del Comune
Il Risorgimento liquidò anche definitivamente la pretesa di accostare i fantini agli eroi di Olimpia. Ai Senesi i fantini erano ben altrimenti conosciuti. Se il Settecento fu il secolo dei feroci combattimenti tra i fantini, l'Ottocento fu quello dei loro più efferati e clamorosi tradimenti.
Campione ne fu Francesco Santini, il Gobbo Saragiolo, che cambiò bandiera per trent'anni. Corse per 15 Contrade. Tutte le blandì, tutte le disprezzò, tutte le tradì. Vinse ben quindici volte per sette Contrade diverse. Quando nel 1855 con uno dei cavalli favoriti andò dritto a S. Martino con dolo, a chi gliene chiese ragione sbottò "ma che dovevo vincere per voialtri miserioni che mi davi 140 monete, quando ne ho guadagnate 170?".
Come Giuda, notò qualcuno, aveva tradito per 30 denari.Talvolta, mancando allora le chiusure di S. Martino e del Casato, i fantini fedigrafi uscirono di Piazza di gran carriera e galopparono fin fuori le mura.
Lo fece Baicche nel 1877 e ancora nel 1885. Così Ansanello che nel 1896 a notte fonda andò a suonare la campanella dei frati dell'Osservanza ancora vestito del giubbetto della Torre. "C'è un omo che vuol dormire qua. Pare un cannello di ceralacca" riferì stupito il padre guardiano al superiore.
I cavalli di questo secolo erano ancora gli anonimi barberi dei tempi precedenti, ma con una novità: nella tratta dell'agosto 1837 furono ammesse le cavalle e scartati i maschi interi a scanso di "antiestetici inconvenienti". Si instaurava un costume che sarebbe durato fino ad oggi.
Nel regolamento del 1852, a firma del Gonfaloniere Angelo Piccolomini, si proibisce di somministrare ai cavalli sostanze spiritose, sotto responsabilità dei Capitani. La leggenda del beverone, metà pozione magica e metà ricostituente cerusico, pietra filosofale delle stalle di contrada, sarebbe durata a lungo, con la sua promessa di istantanee metamorfosi di un brocco in un Pegaso.
Appare dopo la metà del secolo il primo eroe tra i cavalli. E' lo Stornino di Belforte, che si segnalò per intelligenza e attaccamento al Palio. Infatti si narrava che sentisse l'avvicinarsi della festa e cambiasse personalità divenendo anche lui, da tranquillo cavallo di un curato di campagna, un barbero degno dei focosi corsieri che giostravano nelle antiche Carriere. Vinse 18 Palii, l'ultimo dei quali nel 1877, a ventuno anni suonati. Alla sua morte l'Accademia dei Fisiocritici lo acquistò per imbalsamarlo.
Concluso il Risorgimento a Siena le Contrade mostrarono tutta la loro vitalità. Ancora una volta, di fronte ai rivolgimenti della grande storia, agli enigmi e alle incertezze dei tempi nuovi, i contradaioli si associarono e riassociarono stringendosi intorno alle loro tradizioni.
Fu all'interno delle Contrade che a Siena si sviluppò l'associazionismo di fine secolo, che produsse una miriade di società i cui membri raramente superarono il numero di cinquanta. Alcune di esse furono diretta filiazione delle Contrade, altre ebbero base rionale o occupazionale. Nei primi anni la finalità precipua di tali società fu il mutuo soccorso: si forniva assistenza per infortuni, vedovanze, invalidità e vecchiaia. Tali gli scopi del Ventaglio della Torre, o della Romolo e Remo fondata nella Lupa attorno al 1870, della quale Garibaldi fu presidente onorario. Altre inclusero l'istruzione popolare el l'alfabetizzazione tra i loro scopi. Tra di esse fu la Società di Mutuo Soccorso istruzione ed educazione della Stella dell'Onda. Altre società promossero conferenze e dibattiti: nel 1893 al Giardino, società sorta nel rione del Bruco, si tenne una serie di dibattiti sull'emancipazione femminile.
Il rinnovato ruolo delle Contrade nella vita della città si mostrò in occasione di un progetto di legge che voleva sopprimere l'Università di Siena, uno degli Atenei più antichi d'Europa, nel quadro di un generale riordino delle Università del Regno.
Nel gennaio 1893 i rappresentanti delle Contrade indissero un comizio e una manifestazione, affissero manifesti. Protestarono anche individualmente con la consueta vivacità: la Torre telegrafò a Giolitti, L'oca a Crispi, il Nicchio al Re d'Italia.
Il progetto "indegno di un governo cui è commessa la tutela delle liberali franchigie" fu alla fine accantonato per sempre.
L'anno seguente i diciassette Priori delle Contrade fondarono il Magistrato delle Contrade, un organismo di direzione, discussione e coordinamento di tutte le questioni di comune interesse per le Contrade. Nel 1895 il Magistrato iniziava la sua attività, regolata da uno statuto che prevede attualmente l'elezione annuale di un Rettore e di una Deputazione di quattro membri che lo coadiuva.
Nel 1878, dopo un secolo di cambiamenti e esperimenti sulla coreografia del corteo storico, che aveva portato in Piazza costumi di varie fogge e diverse epoche, furono rinnovate le monture di Piazza, prendendo a modello di riferimento e ispirazione i costumi del Trecento senese. I bozzetti che furono presentati dalle Contrade e approvati dal Comune, vennero realizzati dalle Contrade stesse.
In questi anni, concluso il processo del Risorgimento, Casa Savoia aveva iniziato una cosciente politica verso le feste e le tradizioni d'Italia. I reali compirono il Gran Tour del loro nuovo regno, incoraggiarono più di un revival di antiche feste dimenticate. Anche in Italia come in Europa ci fu la reinvenzione della tradizione. Legnano, Pontida, Barletta e "del comun la rustica virtù" furono trattate come antecedenti del nuovo stato e della sua auspicata nuova coscienza monarchica e nazional-popolare. Lo stesso, come mostrano gli studi di george Mosse o di E.J. Hobsbawm, sarebbe accaduto in tutta Europa tra il 1870 e la prima guerra mondiale.
Umberto I e Margherita di Savoia vennero e tornarono a Siena, e dopo la visita del 1887 sparsero nell'araldica contradaiola quelle trouvailles sabaude che vi si vedono ancora: rose di cipro, nodi e margherite, iniziali e collari dell'Annunziata.
La città più che al re si affezionò a Margherita, che ne divenne l'ennesima protettrice; le dedicò una variante del medievale panpepato, il panforte margherita, la invocò in sguaiati ma in fondo affettuosi stornelli popolari, inviò i suoi bimbi più belli a offrirle mazzi di margherite e impasticcate poesiole; le fiere popolane di Fontebranda le offrirono di darle del tu; le vennero offerte le chiavi della casa di Santa Caterina.
Siena celebrò a suo modo l'unità d'Italia e rispose alla politica festiva dei Savoia: nell'ultimo decennio del secolo si corsero 28 Palii.(FINE)

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COMMENTI:


Autore: pica
( giovedì 19 febbraio 2004, ore 17:46
)

è vero e pensa che i senesi sono ancora affezionati al re, nel senso che per esempio hanno mantenuto nelle insegne di contrada simboli reali . Il nostro re veniva spesso a siena per il palio




Autore: jack75
( giovedì 19 febbraio 2004, ore 16:24
)

Uno dei pochi casi nella storia d'Italia in cui un membro dei Savoia si fece benvolere!




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