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di ecce_ da commentare:
Anno 2050, anche lIndia sorpassa gli Usa il gigante spinto dal boom demografico DAL NOSTRO INVIATO FEDERICO RAMPINI
DAVOS - Il sorpasso della Cina sugli Stati Uniti è fissato tra soli 28 anni, nel 2035. Poi nel 2050 sarà lIndia a superare leconomia americana agganciando quella cinese. A quel punto la gara tra i due giganti asiatici potrà dare un esito sorprendente. Per non aver saputo controllare il boom delle nascite, è lIndia ad avere una marcia in più: la forza lavoro più giovane del mondo. Lo scenario elaborato dalla banca Goldman Sachs domina lattenzione del World Economic Forum. "Shifting Power", lo spostamento del potere, è il titolo di questa edizione del summit di Davos. I leader del capitalismo globale riuniti in Svizzera concordano sulla direzione di marcia: lo spostamento del potere è dagli Stati Uniti verso Cindia. Le dinamiche della competitività e la forza della demografia giocano in favore dellAsia. Il declino americano - secondo gli studiosi di storia imperiale Paul Kennedy e Nial Ferguson - sarà accelerato dai costi di una presenza politico-militare troppo dilatata. Ma se quasi nessuno mette in dubbio il crepuscolo dellOccidente, si profila allorizzonte una nuova sfida per il primato mondiale, tra Cina e India. A breve termine i numeri promuovono Pechino: crescita del Pil, produttività, esportazioni, attrazione degli investimenti esteri.
Ma in pochi decenni lequazione può essere sovvertita dalla demografia. Il successo della Repubblica popolare nel controllare le nascite - con la politica del figlio unico - ha un costo inevitabile. "Per il rapido invecchiamento della sua popolazione - rivela il rapporto Goldman Sachs - la Cina già oggi assomiglia ai paesi ricchi nella sua struttura generazionale. In meno di 20 anni la popolazione cinese sarà più vecchia di quella americana". A Davos Min Zhu, vicepresidente della Bank of China, spiega che la Cina oggi risparmia il 50% del suo Prodotto interno lordo e accumula 1.000 miliardi di dollari di riserve valutarie proprio perché è obbligata a preparare lo choc economico dellinvecchiamento. Nei prossimi ventanni la popolazione cinese sarà cresciuta di altri 150 milioni, raggiungendo il miliardo e mezzo, ma lincremento sarà concentrato nelle generazioni anziane.
LIndia avrà 300 milioni di abitanti in più, arrivando anche lei a quota 1,5 miliardi, ma laumento sarà quasi tutto di giovani. Quando la Cina dovrà consacrare risorse crescenti al sistema previdenziale, la forza lavoro indiana sarà ancora nel fiore della giovinezza.
"Oggi lIndia ha 200 milioni di giovani fra i 15 e i 24 anni di età, cioè più dellintera popolazione del Brasile - dice il demografo delluniversità di Harvard David Bloom - e il 70% dei suoi abitanti hanno meno di 35 anni". "Siamo esattamente complementari ai vostri paesi ricchi - commenta il presidente della Confindustria indiana Seshasayee - perché abbiamo la risorsa che a voi mancherà di più: una sovrabbondanza di giovani competitivi, motivati, entusiasti e pieni di fiducia nel futuro".
Per mezzo secolo lIndia avrà il vantaggio di essere il colosso più giovane del pianeta. Naturalmente questa risorsa comporta anche responsabilità e rischi. Samuel Huntington, il teorico del "conflitto di civiltà", ha osservato che le società con una elevata proporzione di giovani sono più facilmente soggette a conflitti sociali violenti. "La chiave - dice il presidente della Confindustria indiana - è se riusciremo a offrire unistruzione adeguata a tutti. La fama mondiale dei nostri Politecnici non deve illudere: le università deccellenza in India formano una élite straordinaria ma è una minoranza. Linsieme del nostro sistema scolastico non è a quei livelli, tuttaltro. Gran parte delle scuole pubbliche sono mediocri, e solo il 10% dei ragazzi arrivano alla media superiore".
Il modello di sviluppo cinese fondato sullindustria è più efficace quando si tratta di assorbire sul mercato del lavoro i 20 milioni di contadini che ogni anno emigrano nelle città. La punta avanzata della competitività indiana è nei servizi, in particolare il settore del software informatico: un settore modernissimo, ma che non può da solo risolvere il problema delloccupazione per un paese di queste dimensioni. Il settore dei servizi impiega 107 milioni di persone, la manodopera indiana supera abbondantemente il mezzo miliardo. Ingegneri e programmatori nellinformation technology sono appena lo 0,1% della forza lavoro. "Anche se continuerà il flusso di delocalizzazioni dal resto del mondo verso linformatica indiana - prevede la Goldman Sachs - al massimo creerà cinque milioni di posti in un decennio".
La sfida indiana richiede altri sforzi: investimenti nellistruzione, nelle infrastrutture, una liberalizzazione più spinta per attirare investimenti esteri, flessibilità del mercato del lavoro e riduzione dei lacci burocratici. Per sorpassare la Cina, lIndia dovrà assomigliarle un po di più: nella modernità di autostrade e aeroporti, nello sviluppo manifatturiero, nellapertura ai mercati globali. Montek Ahluwalia, presidente della commissione Pianificazione di New Delhi, ammette che anche nella politica delle nascite gli càpita di invidiare un po la Cina: "Non dico che vorrei la regola del figlio unico, ma non mi dispiacerebbe avere una media di due figli per coppia.
Il fatto è che noi, a differenza della Cina, queste scelte non possiamo imporle alle famiglie. Sono i limiti della democrazia. La riduzione della natalità da noi avviene lentamente, con levoluzione del costume, lurbanizzazione, listruzione delle donne". I demografi e gli economisti lo rassicurano: in questo caso la democrazia ha regalato allIndia un vantaggio competitivo sul suo grande vicino. |
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COMMENTI:
Autore:
ecce_
( venerdì 26 gennaio 2007, ore 09:12
)
prrrrr!!
Autore:
AFInside81
( venerdì 26 gennaio 2007, ore 08:55
)
MACHICASPITASENEFREGA?!?!?!?!?!?!?!?
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